Ci sono calciatori che in meno di 20 anni di carriera hanno avuto la fortuna o la sfortuna – dipende dai punti di vista – di conoscere gioie e dolori del pallone. Vivere il calcio a 360 gradi, per alcuni un privilegio per altri una maledizione, non è da tutti né per tutti: sono pochi i calciatori capaci di non esaltarsi quando le cose vanno bene e di non deprimersi quando le cose vanno male. Toccare il cielo con un dito e attraversare il baratro su di una corda sospesa restando sempre se stessi, professionalmente parlando, è una prova non semplice da superare. Tra quelli che l’hanno superata c’è Fabrizio Miccoli. Il Romario del Salento ha vissuto esplosioni di emozioni contrastanti che non lo hanno mai abbattuto ma, anzi, lo hanno trasformato in un “eroe incompleto”, ossia un fenomeno con la palla tra i piedi che non è mai riuscito a esplodere definitivamente. Il Re di Palermo, dal 2007 al 2013, prima di salire sul trono a suon di goal era un umile gregario, una comparsa nella Juventus di Marcello Lippi con cui ha vinto una Supercoppa italiana. Sfumature di colore diverse per un campione amato, amatissimo dai tifosi rosanero e meno amato dai tifosi bianconeri. Dovunque ha giocato, Miccoli non è mai stato sé stesso, nel senso che ogni volta è stato un calciatore diverso: nelle giovanili del Milan era il talento più cristallino – 28 le sue reti in un solo campionato Giovanissimi – nel Perugia un bomber a mezzo servizio sempre pronto a litigare con l’indimenticabile Gaucci e nel Benfica un attaccante maturo e benvoluto. E potremo così continuare a parlarvi del “Miccoli trasformista” che ha conosciuto il colore azzurro della Nazionale ma anche il nero della panchina juventina, la soddisfazione di essere capocannoniere di Coppa Italia e anche la malinconia dell’anonimato (chiamiamola così) giocando per lo sconosciuto Birkirkara.

Tutto e il contrario di tutto

Fonte: Brokerx – Pixabay

Il Romario del Salento durante la sua lunga carriera è stato tutto e il contrario di tutto. Da rincalzo dei titolarissimi Del Piero e Trezeguet a miglior marcatore di tutti i tempi con la maglia del Palermo: con Miccoli le mezze misure non sono mai esistite. Vivere sull’ottovolante, affrontando continui saliscendi, è stata la caratteristica principale di questo rapidissimo attaccante che ha conosciuto l’inferno calcistico ma anche il paradiso calcistico, che è stato un idolo al Palermo ma anche un “desaparecido” alla Juventus, che è stato infine un bomber decisivo ma poco vincente. La sua storia è la storia di un atleta dal talento cristallino che se potesse ancora oggi scendere in campo farebbe la differenza e soprattutto sarebbe protagonista in positivo della variazione quote della sua squadra che in un battibaleno da sfavorita diventerebbe la prima tra le favorite. Forse non per la vittoria finale di un ipotetico scudetto ma almeno per la conquista del 3 punti, quello sì. Perché in fondo il tempo passa ma la classe non passa, quella classe che Miccoli ha fatto vedere in 1 anno di Fiorentina e soprattutto in 7 anni di Palermo con Amauri e Cavani. Che trio ragazzi! Poi è stata la volta di Lecce, squadra con cui prima o poi doveva per forza giocare visto che il Romario del Salento è nato a Nardò. Nonostante la determinatezza, da capitano non è riuscito a portare la squadra giallorossa dalla Serie C alla Serie B, torneo dove oggi il Lecce è assoluto protagonista. Quel play-off perso con il Frosinone ha segnato Miccoli tanto quanto le panchine alla Juventus e i colpi di testa fuori dal campo. Eh sì, perché Fabrizio è stato tutto e il contrario di tutto non solo in campo ma anche fuori dal campo.

Alcuni suoi colpi di testa

I compagni che hanno avuto modo di frequentare Miccoli fuori dal campo hanno detto di lui che, nonostante il carattere forte, è sempre stato un buono. Purtroppo questa è solo una faccia della medaglia perché Miccoli ha fatto parlare di sé spesso anche in negativo. Dagli orecchini di Maradona comprati all’asta e indossati come troppa fierezza, alla passione sopra le righe per il wrestling: Fabrizio alcune cose se le sarebbe potute risparmiare. Come poteva risparmiarsi certe sue amicizie che lo hanno portato più sulla cattiva strada che altro. Eppure, al di là di questi e di altri errori, parliamo pur sempre di un ragazzo che nel suo essere “uno, nessuno, centomila calciatori diversi” è sempre stato sé stesso nel bene e nel male. Sul campo da gioco e fuori dal campo da gioco, Miccoli era e probabilmente è ancora oggi inferno e paradiso assieme, come lo è stato quando stupiva per la facilità con cui se la prendeva con Gaucci e allo stesso tempo per la rapidità con cui seminava gli avversari.

I punti di forza del calciatore Miccoli

Foto di James RIess da Pixabay

Dopo questa piccola parentesi dedicata all’uomo Miccoli, vorremmo concludere ricordando le caratteristiche del calciatore Miccoli. Quest’attaccante si è sempre distinto per l’ubriacante dribbling nello stretto, per la rapidità da contropiedista nato, per la facilità con cui riusciva a smarcarsi e, non da ultimo, per il tiro potente. Abituato a giocare prevalentemente da seconda punta, Fabrizio ha sempre amato svariare e fornire assist per i compagni. In carriera ne ha forniti di impressionati come quello no look per Amauri per il 2 a 0 del Palermo sulla Fiorentina nel 2008. Per quanto riguarda invece i goal segnati, siamo a 220 in 615 gare disputate. Probabilmente avrebbe potuto realizzarne di più se avesse giocato con più continuità con la Juventus, ma ovviamente siamo nel campo delle ipotesi. Non è un’ipotesi, bensì una tesi dimostrata, quella per cui il calciatore Miccoli in meno di 20 anni di carriera ha conosciuto gioie e dolori del pallone. Nel suo caso, aver alternato momenti belli ad altri meno belli sarà stato un privilegio oppure una maledizione? Questa domanda, se potessimo, la rivolgeremmo direttamente al calciatore Miccoli e non all’uomo Miccoli, che in alcuni momenti della vita ha esagerato e ha pagato per i suoi errori.

 

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Redazione
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