Da Alberto Pratesi riceviamo e pubblichiamo alcune riflessioni sulla situazione dell’Ilva di Taranto, mentre va avanti il conto alla rovescia per il termine perentorio fissato dal Tar di Lecce per lo spegnimento dell’area a caldo dell’impianto siderurgico di Taranto.
Gentile Dr.Paparella,
Le scrivo per sottolineare che la recente sentenza del TAR di Lecce che ha respinto le impugnazioni di ArcelorMittal Italia e Ilva in a.s. della ordinanza del Sindaco di Taranto che impone la chiusura degli impianti inquinanti ha di fatto sgomberato il terreno da quell’incertezza che derivava dalle clausole sospensive che sono inserite nel contratto stipulato tra ArcelorMittal Italia e Invitalia.
Infatti detta sentenza va nella direzione opposta alla decadenza delle dette clausole sospensive e quandanche la preannunciata impugnazione in Consiglio di Stato venisse accolta, cosa questa tutta da verificare, comunque dati i tempi di giustizia risulterebbe estremamente improbabile che nel maggio 2022 si realizzassero le condizioni per l’effettuazione dell’acquisto di Ilva in a.s. da parte di AM InvestCo.
Di fatto quindi non si è più in una terra di mezzo, si é tornati al punto di partenza.
Ma del resto c’era da aspettarselo, visto che una trattativa durata un anno ha prodotto niente di più che uno strattagemma per prendere tempo, sebbene sia stato strombazzato come un risultato epocale. Questo è daltronde aspetto ricorrente, basta vedere l’andamento delle vaccinazioni covid in Italia che sono gestite dalla stessa mano: prima si dichiarava un obiettivo di 6 milioni di vaccinati entro fine marzo, poi addirittura 7 milioni, senza considerare che da oggi al 31 marzo mancano 45 giorni e nei passati 45 giorni decorsi dall’inizio della
campagna di vaccinazioni sono state vaccinate circa 1.3 milioni di persone.
Quindi per raggiungere l’obiettivo ne mancano 5.7 milioni -oltre il quadruplo di quanto fin qui fatto in un periodo di pari ampiezza. Sarà raggiunto l’obiettivo fissato? Io me lo auguro, perché credo che in un periodo come quello attuale l’Italia di tutto abbia bisogno fuori che di fanfaronate. L’Italia ha bisogno prima di tutto di persone serie che dicano cose concrete, realistiche, e poi di persone capaci di tradurre in fatti le ipotesi e le ambizioni.
Di capacità comprovate dalle soluzioni che si forniscono -o non forniscono- ai problemi che si affrontano.
Pare a me che il problema di fondo, per Ilva come per l’Italia, sia che ci sono molti venditori di fumo che in questo modo mascherano la propria incapacità di andare oltre al compitino di routine quando si trovano di fronte a situazioni complesse e a scelte difficili. Ma non si creda che il problema sia Arcuri, il problema sono i mille e più Arcuri che occupano altrettante posizioni apicali, basti ricordare la sorte toccata a Passera che arrivato con trombe e fanfare a rilanciare l’Italia e fondare una forza politica che avrebbe dovuto raccogliere il 40% dei consensi degli elettori ha poi dovuto sperimentare quanto tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare. Senza contare che per mille Arcuri e Passera ci sono diecimila o più passerotti che li seguono.
Ma sto divagando. Il fatto é -mi pare- che il nuovo Governo dovrebbe prendere atto della irrealizzabilità del percorso ipotizzato per Ilva e affrontare seriamente la materia, magari con scelte difficili e impopolari ma figlie di scelte più facili ma errate fatte nel passato.
Distintamente
Alberto Pratesi











