C’è chi l’ha chiamato “terremoto”, chi “fine del calcio”, chi ha esultato, chi ha dato il benvenuto a questo nuovo progetto fatto solo di qualità. Come al solito, l’Italia si è divisa e ognuno ha scelto da che parte stare. Di qua o di là. Pro o contro.
Noi abbiamo provato a capirci di più intervistando Pierluigi Spagnolo, giornalista de “La Gazzetta dello Sport“, appassionato di calcio, e autore di diversi libri sul mondo del tifo organizzato e del calcio cosiddetto moderno.
La premessa per chi non avesse seguito quello che è successo è la nascita di una SuperLega che andrà a unire moltissime big europee, per il momento 12, (in Italia Juventus, Inter e Milan, in Spagna Real Madrid, Atletico Madrid e Barcellona, in Inghilterra Arsenal, Chelsea, Tottenham, Manchester United, Manchester City e Liverpool), che disputeranno parallelamente questo campionato europeo fatto di 20 squadre. Si parla di altre tedesche e francesi pronte ad unirsi. La motivazione, manco a dirlo, la crisi economica che sta attanagliando tutto il mondo e il calcio a causa della chiusura degli stadi e dell’emergenza covid.
A Pierluigi Spagnolo abbiamo chiesto, innanzitutto, una sua impressione a caldo su quello che è successo la scorsa notte. A caldo, ma non troppo, perché “Da tempo si sapeva che – purtroppo – alcuni grandi club stavano lavorando per un progetto simile, per un mega torneo di calcio chiuso ed elitario. Lo sapevo anche io, a tal punto che c’è un capitolo intitolato ‘Verso la SuperChampions’ nel mio libro ‘Contro il calcio moderno’, uscito a ottobre scorso. Da tempo il presidente della Juve, Andrea Agnelli, e del Real Madrid, Florentino Perez, stavano lavorando ad un torneo esclusivo dei grandi club, una sorta di NBA del pallone, ma il progetto era destinato almeno al 2024, non mi aspettavo un’accelerazione così. Mi hanno stupito i tempi, non la decisione, che era in cantiere già da tempo”.
Un’accelerazione, dunque, dovuta forse al momento storico o al fatto che, data la situazione economica, e il fatto che era tutto pianificato, era inutile rimandare.
La nascita di questa SuperLega ha avuto un impatto talmente forte che i TG Nazionali ieri, con una pandemia in corso, una campagna vaccinale e altre situazioni di tensioni internazionali, senza fare benaltrismo sia chiaro, aprivano i loro giornali con la notizia. E Spagnolo conferma che “Non poteva che essere così, il clamore è dato dal fatto che siamo davanti ad una rottura gigantesca. Se la SuperLega andasse in porto, sarebbe lo strappo più forte mai registrato nella storia del calcio, in Italia e in Europa. Cambierebbe gli assetti dei maggiori campionati nazionali, che sono identici da ormai un secolo”.
Andando a discutere nel merito di questa nuova competizione, quello che salta agli occhi sia l’aspetto chiuso. 12 squadre fondatrici, 15 squadre già iscritte d’ufficio e altre 5 che girano ogni anno. Niente retrocessioni. Niente qualificazioni. Fine della meritocrazia e del principio cardine dello sport. “Sicuramente l’assenza di qualificazioni o di retrocessioni farebbe venire meno anche l’aspetto agonistico che tutti conosciamo. La qualificazione alle coppe europee, finora, era sempre stata conquistata sul campo. Ma quello che più mi infastidisce di tutta questa storia, al di là di quello che appare in superficie, è una questione quasi ideale. Così si trasforma definitivamente il calcio in uno show, in uno spettacolo di puro intrattenimento. Non che il calcio non lo fosse già da anni, sia chiaro… però il calcio non è solo questo, è l’ultimo rito popolare del nostro tempo, come diceva Pier Paolo Pasolini. Il calcio non è solo un prodotto, una merce da commercializzare. Non è solo la vetrina dei più forti. Faccio un esempio. Io tifo per il Bari perché è la squadra della mia città, non perché gioca bene. Non perché vince. Il calcio è passione pura, è appartenenza, è identità, è socialità. Chi pensa una roba come la Super Lega immagina il calcio spogliato dai suoi elementi identitari, ridotto ad uno spettacolo per semplici esteti del gioco”.
Da quando seguo gli sport in generale e il calcio in particolare, di cambi di regolamento ne ho visti, o di competizioni trasformate, rimandate, spostate. A volte gli sport hanno bisogno di regole nuove. Per chi come me ha iniziato a seguire il calcio con i Mondiali del 1990 fu un trauma la regola che vietava il retropassaggio al portiere. Tuttavia credo che alcune norme, come ci furono nel tennis e in altri sport che bene o male andavano in televisione, debbano cambiare e modificarsi per un maggiore impatto dello sport e per un maggiore spettacolo. Qui, però, l’impressione è che non si vada a favorire lo spettacolo ma l’aspetto economico. Spagnolo ci fa sapere che “La deriva finanziaria del calcio è sotto gli occhi di tutti da almeno 15-20 anni. Non è un caso che i club più importanti siano nelle mani di multinazionali, fondi di investimento o miliardari mediorientali. Non ci sono più le famiglie proprietarie come negli anni 70-80-90. E quindi ormai l’aspetto finanziario prevale su tutti. Sono a caccia di nuovi mercati e di nuovi tifosi/clienti, in un calcio ridotto a puro prodotto di consumo. Guarda caso a volere la Super Lega sono tutti club indebitati dopo anni e anni di spese senza criterio” (questa è anche la posizione di Corvino, direttore sportivo del Lecce), “che ora cercano un modo per camuffare il deficit o per appianare negli anni il disavanzo di bilancio. E cercano tifosi/clienti disposti a seguire un campionato costruito ad hoc e che sarà ben pagato dalle pay tv, quando si accaparreranno il diritto a trasmettere le partite. Se mai ci saranno, ovviamente”.
Il nostro dialogo è giunto verso le sanzioni. Si è parlato anche di squalifiche, di classifiche da rifare, di espulsione dei giocatori coinvolti dalle Nazionali. Quanto è fattibile e quanto è una minaccia, ci siamo chiesti. Secondo Spagnolo “Le federazioni nazionali hanno minacciato sanzioni severissime. Vedremo se davvero sarà così. Sarebbe il segnale della rottura definitiva”.
Per concludere, abbiamo voluto immaginare una partita a poker, chiedendoci se può essere tutto un bluff per avere una maggiore potenza contrattuale? La risposta di Spagnolo va ancora oltre, “Credo in realtà che si stia trasformando in un clamoroso autogol. Sicuramente i club protagonista di questa operazione hanno beneficiato di un grosso rialzo in Borsa, nella giornata dell’annuncio, ma dal punto di vista dell’immagine si sono attirati le critiche di tutto il mondo del tifo e della politica, a livello internazionale. Forse può diventare l’occasione per prendere coscienza di come il calcio sia diventato una macchina da soldi. E forse i padroni del vapore capiranno che questo alla gente non piace per niente”.
Immagine tratta dal sito SkySport.it











