Una storia di fatture gonfiate per poter percepire una retribuzione più elevata, essendo pagati in percentuale rispetto al fatturato. Con questa ipotesi di reatosi sono concluse le indagini sulle “famigerate” plafoniere della nuova sede della Regione Puglia che risultavano essere state pagate ben 637 euro ciascuna.
Un totale di 1.703 plafoniere istallate nel nuovo palazzo sede del Consiglio Regionale pugliese che è oggetto di indagine e che proprio oggi vede la conclusione da parte della Procura di Bari.
Per l’accusa il progettista e direttore dei lavori avrebbero gonfiato i costi delle lampade necessarie per adeguare l’opera alle norme energetiche, avvantaggiando anche loro stessi in maniera diretta.
I due nomi nel registro degli indagati sono quelli di Domingo Sylos Labini, 77 anni, ingegnere di Bitonto, e Luigi Mirizzi, 76 anni, architetto di Conversano, originariamente indagati insieme al Responsabile del Progetto e dirigente della sezione Lavori pubblici della Regione (nel frattempo deceduto e quindi uscito dalle indagini).
Sulla vicenda è intervenuta, con una nota, il Consigliere regionale del M5S Antonella Laricchia.
“Apprendo dalla stampa che è stata chiusa l’indagine sulle ‘plafoniere d’oro’ nella nuova sede del Consiglio regionale, su cui avevo presentato nel luglio 2018 un esposto a Procura, ANAC e Corte dei Conti, segnalando un prezzo assolutamente spropositato rispetto al valore di mercato. Grazie a quella battaglia, finita anche sui media nazionali, venne istituita addirittura un’apposita commissione di vigilanza sulle plafoniere dal presidente Emiliano, che inizialmente negava ogni spreco, ed è stato scongiurato un possibile danno erariale dal 600mila euro, dal momento che le plafoniere sono state pagate molto meno rispetto ai 637 euro al pezzo iniziali. Nonostante questo risulterebbero indagati per aver gonfiato i prezzi delle plafoniere il progettista e il direttore dei lavori, la cui parcella era calcolata in percentuale ai costi dei lavori”. La Laricchia, che nel 2018 aveva presentato diversi esposti sia sui costi delle plafoniere, sia per chiedere chiarezza su altre spese per la costruzione della nuova sede del Consiglio regionale
“Alla luce di quanto sta emergendo – continua Laricchia – mi sembra ancora più assurda la bocciatura della mozione presentata in Consiglio regionale la scorsa legislatura per chiedere la sospensione del pagamento dei progettisti, arrivata con il voto contrario di centrodestra e centrosinistra, In quella mozione chiedevo, viste le tante varianti che avevano fatto notevolmente lievitare i costi della nuova sede, che la Regione attivasse, per quanto di propria competenza, ogni azione necessaria ad accertare l’inadempimento contrattuale dei progettisti e titolari dell’incarico di direzione dei lavori, procedendo di conseguenza all’interruzione del pagamento delle competenze professionali residue e al recupero delle somme già corrisposte nei loro confronti. Ovviamente niente è stato fatto e il risultato è una causa civile con i progettisti, che chiedono ulteriori 4 milioni rispetto ai 10 già liquidati, mentre la Regione richiede la restituzione di 3 milioni di euro. Peccato che ci sia svegliati troppo tardi. La sede è costata praticamente il doppio rispetto a quanto previsto in sede di aggiudicazione di gara, con lavori che si sono conclusi 8 anni dopo la conclusione programmata. Voglio ringraziare ancora una volta la magistratura per quanto sta facendo. La politica, invece, per l’ennesima volta ha perso una buona occasione per difendere i soldi pubblici”.











