Si è svolto questo pomeriggio al Mise il tavolo su Acciaierie d’Italia. All’incontro, presieduto dal ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, partecipano il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, la ministro per il Sud, Mara Carfagna, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, i rappresentanti della Regione Piemonte, azienda, Invitalia e i sindacati.
Lucia Morselli, presente all’incontro di questo pomeriggio, avrebbe sottolineato come è stata usata fino a fine giugno la cassa Covid, essendo terminata abbiamo applicato la cig ordinaria. “Non vogliamo aumentarla. Per far rientrare i collaboratori, – avrebbe aggiunto – bisogna far passare la produzione da 4 milioni a 8 milioni di tonnellate”.
Domenico Arcuri ha sottolineato sul piano industriale che “piano esiste ed è abbastanza conosciuto seppur in forma di Slide. Da Dicembre abbiamo atteso il Consiglio di Stato, ora si provvederà a nominare il nuovo cda con il 50%”. “Il piano industriale che conoscete, e stiamo cominciando a rivedere, prevede un certo andamento di produzione e ambientalizzazione”, avrebbe aggiunto.
Una apertura dopo mesi di rinvio e silenzio. E’ questo il commento dei sindacati. Per la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David, “si tratta del primo incontro con i due soggetti della proprietà. Vorremmo capire il piano industriale che non conosciamo, capire perché l’azienda continua a ricorrere alla cassa integrazione ordinaria e quando il governo, che è parte della proprietà, si assume le sue responsabilità. E’ un incontro al buio che avviene dopo mesi di silenzio totale”. Quello che è mancato, secondo i sindacati, è un punto di partenza da cui poter prendere l’avvio di quello che dovrà necessariamente essere il futuro di un settore tanto strategico quanto critico per l’intera economia industriale italiana.
“È stata una riunione inutile, fatta di idee e ipotesi, così non va, siamo arrabbiati”, spiega il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro. “Alla domanda se il piano si farà con o senza Mittal non sanno rispondere – dice Manganaro – e in ogni caso per attuare il piano alternativo serviranno 4-5 anni e questo significa comunque esuberi”.
Il commento di Giorgetti
“Se i numeri di cassa sono quelli conosciuti possiamo pensare ad applicare l’ammortizzatore per 13 settimane”. È il ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti a ipotizzare l’uso degli ammortizzatori erogabili in caso di grave crisi industriale previsti con l’ultimo decreto. Alla presentazione del Piano, poi, prosegue, “che terrà conto delle variabili possibili, vedremo cosa necessita per gestire la situazione occupazionale in coerenza con le scadenze“, avrebbe proseguito. Il governo infatti avrebbe anche pensato, sempre a quanto s’apprende, vista l’eccezionalità e la complessa trasformazione in corso per l’acciaieria anche a lavorare su un nuovo ammortizzatore; una sorta di cassa per transizione ecologica ancora però tutta da costruire.











