Brindisi ha sempre avuto, nel corso dei secoli, un ruolo strategico determinante nei rapporti tra Occidente ed Oriente, rappresentando una sorta di “testa di ponte” tra due culture e due ideologie spesso in conflitto tra loro.
Fu soprattutto in occasione delle spedizioni crociate (1096-1291) in Terra Santa che il porto della città recitò un ruolo di notevole rilievo, poichè divenne luogo di partenza principale dei cavalieri e dei pellegrini che si imbarcavano per l’Oriente.
Rapidamente, per la sua posizione privilegiata e per le eccellenti doti nautiche dei suoi marinai, quello di Brindisi divenne il vero “Porto del Pellegrino“.
A Brindisi, del resto, crociati e pellegrini potevano ammirare architetture e respirare atmosfere capaci di prefigurare la visione della Terrasanta. Si spiegano così, per esempio, alcune delle scene raffigurate nel pavimento musivo della cattedrale, dove, all’albero della vita, che spiegava ai penitenti il senso salvifico dell’esperienza umana, si associava la rappresentazione delle scene della battaglia di Roncisvalle, celebrazione dello scontro di civiltà che si stava compiendo tra Oriente e Occidente, tra la Cristianità europea e il mondo islamico.
Provenendo dal nord, pellegrini e crocisignati attraversavano buona parte dell’antica via Traiana, la strada di epoca romana che percorreva tutta la Puglia. I viandanti diretti a Gerusalemme attraversavano, quindi, la selva di Torre Guaceto per entrare finalmente a Brindisi, non senza aver sostato e pregato ai piedi di un’antica edicola votiva, dedicata alla Madonna di Gallico ed oggi racchiusa in un rinomato santuario.
La chiesa di Santa Maria di Jaddico o Gallico si ritiene costruita proprio dai Cavalieri del Santo Sepolcro, uno dei tanti ordini monastico cavallereschi che furono protagonisti delle spedizioni crociate. Secondo alcune interpretazioni, il termine Jaddico potrebbe derivare dall’ebraico “Jadd” (sepolcro) o da quello arabo “Jadd” (Guerra Santa o Crociata).
E’ certo che a Brindisi fossero numerosi gli ospedali e i luoghi di dimora per i cavalieri e per i pellegrini diretti in Terra Santa, così come numerose erano le sedi dei diversi ordini: teutonici, templari, lazzariti, giovanniti, ospedalieri del Santo Spirito, canonici del Santo Sepolcro.
Inizialmente fuori dal perimetro difensivo normanno, questi ospizi furono compresi, solo successivamente, nella nuova cerchia cittadina.
Il 5 aprile del 1097 partì da Brindisi, con destinazione Durazzo, il principe normanno Boemondo di Taranto insieme ai suoi cavalieri. La spedizione si unirà a Costantinopoli con le altre truppe capeggiate da Goffredo di Buglione: era questa la prima crociata, bandita da Papa Urbano II nel 1095. L’intervento del principe sarà determinante per la conquista di Antiochia, in Siria settentrionale, preludio alla successiva liberazione di Gerusalemme.
Durante la terza crociata (1189-1192), Riccardo Cuor di Leone, sovrano d’Inghilterra, in sosta a Messina prima della spedizione in Oriente, decise di incontrare a Brindisi la madre Eleonora d’Aquitania e la promessa sposa Berengaria di Navarra: il re prese dimora nella casa dell’ammiraglio Margarito, nota per la sua fastosità. Fissata la data delle nozze, Eleonora ripartì per l’Inghilterra, mentre Berengaria con Giovanna, sorella del sovrano, s’imbarcarono per la Siria e da qui per Cipro, dove fu celebrato il matrimonio.
In seguito, il re di Francia Filippo Augusto, insieme a Riccardo e a Federico I Barbarossa partirono da Brindisi per Gerusalemme: la crociata non ebbe tuttavia il successo sperato (le truppe inglesi riuscirono solo a conquistare alcune città della costa) e Gerusalemme rimase nelle mani del terribile Salah edDin (Saladino).
Nel 1212 partì dal porto di Brindisi anche l’esercito dei bambini, organizzato da un dodicenne predicatore, il pastorello tedesco Nicholas, che era riuscito a convincere e raggruppare 8000 coetanei, raccontando che sarebbe riuscito a convertire al cristianesimo gli infedeli in Terra Santa. Senza aver ottenuto la benedizione del Papa, i piccoli crociati si recarono a Brindisi e qui riuscirono a trovare alcune navi dirette ad oriente, dove però, appena sbarcati, furono venduti come schiavi.
Nel 1227 Brindisi era ormai il punto di riferimento principale di migliaia di crociati provenienti da tutta Europa: è questo il momento più grandioso per la città nella partecipazione alle crociate. Logico che anche l’imperatore svevo Federico II ne fosse coinvolto.
Il 9 novembre 1225 Federico aveva sposato, nella cattedrale di Brindis, Isabella di Brienne, figlia di Giovanni re di Gerusalemme, ottenendo così il diritto su questa corona.
L’imperatore pensò che mai momento fosse più opportuno per organizzare una crociata che da tempo aveva promesso al pontefice e sempre rimandato.
Nel porto furono allestite cinquanta navi che, tuttavia, non erano certamente sufficienti ad ospitare tutti i soldati. Scarseggiavano inoltre i viveri e l’acqua. Così, quando giunse il caldo estivo, scoppiò una terribile epidemia di peste che decimò l’esercito in partenza.
Migliaia di persone fuggirono dagli accampamenti appestati e si sparsero per la penisola, seminando la malattia dappertutto.
L’infelice esito della spedizione fu il pretesto del papa Gregorio IX per scomunicare l’imperatore.
La partenza per la sesta crociata, l’unica interamente imbarcata a Brindisi, avvenne comunque il 28 giugno del 1228 e si concluse con un pacifico accordo tra Federico e il sultano Malik al-Kamil (trattato di Jaffa), con il ritorno di una parte di Gerusalemme, Betlemme e Nazareth ai cristiani. Federico II ritornò quindi a Brindisi e da qui riprese il controllo dell’Italia meridionale, sconfiggendo le truppe pontificie che, nel frattempo, avevano approfittato della sua assenza, per attaccare i possedimenti italiani del suo regno.
La partecipazione di Brindisi alle crociate vide come ultimo atto l’episodio dello sbarco di Luigi IX di Francia durante la settima crociata (1248-1254), ancora oggi ricordato dalla tradizione locale nella celebre processione del Cavallo Parato, in occasione del Corpus Domini.











