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Cameron: basta Unione Europea

“La Gran Bretagna non è soddisfatta, non sono soddisfatto all’idea di un’Unione più stretta, non è quella per cui abbiamo aderito. Non sono sicuro che il mercato unico possa essere salvaguardato con una più forte integrazione. E non sono soddisfatto riguardo all’immigrazione e all’interazione tra immigrazione e welfare. E’ possibile risolvere tutto questo? Certamente sì”.

Con queste parole il premier inglese David Cameron inaugura gli incontri che terrà prima con il Presidente della Commissione europea Juncker, e poi, con la Merkel e Hollande.

Entro il 2017 ha promesso ai suoi elettori un referendum sulla permanenza nella UE, però, nel frattempo, ci si sta preoccupando di creare più libertà d’azione e più concessioni ad un Paese che se non oppresso, potrebbe soffrire meno i vincoli imposti. Non dimenticando mai, che già sulla moneta, i britannici decisero di tenersi la tanto amata sterlina.

Di fronte all’idea, ad esempio, di ripartire in quote i migranti, è stata sferzante la risposta: “Non accetteremo nessun tipo di quota, rimanderemo indietro i richiedenti.” Ed è con questa difesa dei confini sul tema scottante della integrazione che oggi si gioca la partita sullo scacchiere internazionale della supremazia Nazionale.

I punti designati sono chiari ed inequivocabili. Chiunque non abbia i requisiti per trovare lavoro, non sarà ospitato. Il lavoro nero sarà combattuto in ogni modo, le paghe dei lavoratori irregolari confiscate al pari dei reati mafiosi, le agenzie del lavoro fungeranno da intelligence contro lo sfruttamento. I datori di lavoro saranno correi se agevoleranno queste dinamiche. Oltre all’aumento delle multe, alla trasformazione in aspro reato penale il favoreggiamento, gli imprenditori verranno avvisati quando un proprio lavoratore vedrà scaduto il visto, in modo tale da non offrire nuove mansioni.

Inoltre, alla luce di appalti pubblici, le aziende inglesi avranno l’obbligo di prelazione nell’offrire posizioni lavorative ai propri connazionali.

Una chiara e netta difesa delle proprie radici, delle proprie identità e della propria produzione per non vedere la tirannia del nuovo schiavismo fagocitare le conquiste sociali susseguitesi negli anni. Un protezionismo intelligente che miri a non avvantaggiare gli scafisti e i mercanti di manodopera a basso costo: “Una immigrazione irregolare tende ad abbassare i salari dei britannici.”, ha sentenziato Cameron.

Così il tema torna a far esplodere le diplomazie di mezza Europa. Tra apologeti dell’accoglienza e gli intransigenti.

Tuttavia ripartire in quote, sostenere i ritmi incessanti degli arrivi, non farà altro che incentivare sbarchi e partenze. All’uopo, la suddivisione in quote prima di scernere i veri profughi e i richiedenti asilo da chi non ha diritto d’esser ospitato, è giuridicamente sbagliato e socialmente pericoloso per l’altissimo rischio di infiltrazioni integraliste.

Soffia forte la volontà di difendere i propri confini in autonomia, sia per convinzioni politiche e Nazionali, sia per l’inefficienza e tutti i limiti che i nuovi confini europei, hanno sonoramente sbandierato agli occhi dell’opinione pubblica.

 

Twitter @andrewlorusso

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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