Rilevare il livello di omofobia e transfobia si può. E Bari parte proprio dai corridoi di Palazzo di Città, realizzando un primo momento di approfondimento sulle politiche di contrasto alle discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Allora l’amministrazione Comunale presenta i dati di questa prima indagine pilota. La città di Bari è la seconda in Italia, dopo Bologna, ad aver realizzato sinora questo tipo di ricerca scientifica, dando piena attuazione agli indirizzi del Tavolo tecnico LGBTQI.
La ricerca è stata condotta da un gruppo di lavoro formato da Alessandro Taurino, docente di Psicologia clinica dell’Università degli Studi di Bari, Luca Quagliarella, psicologo clinico e componente equipe psicologica del Day-Hospital Disturbi Identità di Genere dell’Università degli Studi di Bari, e da Elena Laterza, che dal 2012 al giugno 2014 ha coordinato, per l’amministrazione comunale, i lavori del Tavolo e dell’Ufficio LGBTQI in qualità di portavoce del sindaco, Per l’elaborazione statistica dei dati il team di ricerca si è avvalso della indispensabile collaborazione di Angela Maria D’Uggento ed Ernesto Toma, docenti del Dipartimento di Scienze economiche e metodi matematici dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.
“Quello che presentiamo oggi è il primo frutto di un lavoro che dal 2012 il Comune di Bari sta portando avanti – ha dichiarato il sindaco Antonio Decaro -. Un lavoro per niente scontato, che necessita di grande determinazione. Dal risultato del questionario credo possiamo dire che ancora incida sulla percezione della diversità la mancata conoscenza. Tutte le forme d’amore sono parte della vita. Un questionario basta ad assicurare la tutela dei diritti? Credo di no, però credo sia un buono strumento da cui partire, e se iniziative come questa possono servire a far conoscere questa esperienza a tanti altri Comuni della città metropolitana che magari sceglieranno di mutuarla, allora avremo fatto tutti un passo avanti rendendo un servizio di civiltà al nostro Paese”.
Ad illustrare e commentare i risultati dell’indagine è stato il dott. Quagliarella: “Dal 16 maggio al 4 giugno 2014 ai dipendenti comunali è stato somministrato un questionario anonimo di 36 domande. Le variabili principali del campione sono state Sesso (61% donne 39% uomini), Età (la cui media si attesta sui 50 anni) e Scolarità (49,1 % laureati e 45,3 % diplomati). Circa l’ 87% dei rispondenti non ha difficoltà a lavorare con colleghi omosessuali; questa percentuale scende al 70% quando il rapporto di lavoro si esplicita con una persona transessuale. Il 67% non avrebbe difficoltà ad avere un capo ufficio omosessuale (basta che sia competente), mentre è problematico averlo transessuale per il 15,5%. Il 65% non ritiene l’omosessualità una minaccia alla famiglia, mentre il transessualismo non lo è ritenuto per il solo 50%. Circa l’80% ritiene di poter essere un buon genitore se avesse un figlio omosessuale, mentre la percentuale scende al 65% nel caso di un figlio transessuale. Le stesse percentuali di rispondenti hanno assicurato di non avere preclusioni nel caso in cui i propri figli avessero insegnanti omosessuali e transessuali. L’83% dei rispondenti non ritiene l’omosessualità una malattia, mentre il 60% non ritiene la transessualità una perversione”.











