Mentre la magistratura sta cercando di ripercorrere le tappe di una escalation di illeciti messa in piedi in Puglia e che ha visto coinvolti, tra gli altri, il dirigente apicale della Protezione Civile Mario Lerario, la politica torna ad interrogarsi sulle sue responsabilità. Perchè, a voler essere buoni, per molto tempo ha tenuto gli occhi semichiusi o girati dall’altra parte, mentre avrebbe dovuto avere un preciso e puntuale ruolo di controllo e di direzione.
Non basta togliere in fretta e furia i manifesti con i politici che stringono compiaciuti le mani di persone inquisite.
Si interroga su cosa dovebbe fare la politica il consigliere regionale del Partito Democratico Fabiano Amati.
“È nostro dovere capire cos’è precisamente accaduto nella gestione amministrativa e contabile della Protezione civile regionale negli ultimi anni. Avendo poi contribuito a fondare la Protezione civile regionale, improntandola a principi di operatività e sobrietà, trovo benvenute tutte le iniziative di verifica sul complesso delle attività. E ciò sia per la principale necessità di verità e sia per far sentire la nostra concreta amicizia a migliaia di volontari, sottolineo volontari, della Protezione civile regionale che oggi si sentono scombussolati. Per parte mia dedicherò le prossime sedute della I Commissione per sottoporre a inchiesta la congruità delle spese effettuate”.
“Le attività di controllo amministrativo e contabile rientrano nella principale funzione del Consiglio regionale e sono perciò da intendersi come atti amministrativi doverosi e a tutela del buon andamento, imparzialità, trasparenza, economicità, efficacia e pubblicità della pubblica amministrazione. È chiaro che tutte le iniziative di verifica amministrativa traggono origine dall’indagine penale in corso, ma sottolineo che hanno un’ambizione di tutela anticipata e ben più ampia, perché si rivolgono a proteggere la pubblica amministrazione a prescindere da reati eventualmente addebitati a singoli a conclusione di un processo”.
“In altre parole. Il nostro dovere consiste nel verificare la spesa, la sua giustificazione e l’opportunità; esaminare il rispetto della normativa sugli affidamenti e l’adeguatezza dei processi di controllo; eliminare ogni possibilità che l’organizzazione della pubblica amministrazione regionale possa prestarsi a favorire camarille organizzate per influenzare l’azione di governo”.
Alle belle parole seguiranno, però, i fatti?











