“Noi industriali siamo tutti degli autocrati e per questo nessuno di noi deve governare: pretendere di amministrare lo Stato con i criteri di un’azienda è una minaccia per la democrazia“. Firmato Carlo De Benedetti, l’ “ingegnere” editore del quotidiano La Repubblica e protagonista di alcuni degli eventi-chiave per comprendere fatti e personaggi della storia d’Italia del secolo scorso. Il Novecento italiano è stato, infatti, un secolo di potere, giornali, rivoluzioni mancate e personaggi di spessore, da Scalfari a Berlusconi, da Prodi a Cossiga, da Ezio Mauro a Gianni Agnelli.
Ed è proprio De Benedetti che, insieme a Paolo Guzzanti, prestigioso giornalista ma anche politico e scrittore, nel libro “Figli del secolo”, pubblicato da Compagnia editoriale Aliberti, propongono un’opera che rilegge un’epoca attraverso il faccia a faccia tra un professionista che ha attraversato mezzo secolo di giornalismo e uno tra i più importanti editori italiani.
Più che una biografia di Carlo De Benedetti, il libro si configura come un serrato confronto che scava nel rapporto inscindibile, e spesso oscuro, tra giornalismo e politica. Guzzanti, infatti, utilizza la propria storia professionale come un “materiale da laboratorio” per analizzare come l’informazione sia stata usata per fare politica in Italia.
Dalla “guerra di Segrate” per la Mondadori allo scontro sulla SME, dalle trame internazionali del Dossier Mitrokhin ai rapporti controversi tra la Olivetti e l’Unione Sovietica, Guzzanti ricostruisce le tappe fondamentali di un secolo ormai tramontato. Un dialogo vivo, ironico e brillante, due “figli del secolo” che raccontano un’Italia che non c’è più, un mondo scomparso che continua a pulsare sotto la pelle della penisola.











