Sicuramente Stefania avrà ricevuto numerose dichiarazioni d’amore nel corso della sua vita, ma questa volta ha voluto farle lei. E lo ha fatto alla sua maniera, in musica, incidendo otto tracce del suo nuovo album. L’amore è un sentimento lieto che unisce e accomuna, e Stefania ha scelto la strada più difficile per capirlo e poi spiegarlo, passando da Freud, Jung, Goethe e il nostro Recalcati: un lavoro complesso, maturato, come per molti suoi colleghi, nel periodo del lockdown Sì, perchè un artista rimane tale sempre, ed è in grado di (re)interpretare i periodi e le situazioni della vita sempre filtrandole attraverso la propria sensibilità.
“La storia la facciamo vivendo” afferma, e lei ha vissuto. Figlia di padre barese e madre salentina, da piccola si accosta alla musica ascoltando in casa Vivaldi e Ravel. Così comincia a suonare pianoforte. A 20 anni canta già in un gruppo; ma ciò che la segna artisticamente è l’esperienza del Fez, l’associazione culturale che negli anni ’90 forgiò numerosi talenti dell’area barese sotto l’attenta direzione di Nicola Conte. E’ di quegli anni il suo amore, mai abbandonato, per la musica popolare brasiliana (Elis Regina), per il soul (Marlena Shaw) e l’acid jazz (Roy Ayers). Con questo background Stefania negli anni 2000 si divide nei jazz club fra Amsterdam e Roma, dove le è capitato di duettare anche con Lucio Dalla e Pino Daniele. Contemporaneamente non trascura il suo progetto “Connection Italia – Brasil” con Fabrizio Bosso e Rosalia de Souza.
Dopo “Natural” e “Base Terra” alla fine del 2020 è uscito il suo terzo disco, prodotto da Puglia Sounds per l’etichetta Incipit Record: possiamo definirlo l’album della maturità? In un certo senso sì, perchè vengono portate a maturazione tante idee, stili e contaminazioni che assumono una personalità definita; ma sembra anche un punto di partenza per altre esplorazioni musicali da affrontare con un bagaglio culturale sempre più ricco e consapevole.
Per le incisioni Stefania si è affidata agli amici di sempre, da Mirko Signorile al pianoforte, a Marco Bardoscia al contrabbasso, da Alberto Parmegiani a Fabio Accardi alla batteria e Gaetano Partipilo al sax (gli ultimi due conosciuti al Fez), e con loro ha anche composto le canzoni del disco. A questi si sono aggiunti per la parte elettronica Fedele Ladisa, Gianni Pollex e Marco Fischetti. A parte il tributo, inevitabile, alla musica brasiliana (la splendida “Inutil Paisagem” di Jobim) gli altri sette pezzi sono originali. Nella prima parte, tutta acustica, in apertura troviamo “Senza chiedere”, scritta a piene mani con Signorile: delicata, ripetitiva, è disegnata al pianoforte da Mirko e al sax da Partipilo, strumenti sui quali galleggia la voce di Stefania, in un afflato vitale che suggerisce sublimazioni d’amore. Da ascoltare ad occhi socchiusi. Il testo è tratto dalle opere del poeta Franco Arminio. Dopo la scanzonata “Vita a morsi” e l’omaggio a Jobim, “Cara nostalgia” è un rhythm and blues lento rivolto agli anni passati in famiglia, all’infanzia e all’adolescenza.
Nei brani successivi entra di prepotenza l’elettronica e i ritmi vi si adeguano: “Capirò”, “Ok ci sto”, ma soprattutto il “Valzer del cuore”, che in un certo modo rimanda alle sonorità di Enya. E spicca “Fiore nel deserto” dal ritmo agile, quasi dance, dominato dalle elucubrazioni elettroniche di Ladisa. Questa canzone è diventata anche un videoclip, prodotto da “Seminal Film”, in cui le immagini rimbalzano tra il lungomare di Bari e il Santuario della Madonna del Pozzo di Capurso, dall’alba al tramonto.
Il disco fila liscio, bello, godibile: e vi si respira l’amore per la vita, per la natura, per i momenti di gioia e meraviglia, passando anche attraverso la malinconia, se necessario. Sono dichiarazioni d’amore per tutto quello che ci circonda e che viviamo dentro di noi, in uno specchio di coerenza e onestà artistica.





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