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Bosch Bari, 700 esuberi entro 2027. La comunicazione dell’azienda nell’incontro con Regione e sindacati

La direzione Bosch dello stabilimento di Bari ha comunicato oggi, nell’ambito di un incontro convocato dalla Regione Puglia, che l’80% delle proprie produzioni è posizionato sulle motorizzazioni diesel, che per effetto del cambio verso l’elettrico determinerà una eccedenza nei prossimi 5 anni di circa 700 esuberi su un organico di 1.700 persone. Lo rendono noto i sindacati che hanno partecipato alla riunione della task force regionale sull’occupazione.

Per il presidente di Confindustria Puglia, Sergio Fontana “oggi a Bari è scoppiata la prima crisi aziendale in Italia causata dal passaggio all’auto elettrica. La transizione verso l’auto elettrica ha avuto un’accelerazione troppo repentina, che sta schiacciando tutta l’industria automobilistica. La difficile prospettiva rappresentata da Bosch a Bari è conseguenza di questa veloce trasformazione del mercato e di politiche europee drastiche, che penalizzano l’Italia più di altri Paesi, perché l’Italia è la seconda realtà manifatturiera d’Europa”. Per questo Fontana chiede che ci sia una strategia nazionale sulla questione.

A conclusione dell’incontro. il coordinatore della task force occupazione, Leo Caroli, ha annunciato che già in giornata invierà al ministro per lo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti “il verbale di riunione e chiederemo la convocazione urgente di un tavolo nazionale. Gli esuberi prospettati – conferma Caroli – non sono diminuiti rispetto alle precedenti comunicazioni ma aumentati. Conseguenza del declino rapidissimo della produzione dei motori diesel in favore dei motori elettrici. L’azienda chiede un piano di riconversione, loro l’hanno chiamata nuova missione produttive”.

“La situazione è ancora più grave”, dicono i sindacati perché manca una nuova prospettiva produttiva mettendo così a rischio la stessa sopravvivenza della fabbrica barese. “Dal punto di vista industriale – dichiarano in una nota Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm, e Riccardo Falcetta, segretario della Uilm di Bari – sono stati attirati nuovi prodotti sia nell’ambito tradizionale del diesel sia in nuovi settori. Ma la continua contrazione del diesel produce tuttora un pesante esubero. Oggi sulle produzioni non diesel, innanzitutto sulla e-bike, lavorano difatti circa 350 persone ed è previsto l’impegno di ulteriori 100. Tuttavia l’80% circa della forza lavoro è ancora impegnato sul diesel, che continua a calare sempre più rapidamente a causa delle disposizioni europee. Alla luce di ciò, la Direzione di Bosch ha annunciato – chiariscono Ficco e Falcetta – che a Bari prevede l’adeguamento dell’organico entro cinque anni a 1.000 persone, con dunque 700 esuberi strutturali. Ma a ben vedere la situazione è perfino più grave, poiché le missioni produttive non diesel assegnate a Bari saranno in grado di dare lavoro a circa 450 persone, mettendo oggettivamente a repentaglio l’esistenza stessa dello stabilimento”.

“L’azienda – commentano in una nota congiunta Simone Marinelli, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil e Ciro D’Alessio, segretario generale Fiom-Cgil Bar – ha presentato un piano di richieste da condividere con le organizzazioni sindacali, ma non un piano industriale che partendo dalla valorizzazione della solidarietà produttiva e occupazionale degli stabilimenti italiani si assuma la responsabilità di ridefinire la missione industriale dello stabilimento garantendo la piena occupazione. Bosch Bari si è limitata invece ad annunciare la collaborazione con una società esterna incaricata di sondare il mercato per individuare progetti da sviluppare nei prossimi anni. Questo modo di affrontare la crisi dello stabilimento di Bari per noi è inaccettabile. È fondamentale invertire l’ordine delle priorità comunicate dall’azienda e discutere di un piano industriale vero che metta al centro la riconversione del sito verso produzioni di nuova generazione che offrano un futuro certo agli occupati del sito di Bari. Un nuovo piano di relazioni industriali permetterà di poter discutere di tutti gli strumenti utili ad accompagnare la fase di transizione. Se l’azienda dovesse confermare le direttrici di un piano che stabilisce come priorità il taglio dell’occupazione e del costo del lavoro, come Fiom-Cgil metteremo in campo tutte le iniziative necessarie per la difesa dell’occupazione. Il governo deve convocare il tavolo di confronto, altrimenti costruiremo un’iniziativa di solidarietà e di lotta con tutti i lavoratori del gruppo e del settore per impedire che i lavoratori di Bosch Bari e dell’automotive paghino il prezzo sociale dell’incapacità del governo di mettere in campo risorse straordinarie sul settore”.

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Redazione
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