HomePoliticaLegge elettorale: quel brutto pasticcio di un Consiglio pasticcione

Legge elettorale: quel brutto pasticcio di un Consiglio pasticcione

Siamo stati (anzi, sono stati) capaci di votare ed approvare un pasticcio colossale. Una legge elettorale che se da una parte ha fatto tutto tranne che realizzare quello che era lo spirito di chi l’aveva proposta, è riuscita ad essere perfino peggiore di una legge che, nella scorsa legislatura, è stata dimezzata dai colpi d’ascia della Corte Costituzionale.

Risultato: sono passate due settimane dal voto, ed ancora c’è chi si ritiene legittimamente eletto in virtù di una rappresentanza territoriale che, però, negli articoli di legge non è poi così garantita.

E intanto ci prova, Onofrio Introna a correggere al volo ed in corsa. Dopo essersi evidentemente reso conto che questa legge elettorale regionale è stata infelice almeno quanto pasticciata.

Il presidente del Consiglio regionale, infatti, ha convocato per lunedì prossimo una riunione dell’ufficio di presidenza che ha all’ordine del giorno la correzione materiale di errori nella legge elettorale. Dopo l’esposto presentato da Davide Bellomo, consigliere uscente non ri-eletto con Francesco Schittulli, la Regione potrebbe infatti intervenire sul testo della legge per ripristinare l’emendamento con cui si stabilisce che anche la quota di ripartizione maggioritaria dei seggi deve avvenire in ragione del numero di abitanti delle circoscrizioni. In pratica a Bari dovrebbero essere assegnati 3 seggi in più invece dei 12 assegnati dalla Prefettura.

Ma sarebbero molti gli errori di una legge che ha occupato i 70 Consiglieri regionali della scorsa legislatura per quasi due anni, che ha visto decine e decine di riunioni ed audizioni di “esperti”, che ha scritto centinaia di pagine di verbali e di relazioni, e che si è risolta in un vero e proprio esempio di raffazzonamento ed inadeguatezza.

E’ la stessa Prefettura, infatti, a sottolineare la presenza di numerosi errori.

“In particolare – è scritto nella nota della prefettura – dalla lettura del resoconto stenografico della seduta “numero 123 del 26 febbraio 2015 a pagina 23 si è rilevato che l’assemblea ha approvato l’emendamento numero 31” e segue lunga trafila di articoli e commi sostitutivi di altre norme precedenti. Quell’emendamento sostituisce le parole “delle cifre elettorali di lista espresse in percentuale del relativo quoziente circoscrizionale. A tale scopo moltiplica per cento la cifra elettorale di ciascuna lista e divide il prodotto per il quoziente circoscrizionale di cui al precedente comma 5, lettera a), n.1)” con le parole “dei voti residuati espressi in percentuale del relativo quoziente elettorale circoscrizionale di cui al comma 6, iniziando dalla prima circoscrizione alla quale non è stato ancora attribuito il seggio”. Succede però che nella stesura della legge del 13 marzo scorso «il disposto del menzionato comma 6 corrisponde a quello di cui al comma 5, lettera e) e non a quello di cui al 5 comma, lettera a), numero 1, come erroneamente dichiarato nel comma 6, lettera a), numero 5) del testo normativo pubblicato”.

Una frase brutta e volutamente criptica, tipica del becero burocratese italiano, che dice in pratica tutto ed il suo contrario.

Non sarebbe stato più semplice, ci chiediamo noi, riscrivere completamente la legge eliminando l’inutile sequela di richiami a leggi e commi precedenti, per poter davvero dare chiarezza al testo? Ci risposero, mesi fa, che i rimandi sono propri del nostro modo di scrivere una legge. Noi ribadiamo quanto già scrivemmo: una legge non chiara non è una buona legge.

Intanto ancora non ci sono state le proclamazioni ufficiali dei nuovi eletti proprio per questo motivo, con l’esposto presentato che potrebbe, in caso di correzione, ripartire diversamente i seggi per garantire la proporzionalità degli eletti rispetto alla popolazione, con seggi in più per Bari, Brindisi e Foggia a scapito di Bat e Taranto. Oggi dovrebbe riunirsi la Commissione elettorale centrale, ma cos’altro potrà fare se non autosospendersi in attesa di capirci qualcosa in più?

Ma intanto una cosa sola ci sfugge. Non abbiamo ancora letto da nessuna parte le scuse di chi ha scritto una legge-pasticcio e di chi, commentandola, l’ha difesa a spada tratta dicendo che sarebbe stata una grande e giusta legge. Non sia mai qualcuno dica che in Puglia si fa autocritica!

 

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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