Lavoro e pandemia, ripensare e riformare la città. Se ne è parlato questa mattina nel Kursaal di Bari in un convegno organizzato dalla Cgil Puglia con la partecipazione del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Enrico Giovannini.
“Il lavoro cambia – ha detto il ministro nel suo intervento – e può beneficiare in modo veramente importante del Pnrr, soprattutto nel Mezzogiorno, dei nuovi protocolli per la sicurezza, non solo Covid ma anche per garantire il lavoro in sicurezza”.
“Il Mezzogiorno e la Puglia sono centrali negli investimenti immaginati nel Pnrr a partire da quelli infrastrutturali. Dalla Bari-Napoli all’intervento sulla dorsale adriatica non faranno che accrescere attrattività e potenzialità di questa regione. Non ci sarà un solo euro per quel che mi riguarda pensato per interventi al Sud che finirà altrove”.
Nella relazione introduttiva Gigia Bucci, segretaria generale Cgil Bari, ha ricordato come “La sfida del cambiamento, della modernità, si vince a partire dalle città. Città come luoghi di sperimentazione di politiche per la sostenibilità sociale e ambientale, di crescita economica e occupazionale, non solo catalizzatori demografici e finanziari. Città che concentrano l’80% del Pil e il 70% della popolazione globale. La dimensione urbana è allora quella entro cui anche il sindacato prova a riconnettere la dimensione piena della cittadinanza, della sua tutela e del suo protagonismo, partendo dai bisogni e dai diritti, a cominciare dal reddito e dal lavoro. Ma la crescita urbana impone anche la necessità di costruire città con infrastrutture a misura di cittadino, capaci di ridurre impatto ambientale e climatico, di soddisfare la domanda di alloggi, trasporto, servizi di base in primis istruzione e sanità”.
Per la Camera del Lavoro metropolitana “Si tratta di una sfida che trova una risposta nella dimensione di città metropolitana, ampia area urbanizzata che si relaziona in maniera intensa e permanente con il centro, la città capoluogo, che diventa polo attrattivo e deve a sua volta misurarsi con i problemi che questo comporta, mettendo a valore le potenzialità oltre che la necessità di un modello di governo istituzionale complessivo dell’area. La strategia deve passare attraverso la programmazione e la partecipazione dei soggetti della rappresentanza sociale, con le istituzioni pubbliche quale elemento di raccordo e sintesi. Abbiamo in campo una serie di strumenti e una straordinaria stagione di risorse, se ben utilizzate e in sinergia tra loro possono determinare la svolta che tutti auspichiamo”.
Una città che vuole definirsi “smart” non può prescindere da una mobilità intelligente, ha ricordato nel suo intervento Giovanni Di Lello, segretario della Filt di Bari. “È quanto mai necessario un modo nuovo di concepire e organizzare la mobilità per soddisfare le esigenze di trasporto di persone e merci, profondamente mutate anche a seguito della pandemia, in un’ottica di efficacia, sicurezza, sostenibilità ed efficienza, ottimizzando quindi le risorse economiche, ambientali ed umane con l’obiettivo di migliorare di fatto la qualità della vita. Il trasporto ha un ruolo centrale rispetto alle dimensioni di accesso, connettività, inclusione sociale e civile e competitività di un sistema urbano”.
Concetto ribadito da Stefano Malorgio circa la necessità di organizzare “un trasporto di qualità, efficace ed efficiente. Mettere al centro tema del trasporto collettivo. Ho un timore: non vorrei si immaginasse che l’auto elettrica sia la risposta alla transizione green per tutti i paesi. Non c’è crescita di investimenti sul trasporto collettivo rispetto agli obiettivi che ci siamo dati. Intermodalità, trasporto integrato, altro pezzo della riflessione. Poi c’è tema del rapporto dell’approvvigionamento delle merci con le città. Quale idea di logistica delle città. Ragionare di come entrano ed escono le merci significa questo, dove impiantare hub logistici. Non può essere la singola impresa che si confronta con il piccolo comune, per esempio. Tutto questo contribuisce all’idea di città intelligente”.
Nel suo intervento, il segretario generale della Cgil Puglia Pino Gesmundo ha ricordato come “la Cgil già dieci anni fa nell’affrontare il tema della città intelligente ha assunto una sfida, che era provare a ragionare dal Mezzogiorno di sviluppo, di innovazione, di classe dirigente capace di spendere bene risorse, scrollandoci di dosso una serie di stereotipi. Abbiamo scommesso su questo e oggi discutiamo di quanta strada abbiamo fatto, di quante ce n’è da fare, per dare risposte ai cittadini sulla qualità della vita, a partire dall’occupazione. Bari è tra le città più attrattive sul piano turistico ma anche di investimenti legati a servizi e produzioni innovative, grazie anche a un fattivo dialogo sociale e istituzionale. Forse dieci anni fa era impensabile questo, ma c’è un investimento di responsabilizzazione di tutti i soggetti istituzionali e sociali”.
La preoccupazione manifestata dal segretario generale della Cgil Puglia è legata “alla possibilità che tutte le risorse garantire al Mezzogiorno restino su questi territori per non vedere nel caso della Puglia interrotto un processo virtuoso, per sviluppare la Regione dando opportunità di buon lavoro ai giovani e innalzando la qualità della vita dei cittadini. Non ci interessa una crescita di solo Pil se manca il resto”.











