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Aldo Moro a 44 anni dall’assassinio: lunedì una cerimonia a Palazzo Adorno di Lecce

44° anniversario dall’assassinio di Aldo Moro: il  Consiglio Regionale della Puglia celebra il ricordo del grande statista pugliese lunedì 9 maggio, alle ore 11.15, a Lecce, nell’atrio di Palazzo Adorno. La Presidente del Consiglio regionale deporrà una corona d’alloro ai piedi della statua. A seguire i saluti del Prefetto di Lecce, del Sindaco, del Presidente della Provincia, dell’Arcivescovo, del rettore dell’Università del Salento, del dirigente Ministero dell’Istruzione.

Nel corso della cerimonia di commemorazione, nel solco dell’eredità valoriale di Aldo Moro, sarà presentato il Manifesto per i giovani “Cambiate il mondo!”, un patto simbolico, tra Consiglio regionale e sindaci, per il futuro delle nuove generazioni.

Aldo Moro è stato uno dei figli più importanti della Puglia e protagonista indiscusso della storia d’Italia dal dopoguerra agli anni ’70.

Politico, accademico e giurista, fu due volte Presidente del Consiglio dei ministri, segretario politico e presidente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana, partito del quale fu uno dei fondatori.

Nato a Maglie il 23 settembre del 1916, da genitori originari di Gemini, frazione di Ugento, consegue la maturità classica a Taranto e, in seguito, si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari, dove si laurea con una tesi su “la capacità giuridica penale”, lavoro che viene poi pubblicato.

Nel 1941 ottiene la docenza in filosofia del diritto e, l’anno successivo, quella di diritto penale.

Nel luglio del 1939 prende i voti nella Fraternità Laica di San Domenico.

Nel 1942 viene chiamato alle armi, prima come ufficiale di fanteria, poi come commissario nell’aeronautica.

Dopo qualche anno di carriera accademica, fonda, a Bari, con alcuni amici, il periodico “La Rassegna” e, fino al 1945, contribuisce alla lotta di liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Riveste un ruolo decisivo nella storia di “Radio Bari”, la prima emittente autonoma e libera nell’Italia occupata, l’unica che, nei giorni immediatamente successivi all’armistizio, trasmette notizie relative alla resistenza nel Mezzogiorno, nelle isole greche e nei Balcani, al trasferimento del re e di Badoglio a Brindisi, allo sbarco anglo-americano e alla situazione sui vari fronti militari.

Nel 1946 è eletto all’Assemblea Costituente  da rappresentante della Democrazia Cristiana. Poco dopo entra a far parte della Commissione dei Settantacinque che ha il compito di redigere il testo costituzionale.

Nelle elezioni dell’aprile 1948 è eletto alla Camera e, fino al 1959, ricopre alcuni tra gli incarichi governativi più importanti: sottosegretario agli esteri nel quinto governo De Gasperi e ministro di Grazia e Giustizia durante il primo governo Segni nel 1950. Due anni dopo, è ministro della Pubblica Istruzione nel governo Zoli: è a lui che si deve l’introduzione dell’educazione civica come materia d’insegnamento nelle scuole elementari e medie.

All’apice della sua carriera politica, nel 1963, diventa presidente del Consiglio, carica che mantiene fino al 1968.

Il suo governo passerà agli annali come uno dei più longevi della vita repubblicana di quella fase storica- , portando con sé l’introduzione delle Regioni, la nazionalizzazione dell’industria elettrica e l’obbligo scolastico fino ai 14 anni.

Il 16 marzo del 1978 viene rapito da un commando delle Brigate Rosse mentre,  appena uscito dalla quotidiana Messa  mattutina si sta recando in Parlamento, dove previsto il voto di fiducia al primo governo  con l’appoggio esterno del Pci.

La sua prigionia, puntellata da lettere accorate alla sua famiglia ed al suo partito, dura 55 giorni, durante i quali  risultano vane le indagini  svolte in collaborazione con i Servizi  di tutto il mondo.

In Italia si apre un dibattito drammatico tra coloro che sostengono la necessità che lo Stato tratti con le BR e coloro che, invece, pensano  che la trattativa da ne possa  segnare il riconoscimento politico.

Lo Stato  non tratta. Il 9 maggio 1978  una telefonata all’Ansa  segnala il cadavere del presidente della DC nel bagagliaio di una Renault 4, in via Caetani a Roma.

La morte di Moro segna uno degli episodi più drammatici dell’intera storia dell’Italia repubblicana.

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Redazione
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