In Consiglio Regionale è all’ordine del giorno il dibattito politico sul fine vita e sulla proposta di legge a prima firma del consigliere del Pd Fabiano Amati, che intende regolamentare l’accesso al suicidio assistito sotto strette e determinate condizioni nella nostra regione.
Ma può una Regione disporre e normale una disciplina di riserva dello Stato?
Dopo l’approvazione della proposta di legge in Commissione sul tema interviene, con una nota, il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio Regionale Ignazio Zullo, contrario alla legge. E lo stesso ne spiega le motivazioni.
“Che il dibattito sul tema del “fine vita” sia da affrontare è un dato che non contesto, ma sdoganando il diritto alla morte con una legge regionale si va a sbattere contro un sicuro ricorso alla Corte Costituzionale perché la competenza non è delle Regioni ma dello Stato.
Sono in gioco valori costituzionali quali la dignità della persona (art. 2), l’uguaglianza tra persone (art. 3), la libertà di autodeterminazione (art. 13) e diritto alla salute ( art. 32). In assenza di una legge cornice statale, la Regione non può permettersi di legiferare non avendone competenza.
È una questione pregiudiziale che porremo con forza in Consiglio regionale. Nel merito, da medico ho giurato con Ippocrate per la vita e mi batto perché il valore della vita sia assoluto e difeso all’estremo.
La sofferenza non dobbiamo estirparla perché fa parte di noi ma dobbiamo alleviarla e dobbiamo chiederci se in Puglia sono efficienti i servizi di assistenza ai malati terminali e se siamo in grado di assicurare le cure palliative e la terapia del dolore.
Io credo proprio di no. Se una Regione è incapace di sostenere la vita con i servizi sanitari e di integrazione socio-sanitaria, preferisce anteporre al sostegno, alla sofferenza e alla vita la soppressione della stessa, è pacifico che siamo in una Regione che non può dirsi progressista perché questo è regresso.
Spero che l’Aula sia consapevole di essere di fronte ad un cavallo di Troia: sappiamo la porta che apre ma non immaginiamo il baratro valoriale in cui finiremo”.











