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Vertenza Bosch di Bari, le rassicurazioni aziendali non basta. Ugl: “Serve un tavolo nazionale”

 Si è tenuto presso la Regione Puglia il monitoraggio relativo alla crisi Bosch dello stabilimento di Bari, dove sono impiegate 1609 lavoratori. L’azienda ha comunicato alle organizzazioni sindacali che il piano industriale dovrebbe proseguire confermando la salvaguardia dei livelli occupazionali e la non dismissione del sito pugliese fino al 2027, con un ulteriore impegno aziendale di trasferire a Bari diverse lavorazioni.

Ma nonostante gli impegni assunti non c’è ancora all’orizzonte un investimento che possa far uscire lo stabilimento dalla crisi e possa sostituire la produzione legata alla tecnologia diesel in termini di occupazione. La produzione dei componenti di motori elettrici per le e-bike, infatti, non è in grado di saturare l’intera fabbrica e di riassorbire le maestranze che, ad oggi, risultano in esubero.

A questo punto “chiediamo un tavolo con il Governo affinché Bari abbia una riconversione produttiva graduale che garantisca il secondo sito produttivo di tutta la Puglia, supporti il piano di riconversione annunciato dall’azienda per il sito di Bari, ossia le produzioni di cp4, già assegnate al sito barese ma occuperebbero solo 260 lavoratrici su 1609, e l’internalizzazione di prodotti come i coperchi zp. Necessari anche il monitoraggio della collaborazione continua con Cvit e un controllo sugli strumenti di uscita volontaria e incentivazione all’esodo che l’azienda sta utilizzando”.

Lo dichiara il segretario nazionale UGL Metalmeccanici, Antonio Spera, che ha partecipato, insieme a tutta la segreteria provinciale e al segretario UGL Metalmeccanici di Bari, Giuseppe di Gioia, all’incontro con la Rsu Ugl Bosch

Spera evidenzia “una scarsa chiarezza da parte dell’azienda, la quale, pur avendo dichiarato di voler investire nel sito pugliese, non chiarisce quali siano le nuove missioni industriali. Sarebbe opportuno fare ricorso alla solidarietà di gruppo visto che negli altri siti le cose vanno diversamente e sfruttare le risorse che il Governo ha stanziato per il settore automotive, pari a 3.5 miliardi”.

“Nell’ottica di una riprogrammazione produttiva di Bosch a livello mondiale, l’Italia deve riuscire ad intercettare con il supporto del Mimit tutte le risorse relative alle nuove tecnologie, come quelle dell’elettrificazione e dei cosiddetti e-fuel già inseriti fra le alternative ai combustibili tradizionali anche dopo il 2035”.

Per il segretario provinciale Giuseppe di Gioia, “governo e regione devono fare la propria parte, accompagnando con ammortizzatori sociali e una adeguata formazione per il settore automotive verso la transizione ecologica”.

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Redazione
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