HomeEditorialiCommentiAylan, una foto simbolo di sensazionalismo

Aylan, una foto simbolo di sensazionalismo

“L’orrore…” sussurra un impazzito colonnello Kurtz rimembrando l’immagine di un cumulo di braccia mozzate di bambini. Lui, uomo di guerra, aveva dichiarato la resa incondizionata a qualsiasi battaglia votata allo sterminio del nemico dopo aver visto quei piccoli arti ammassati. Il potere descrittivo, in questo caso, é stato piú efficace di qualsiasi immagine perché lascia all’ascoltatore la libertá di figurare nella propria mente cosa sia l’orrore. É qualcosa di violentemente pudico, che porta chiunque a fare un bilancio di quanto sia disposto ad affrontare con il proprio cervello la misura di cosa possa creare la crudeltà dell’uomo.
Il sensazionalismo é altro: é il metodo piú becero per riscuotere consenso, fomentare polemiche, vendere piú copie di un quotidiano. Nel millennio che sancisce il dominio dei social network e della notizia in tempo reale sul web, la foto di un bimbo senza vita, riverso su una spiaggia dopo il naufragio del barcone con cui tentava di arrivare dal suo paese, martoriato dalla furia assassina dei fondamentalisti islamici e dalla crudeltà del proprio governo, diventa quasi un poster da appendere al muro. Freddo, glaciale, materiale per sciacalli telematici e tg, per populismi e falsi moralismi. Un piccolo pezzo di carne pronto per essere sbranato dagli avvoltoi. E, chi pubblica e commenta quell’immagine, parla di moralità, del non chiudere gli occhi, dell’aiutare chi ne ha bisogno. Dimostrando di essere bestie alla stregua dei mercanti di esseri umani, che dilaniano la dignità umana per il proprio tornaconto. Se é vero che nella morte non c’é dignità, molte persone ne sono prive anche in vita.

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