A volte può essere piacevole tuffarsi in un repertorio di canzoni conosciute, quelle che volenti o nolenti sono entrate a pieno titolo nell’immaginario collettivo, e lasciarsi andare senza tanti cerebralismi. E può essere interessante concentrarsi sugli arrangiamenti, che sempre si misurano con gli originali senza presunzione. Siamo così arrivati alle “Musiche vagabonde” di un trio romagnolo (all’anagrafe e di adozione) che ha calcato la scena del Teatro Forma di Bari per l’Associazione “Nel gioco del jazz”.

Conosciamoli meglio: Sabrina Gasparini, vocalist dalla voce bene impostata, “leggera ma non lirica” come ama definirla lei, capace di cantare in varie lingue e persona dal cuore grande per i concerti di beneficenza che organizza.

Athos Bassissi, elegante e versatile fisarmonicista proveniente dalla scuola del maestro Iller Pattacini, apprezzato da Tullio De Piscopo e Albano. E’ anche compositore e ha inciso degli album.

Gentjan Llukaci, violinista eclettico “a tutto tondo” nato a Tirana e trasferitosi dal 1992 in Italia, dove vive attualmente a Modena. Dall’età di 6 anni si è avvicinato al violino che ha trovato sempre “stimolante, dal timbro brillante e luminoso”. Ha suonato al cospetto di Papa Woytila e Papa Benedetto XVI.
In scaletta, come già scritto, solo brani molto famosi, tante musiche di cui spesso non ricordiamo o non conosciamo il titolo, come il Walz 2 di Shostakovic. E’ divertente andare in giro per il mondo musicale, anche saltando di palo in frasca: da “Violino tzigano” a “Roma nun fa la stupida stasera”, da “Sur le ciel de Paris” e “Milord” per poi volare in Sudamerica con il noto bolero “Historia de un amor”, “Bésame Mucho” e “Por una cabeza” meraviglioso ed evocativo tango di Gardel che prende spunto dalle corse dei cavalli. Poi dietro front per tornare in Italia con “Tu si’ na cosa grande” di Modugno, “Albergo ad ore” di Herbert Pagani, “Caruso” di Lucio Dalla, e una tarantella in puro stile napoletano. E c’è un intermezzo straordinario con le musiche di Nino Rota ed Ennio Morricone: se ne fa carico Gentjan non solo con il suo violino che ricerca note delicate, ma utilizzando anche il fischio, quello suo personale, diventato famoso nelle colonne sonore dei film western di Sergio Leone. Abbiamo apprezzato molto in particolare l’esecuzione di “Asturias” (1890) di Albéniz, brano scritto per chitarra, ma molto più articolato e godibile con violino e fisarmonica.
Non sono mancati brani originali, composizioni di Bassissi: “Picasso”, ‘un tango destrutturato’, semplice nella sua intelaiatura, con qualche spunto jazzato; “Sciuscià” dalle tonalità vagamente vicine a quelle di Piazzolla.
Gasparini oltre a cantare ha presentato tutte le composizioni in scaletta, stabilendo un contatto fresco e amichevole con la platea. E’ finita come doveva finire, con il pubblico, non numeroso, soddisfatto e felice alla fine. E il trio lo ha ringraziato con gioia e allegria: “La cumparsita” mixata con “Oci Ciornie”, tripudio di suoni e colori.











