Come spesso succede i concerti più snobbati risultano quelli di gran lunga i migliori. E succede al Teatro Forma di Bari in una serata che si annunciava per vari aspetti piuttosto anonima. “Nel gioco del jazz” per la stagione “Starting Again” presenta sul palcoscenico due concerti in una volta sola.

Primo ad esibirsi è un duo: Tiziano ed Enrico Guerzoni, padre e figlio, bolognesi, entrambi musicisti di violoncello. Combinando il loro cognome con il cello hanno confezionato il termine Guerzoncellos. In verità sono poco noti dalle nostre parti, ma la collaborazione insolita (padre e figlio) dovrebbe quanto meno destare curiosità. D’altra parte Tiziano è molto apprezzato nei circuiti qualificati, avendo collaborato con Pavarotti, Fresu, Battiato, Muti, Nyman, Mc Ferrin: non mi sembra poco. Il repertorio spazia dal barocco al jazz, dal rock al pop, fino alla classica, pur essendo il violoncello uno strumento adoperato solitamente nella musica sinfonica.
Cover e composizioni originali si alternano con equilibrio. La singolarità è nel suono dello strumento che viene esplorato in tutte le sue possibilità sonore, comprese le tonalità di basso. I due suonano in perfetta sintonia scambiandosi frequentemente i ruoli di accompagnatore e solista.
Se a questa perizia collaudata si aggiunge la sorpresa dei pezzi presentati più una naturale simpatia nei dialoghi col pubblico (“Potete filmarci quanto volete coi cellulari e postate poi tutto sui social: ci fate felici” ha detto Tiziano) si può immaginare il clima nel quale si è svolto il concerto. Partiti con la “Birdland” dei Weather Report, ottima introduzione, hanno proseguito con un mix di successi di Michael Jackson (“Billie Jean”, “Thriller”). Hanno spaziato a 360 gradi nel repertorio internazionale: “Bohemian Rapsody” dei Queen, “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin, “James” di Pat Metheny e, dopo essere passati a fare un doveroso omaggio a Vivaldi, si sono presi la libertà di presentare loro composizioni originali (“The Clown”, “Psychedelic”, “Taglian’tella bolognese”, la struggente e magnifica “Strange”). Ascoltare per circa un’ora sempre lo stesso strumento alla fine può essere stucchevole, ma con i Guerzoncellos non ci si è annoiati affatto.
La seconda parte della serata è stata dedicata al trio di Antonio Laviero, pianista vincitore del “Dexter Jazz Contest”. A tale proposito Donato Romito, ha espresso parole di rammarico, in quanto il contest, organizzato dall’associazione “Nel gioco del jazz” della quale lui è presidente, è stato in un certo senso boicottato proprio da chi quel contest aveva fortemente voluto, determinando la vittoria di Laviero.
Il pianista, originario di Policoro, si rivela un’autentica sorpresa per chi non lo conosce. Sicurezza e maestria di primo colpo lasciano stupefatti, e a pelle si realizza che ci si trova di fronte ad un talento con i fiocchi. Il trio fa scintille dal primo pezzo, la “Looking Up” di Michel Petrucciani. E’ il biglietto da visita per un’ora di musica intensa e godibile di sano e puro jazz senza alcun genere di contaminazioni. Nemmeno quando viene riproposta in una versione più lunga “Bud on Bach”: il pezzo si rifà alla musica classica di Bach ovviamente, ma è una rielaborazione di Bud Powell, pianista di colore degli anni ’50. Non è dimostrazione né compiaciuta ostentazione, ma c’è tanto virtuosismo, senza del quale è impossibile eseguire quel brano. Altre sorprese arrivano più tardi, quando dal pianismo si passa alla musica di John Coltrane: è qui che emerge la figura di Nunzio Maria Laviero, ufficialmente contrabbassista del trio. Il musicista, del quale già si erano apprezzati alcuni assolo, passa con estrema disinvoltura dal contrabbasso al basso elettrico e alla chitarra elettrica; e fin qui ci può stare. Ma quando poi imbraccia il sax tenore dà prova di una bravura insospettata e inaspettata. L’acuto finale è da brividi. Un gigante, che ha portato gli entusiasmi alle stelle. E se il suono non è sempre pulitissimo, questo è il tributo che a volte richiedono improvvisazione e creatività. Aris Volpe svolge un diligente lavoro alla batteria, ma un suo assolo sicuramente avrebbe strappato applausi a scena aperta.
Non sono mancate le composizioni originali, apprezzatissime e richieste nel bis, e l’omaggio a Chick Corea con “La fiesta”.
Uno dei migliori concerti di questo finale di 2023. Ed ora aspettiamo con grande interesse il primo disco di questo trio.
Sul mio block notes ho annotato “pubblico scarso”; e gli assenti? quelli hanno sempre torto, e questa volta hanno perso l’opportunità di ascoltare buona musica.











