In un articolo di qualche giorno fa, dedicato al rocambolesco scioglimento del quartetto della Bobo Tv composto da Lele Adani, Bobo Vieri e i baresi Ventola e Cassano, si parlava di deriva americana che il nostro football, pardon calcio, sta prendendo. Il termine deriva è solitamente legato ad un trascinamento, da parte di una massa fluida in movimento, di un corpo galleggiante o immerso in essa, rispetto a una superficie fissa. Per quanto riguarda il termine americano, resta poco da aggiungere, ovunque i nostri occhi possano posare il loro sguardo c’è qualcosa di americano (ormai anche di cinese!) che ci circonda: pensiamo ai jeans, agli smartphone, al cibo, gli hamburger in primis, i social, alcune bevande come la Coca Cola, le serie tv e ora anche il calcio!
È una deriva, lenta, quasi silenziosa, un cambiamento che non fa notizia né scalpore. Riflettiamoci un attimo e scioriniamo alcuni nomi: Thomas DiBenedetto e James Joseph Pallotta vi dicono nulla? Beh non sono i nomi di due gangster o guest star di qualche serie Netflix, ma l’ex proprietario e l’attuale proprietario della Roma. Americani, of course! Ma dai sarà un caso si potrebbe pensare. Eppure anche il Milan ormai da qualche anno parla americano, con la proprietà RedBird con a capo Gerry Cardinale. La sua società è attiva in diversi settori terziari, come beni di consumo, servizi finanziari, telecomunicazioni e tecnologia, con un focus nell’intrattenimento, nei media e nello sport. Ecco che allora tutto si fa più chiaro. Là dove finisce la sacralità della partita di pallone giocata la domenica come cantato negli anni ’60 da una giovanissima Rita Pavone, iniziano gli interessi delle grandi società di intrattenimento che fanno a gara per moltiplicare l’”effetto domenica”.
Diceva Baricco “Il rito è moltiplicato, e il sacro è diluito”. Così capita, senza nemmeno rendersene conto, che il calcio passi nell’arco di qualche anno dalla domenica a quasi tutti i giorni della settimana. Un intrattenimento continuo e senza sosta, panem et circenses. Il calcio spezzatino tra anticipi e posticipi. Anticipo del venerdì sera, poi spezzatino del sabato con incontri alle 15, alle 18 e alle 20e45. Finita qua? Neanche per sogno! Ecco ancora partite la domenica, alle 12e30, alle 15 poi alle 18 e infine alle 20e45. E non dimentichiamoci il posticipo del lunedì alle 20e45! Per non parlare delle tante piattaforme che si sono suddivise i tanti eventi dalle coppe nazionali a quelle internazionali passando per il campionato.
Insomma, mettiamo da parte per un attimo l’amore per lo sport, per i nostri beniamini e per i colori della nostra maglia e proviamo a comprendere cosa stia succedendo al calcio, ma non solo in realtà. È un sport ormai legato sempre meno al campo e sempre più a ciò che succede fuori da esso. Alzi la mano chi non ha amici o parenti che parlano di fantacalcio o mercato di riparazione. Alzi la mano chi non ha amici e parenti che, prima della partita o prima dello stadio, non facciano un salto a fare una piccola scommessa. Per non parlare degli ultras e di un attaccamento che a volte sconfina nella violenza pura. È una seduzione sottile, subdola, una tensione verso il superficiale, verso lo spettacolo veloce e verso la violenza gratuita.
Non è un caso se proprio nell’ultima partita, Bari-Venezia, un po’ come accadeva secoli fa nel Colosseo, qualche tifoso abbia invocato a gran voce la cacciata del Presidente De Laurentiis, attualmente proprietario del Bari. Molto ci sarebbe da dire su questo argomento, ma ancora una volta la spettacolarità del momento ha annebbiato quello che di bello c’era nel calcio autentico: il trenino appena segnato un gol, la corsa sotto la curva, le vecchie bandiere che adesso non ci sono più, si pensi a Protti o Tovalieri. I totem insomma, simbolo di uno sport vero, di un passato inarrivabile, di un classico che non tramonta mai, sono stati offuscati dall’illusione del calcio attuale fatto di scommesse, stipendi faraonici, sportwashing, si pensi a Mancini all’Arabia Saudita, ad esempio. Un mondo che ormai è sempre più entertainment e sempre meno passione vera.
Cosa fare allora? Beh, come per le piattaforme digitali, il piano è ormai inclinato. Ma la scelta spetta pur sempre a noi.











