HomePoliticaLa politica si accapiglia su chi sia il responsabile del disastro-Ex Ilva....

La politica si accapiglia su chi sia il responsabile del disastro-Ex Ilva. A cosa serve ora?

In queste ore sta andando particolarmente di moda accusarsi a vicenda per la responsabilità della situazione dell’ex Ilva di Taranto e del siderurgico. Una vicenda complicata e contorta che rischia di costare tantissimo alle casse dello Stato italiano, senza contare gli investimenti già fatti e le promesse non mantenute di bonifiche ed ambientalizzazioni per il territorio soprattutto della città di Taranto.

Ma la polemica politica va avanti senza fermarsi e con i paraocchi, alla ricerca di colpevoli e di legittimati a puntare l’indice contro la controparte avversa. Senza pensare che, in fondo, il fallimento è di tutto il sistema politico, che non ha saputo tutelare un bene che tutti definiscono strategico come l’acciaio e soprattutto non ha difeso nè le prerogative del nostro sistema economico, tanto meno le istanze su salute ed ambiente.

“Questo è il primo colossale fallimento del 2024 per il Governo Meloni – scrivono i deputati Pd pugliesi Ubaldo Pagano, Claudio Stefanazzi e Marco Lacarra – Un epilogo che purtroppo avevamo ampiamente previsto da tempo, visto l’atteggiamento di costante e cocciuta chiusura che il socio privato ha sempre tenuto rispetto ai destini dell’acciaieria, dei lavoratori e della comunità tarantina”.

“Restano assolutamente incomprensibili le ragioni per cui il Governo abbia perso così tanto tempo dietro i progetti ‘alternativi’ di Fitto, per poi tornare – con colpevole ritardo – verso l’unica soluzione sensata: la scalata pubblica di AdI”.

Dall’altro lato i senatori di Fratelli d’Italia Filippo Melchiorre e Ignazio Zullo. ribattono e sottolineano come la vicenda Ilva ed i danni provocati risalgono al tempo in cui al Governo c’era il centrosinistra, e che semmai il Governo Meloni sta cercando con fatica di risolvere problemi lasciati sul tavolo dai loro predecessori.

“L’ex-ILVA è la storia di un fallimento del PD e del Movimento 5 stelle. Senza questa indispensabile premessa-verità non si può comprendere ciò che sta avvenendo oggi. Per questo riavvolgiamo il nastro con fatti incontrovertibili e dai quali dovrebbero partire tutti coloro che sono onesti politicamente e intellettualmente.

  • La gara per la vendita dell’ex-Ilva è stata avviata nel 2016 con Renzi presidente del Consiglio e Calenda ministro dello Sviluppo Economico.
  • L’aggiudicazione al gruppo Mittal è avvenuta a giugno 20217 con il Governo Gentiloni e sempre il ministro Calenda.
  • Il Governo Conte I, con ministro allo Sviluppo Economico Di Maio, dopo un’indagine sulla legittimità della procedura di affidamento a Mittal, a novembre 20218 cede ufficialmente l’ex Ilva a Mittal.
  • Nel 2019 il Governo Conte II, con il ministro allo Sviluppo Economico Patuanelli, elimina lo scudo penale e Mittal annuncia la volontà di recedere dal Contratto.
  • Nel 2020 lo stesso Governo sottoscrive un nuovo accordo di investimento che prevede l’ingresso dello Stato tramite Invitalia.
  • Nel 2021 il Governo entra nella società con 400 milioni di euro. L’accordo prevedeva un piano di investimento che doveva ridurre le emissioni, aumentare la produzione e realizzare gli investimenti per la decarbonizzazione. Lo stesso accordo prevedeva l’aumento al 60% dello Stato a maggio 2022.
  • Nel maggio 2022 Invitalia e Mittal rinviano al 31 dicembre 2024 l’aumento della quota dello Stato e la conclusione della fase di acquisto degli impianti.
  • Il 25 settembre 2022 il centrodestra vince le elezioni Politiche e il 22 ottobre Giorgia Meloni diventa presidente del Consiglio dei Ministri.

Una cronistoria secca, senza commenti e senza polemiche, ma che dimostra come siano stati i Governi di centrosinistra a scegliere Mittal, a diventare loro soci. Per questo gli esponenti del PD e del Movimento 5 Stelle, che ieri hanno fatto a gara a chi puntava il dito contro il Governo Meloni, avrebbero dovuto rimanere in silenzio. Anzi no, avrebbero dovuto battersi il petto e chiedere scusa a Taranto e all’Italia per le scelte e le decisioni scellerate prese in tutti quegli anni”.

Ed i parlamentari proseguono

E veniamo a quanto fatto in meno di un anno dal Governo Meloni:

  • Nel febbraio 2023 vengono stanziati 680 milioni di euro per garantire la continuità aziendale. La forma utilizzata è un prestito soci.
  • Nell’agosto 2023 Mittal completa gli interventi del Piano ambientale e con il Governo definisce un piano di decarbonizzazione.
  • Nel novembre 2023 approva un nuovo piano industriale comprensivo di 3,7 miliardi per la decarbonizzazione.
  • Nel 2024 il Governo intende definire le misure di rafforzamento patrimoniale per superare la crisi di liquidita di breve periodo, completare l’acquisto degli impianti e realizzare il piano industriale comprensivo degli interventi per la decarbonizzazione.

“In sintesi: nel 2023 il Governo Meloni ha assicurato le risorse per far fronte al caro energia e sostenuto la continuità aziendale, oggi il nostro Governo vuole chiarezza da parte del privato sui tempi e sulle modalità di realizzazione del piano industriale comprensivo degli interventi di decarbonizzazione”.

Banner donazioni

Telegram PugliaIn

Per seguire in tempo reale tutte le news iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram

Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

Ultimi Articoli

spot_img
spot_img