Furti in casa e minacce ai proprietari, costretti a consegnare valori custoditi nelle proprie abitazioni, al termine di lunghi pedinamenti ed una accurata scelta delle “vittime”. Un gruppo criminale organizzato agiva da diverso tempo tra le provincie di Bari e della Bat.
Questa mattina, i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal GIP del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica di Bari per gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati ritenuti appartenenti ad un sodalizio dedito ai furti in abitazione nei comuni delle provincie di Bari e BAT.
Sono contestati anche reati di furti di autovetture e su autovetture, tentata rapina in abitazione, ricettazione, falso e violazione delle prescrizioni imposte dalla Sorveglianza Speciale di PS.
L’inchiesta dei Carabinieri di Monopoli ha consentito di individuare una struttura criminale ben organizzata, incline all’uso di minacce e violenza alla persona, con l’unico proposito di appropriarsi di ingenti quantitativi di danaro ed oggetti di valore che le vittime custodivano all’interno delle casseforti installate nelle proprie abitazioni, scardinate con l’impiego della fiamma ossidrica. Inoltre è stato documentato l’uso di auto di grossa cilindrata di provenienza furtiva, l’uso di targhe falsificate applicate su altri veicoli “propri” dei sodali, per non renderli rintracciabili, radio ricetrasmittenti e apparati telefonici dedicati all’attività illecita, disturbatori di frequenza, flessibili ed attrezzi vari da taglio e scasso. Infine, è stata localizzata e documentata l’esistenza di una base logistica usata per occultare i mezzi rubati, gli attrezzi da scasso e, talvolta, la refurtiva trafugata in attesa di essere avviata nei canali del riciclaggio.
L’indagine trae origine da eventi denunciati nei mesi di novembre e dicembre 2020, nei comuni di Castellana Grotte e di Conversano.
Le indagini hanno permesso di raccogliere indizi anche sulle scelte delle vittime da colpire con l’acquisizione di informazioni sulle abitudini di vita e le disponibilità economiche, anche tramite pedinamenti e appostamenti ripetuti.
Spesso i criminali utilizzavano, per introdursi nelle abitazioni, chiavi sottratte alle vittime che quelle riprodotte col favore del titolare di un negozio di ferramenta, al quale venivano fornite le foto delle chiavi da duplicare e che avrebbe percepito un compenso di 70/80 euro per ogni richiesta.
L’’individuazione delle abitazioni da colpire avveniva anche attraverso l’accesso illecito alla banca dati per la visura delle targhe di autovetture; il gruppo aveva a disposizione anche telefoni e schede telefoniche dedicati che venivano utilizzati solo nelle attività illecite per le comunicazioni tra gli associati, intestate fittiziamente a terze persone ignare.
Durante i colpi il gruppo criminale durante i furti, indossava parrucche da donna, cappellini, mascherine e passamontagna, rendendo difficoltosa l’identificazione.
3 indagati sono stati tradotti in carcere e 5 posti in regime di arresti domiciliari nelle proprie abitazioni. Uno degli indagati è deceduto prima dell’esecuzione della misura cautelare.
Ai destinatari della misura cautelare vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, dodici furti in abitazione, cinque furti su auto, un furto di auto, ricettazione di un’autovettura, due reati di falso (alterazione di targhe), una violazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di PS.











