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Compravendita di voti nel barese: svelato un collaudato sistema. 72 indagati e 10 arrestati

Cinquanta euro. Questo è il prezzo della libertà di voto secondo un radicato sistema che conta numerosi episodi a Bari ed in Provincia. Questa mattina sono scattati gli arresti domiciliari per il sindaco di Triggiano Antonio Donatelli, e per Sandro Cataldo, marito dell’assessore regionale ai Trasporti Anita Maurodinoia, nonchè referente del movimento politico Sud al centro.

Per entrambi l’accusa è di corruzione elettorale nell’ambito di una inchiesta della procura su una presunta compravendita di voti per le elezioni comunali di Triggiano del 2021.

Negli atti Cataldo viene definito “il deus ex machina di un collaudato sistema per comprare voti”.

Tra gli indagati risulta anche Anita Maurodinoia nei confronti della quale è stata eseguita una perquisizione. Secondo quanto accertato, un’associazione finalizzata alla corruzione elettorale avrebbe permesso di comprare voti, anche al prezzo di 50 euro l’uno, alle elezioni amministrative del 20 e 21 settembre 2020 nel comune di Grumo Appula, e del 3 e 4 ottobre 2021 nel comune di Triggiano, in provincia di Bari.

Nel complesso le persone arrestate in totale sono 10, di cui una detenuta in carcere (l’ex assessore di Grumo, Nicola Lella), 7 ai domiciliari (oltre a Donatelli e Cataldo anche Giovanni Lavacca, Alberto Leo Perrelli, Piergiorgio Andrea Perrelli, Vito Perrelli), e due persone colpite da divieto di dimora. Complessivamente l’inchiesta coinvolge 72 indagati, che devono rispondere, a vario ritolo, di calunnia, corruzione propria, falso, associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale “per la votazione del sindaco e del Consiglio comunale di Grumo Appula e per la votazione del presidente e del Consiglio regionale della Puglia”.

L’indagine ha preso il via dal ritrovamento, il 6 ottobre 2021, in un cassonetto per l’immondizia di San Giorgio, a sud di Bari, di alcuni frammenti di fotocopie relative a documenti d’identità e codici fiscali di cittadini triggianesi. Secondo l’ipotesi accusatoria chi accettava l’accordo avrebbe dovuto consegnare copia dei propri documenti d’identità e della scheda elettorale per consentire un preciso conteggio dei voti, sezione per sezione. La verifica veniva effettuata nel corso delle operazioni di spoglio dove vari “gregari” degli organizzatori controllavano se l’elettore si era effettivamente recato al seggio e poi, nello spoglio, controllavano il numero delle preferenze “acquistate” rispetto a quelle attese.

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Redazione
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