Qualche volta non è un peccato partire da un soggetto serioso per realizzare qualcosa di leggero e (perchè no?) divertente: anzi! è un’opportunità. Così anche la vita di Joahnn Sebastian Bach, in una revisione mirata, può diventare un pretesto per sorridere senza perdere di vista spunti di riflessione. Con questo spirito Ersilia Cacace e Aldo Berardi hanno realizzato un ottimo lavoro, “Oh PerBACH Oh!”, titolo significativo che nel gioco di parole annuncia una sceneggiatura frivola e brillante.
La vicenda si svolge a Lipsia nel 1723. Il musicista tedesco, rimasto vedovo dopo 14 anni di matrimonio, ha sposato Anna Magdalene, amante e appassionata di musica, che lo aiuta a trascrivere le composizioni. Bach per lei ha composto delle musiche raccolte in un “Piccolo libro”, ma per la prima moglie, Maria Barbara, non ha mai scritto neanche una nota. Fin qui tutto vero, come veri sono alcuni riferimenti storici disseminati nel corso della recitazione: i soldi portati in dote al matrimonio, le circostanze della morte di Barbara, i venti figli avuti dalle due mogli, le inclusioni dei motivi sacri del culto luterano. Ma il lato comico salta subito fuori con la presenza del fantasma della prima moglie: invidiosa di Magdalene, Barbara vuole anche per sé una cantata che la renda immortale come la donna che ha preso il suo posto. Per ottenere giustizia si rivolge a Santa Cecilia, protettrice dei musicisti, la quale suggerisce di farsi scrivere la cantata da Luigi Cherubini (non contemporaneo di Bach, attenzione), che dovrà essere evocato con una formula complicata. Barbara purtroppo sbaglia formula e così fa tornare dal futuro un altro Cherubini, Lorenzo, in arte Jovanotti. Da quel momento si intrecciano gag esilaranti in cui si mescolano passato e futuro in un presente che perde costantemente i suoi equilibri, tra i misteri delle tecnologie del XXI secolo e le chiusure mentali, inevitabili, del XVIII. La scena si affolla di fantasmi, rapper in bermuda con cappellino a rovescio, tablet e cellulare, parrucconi settecenteschi, tuoni e fulmini dall’aldilà e un prete rompiscatole con l’aria da menagramo. Si sottolinea anche con maliziosità la sensualità di Bach, e i suoi presunti ‘vizietti’ come le praline di zucchero, il tabacco, il caffè. Ma non ci si dimentica di mettere l’accento, quasi distrattamente, sulla condizione sociale della donna nel ‘700: il “musicista” era ruolo esclusivamente maschile, e pare che proprio Magdalene abbia scritto delle musiche che furono però attribuite al marito. La sceneggiatura, strutturata con sapienza e intelligenza, strappa sorrisi e riflessioni, non solo sulla disparità dei momenti storici, di per sé incompatibili. Il tutto avviene sotto il denominatore comune del divertimento, nel significato etimologico di ‘volgere altrove’; un elemento di cui si sente quasi l’esigenza nei tempi bui che stiamo vivendo, soprattutto se messo in opera con garbo e correttezza.
Da elogiare in blocco la Compagnia Scene Teatro: ad ogni rappresentazione che mi capita di seguire si nota una crescita in modo esponenziale, indice di una buona organizzazione e di una significativa ‘scuderia’ di attori di tutto rispetto, che fanno del teatro la propria passione più che il loro mestiere. Se ne è accorto anche il pubblico: non è un caso che il Piccolo Teatro martedì sera fosse sold out, tenendo conto che si trattava della seconda messa in scena.
Roberto Romeo è un impeccabile Bach, ironico e autoironico, nervoso, dolce e amorevole; Sarah Pofi è Magdalene, intrigante, sensuale, premurosa; Mina Albanese è il fantasma Barbara, vogliosa, dispettosa, ambiziosa perché delusa; Francesco Gisotti è Cherubini/Jovanotti, divertito, divertente, estemporaneo, imprevedibile; Lidia Cuccovillo è Santa Cecilia, santa ma non troppo; Aldo Berardi è il pastore Weiss, capace di suscitare ilarità con la sua sola buffa presenza; Federico Caizzi presta la voce per gli interventi fuori campo. La regia è dello stesso Berardi (factotum per l’occasione: autore, attore, regista) e di Massimo Abrescia, direttore della Compagnia, con l’ausilio di Lucio D’Abbicco. Musiche di Bach ovviamente, Handel, e Paolo Messa; al clavicembalo Annalisa Ficarra. E mi piace sottolineare anche la cura che è stata posta nei costumi e nelle luci. Il dettaglio non va mai trascurato: complimenti!
Giudizio finale? La migliore recensione è l’applauso del pubblico.




















