“Il fatto non sussiste” ed, in appello, arriva l’assoluzione con formula piena per Raffaele Fitto dal reato di corruzione nel processo in corso a Bari riguardante la vicenda “La Fiorita”. Dopo la condanna in primo grado, nel 2013 a quattro anni di reclusione (ridotti a uno per effetto dell’indulto) e cinque di interdizione dai pubblici uffici, ieri i giudici di Bari hanno completamente ribaltato la sentenza, smontando del tutto la tesi dell’accusa, che riguardava una presunta (ora dimostrata inesistente) tangente da 500mila euro pagata dall’imprenditore romano Gianpaolo Angelucci sotto forma di finanziamento (dunque legittima) al partito “La Puglia prima di tutto”. Pienamente assolto anche l’imprenditore romano.
Per l’ex ministro Fitto è stata anche confermata l’assoluzione per un abuso d’ufficio, mentre sono stati dichiarati prescritti gli altri reati contestati, fra i quali illecito finanziamento e altri due episodi di abuso d’ufficio.
“Tutte le illazioni, tutti i sospetti, tutte la mezze parole su Raffaele Fitto devono lasciare spazio a questa sentenza che ha avuto il coraggio, nonostante il reato fosse prescritto, di dichiararne la insussistenza”. Così hanno voluto commentare gli avvocati Francesco Paolo Sisto e Luciano Ancora, difensori dell’europarlamentare pugliese.
Per l’avvocato Gianni Di Cagno, difensore di Angelucci, dovrebbero esserci delle scuse. “Poiché da 10 anni non si fa altro che parlare di una presunta tangente e di una corruzione che non è mai esistita, credo che a questo punto non solo l’opinione pubblica ma alcuni organi dello Stato debbano delle scuse a qualcuno”.
Sul suo sito è poi lo stesso Fitto a commentare l’assoluzione. “Oggi – scrive Fitto – sicuramente, sono molto soddisfatto per la sentenza di assoluzione con formula piena ma al tempo stesso molto amareggiato. Non è il giorno delle valutazioni o dei commenti ne’ tantomeno delle polemiche o dei festeggiamenti. Ringrazio i miei avvocati Francesco Paolo Sisto , Luciano Ancora ed Angelica Loiacono per la straordinaria dedizione e competenza. In pochi minuti mi sono passati nella mente quasi 10 anni della mia vita. Il mio pensiero va soprattutto a mia moglie ai miei figli a tutta la mia famiglia che nei momenti più difficili sono stati sempre al mio fianco con discrezione ed affetto insieme a tanti amici che non hanno mai dubitato della mia onestà”.
“E’ una sentenza – commenta il sindaco di Lecce Paolo Perrone – che dimostra l’estraneità ai fatti e conferma la linearità e la correttezza del percorso politico-amministrativo da sempre intrapreso dall’europarlamentare. Per questa ragione sono molto soddisfatto e colgo l’occasione per ribadire tutta la stima che da sempre nutro nei confronti dell’amico Raffaele”.











