Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti sono sempre stati dei grandi show dove i dibattiti televisivi diventano l’arringa dei candidati repubblicani e democratici. Le prossime elezioni del 2016 promettono uno show diverso, l’ascesa in campo dopo vari tentativi e ripensamenti del miliardario Donald Trump ha sicuramente cambiato di non poco le carte in tavola dei candidati repubblicani.
Trump è considerato uno dei più noti imprenditori immobiliari negli Stati Uniti, figlio di Fred Trump, un ricco costruttore di New York, ha lavorato per la ditta di suo padre, Elizabeth Trump & Son, mentre frequentava la Wharton School della University of Pennsylvania. Prende il controllo della societa’ nel 1971 che lui ribattezzerà The Trump Organization. Dopo il suo terzo fallimento nel 2009, la proprietà di Trump Entertainment Resorts è stata venduta a vari acquirenti.
Nel 2010, Trump esprime interesse a diventare un candidato per il presidente degli Stati Uniti ma poi si ritira. Nel 2013, spende oltre $ 1 milione per la ricerca di una possibile corsa per la presidenza degli Stati Uniti nel 2016.
Con una conferenza stampa megalomane come da suo solito annuncia la sua candidatura dicendo: “Sono Donald Trump… non è per menarmela se vi dico che ho fatto miliardi e miliardi di dollari avendo a che fare con gente in tutto il mondo. Voglio mettere questo talento a disposizione del paese per fare grandi affari e rendere nuovamente ricca la nazione” con queste parole Trump è entrato a far parte della rosa dei candidati del partito repubblicano.
Non solo, infatti dopo il primo dibattito televisivo, dove Trump non ha presentato alcun programma elettorale, pare sia tra i candidati di spicco dei repubblicani. Considerato un prodotto degenerato della civiltà televisiva e’ frutto di una politica spettacolo che ha gia’ funzionato, anche se in termini diversi, in Italia per quasi 20 anni con la leadership berlusconiana, i suoi slogan e i suoi discorsi pubblici sono stati al centro di un analisi approfondita di Frank Bruni per il New York Times: “ Non è il caso di sottovalutarlo: per molti è una meteora, ma potrebbe anche diventare il Berlusconi della politica americana.” Ha dichiarato Bruni con crescente preoccupazione e pessimismo, infatti il suo gradimento cresce rapidamente nei sondaggi, nonostante le sue affermazioni offensive e a volte razziste che fanno rabbrividire mezza America e annuire l’altra meta’.
Il columnist del New York Times infatti ha piu’ volte paragonato Trump al ex primo ministro italiano, Silvio Berlusconi ma mentre Berlusconi era un leader di un partito creato da lui pare che Trump sia come un Frankestein creato dal partito repubblicano. Figlio dell’ insofferenza di molti cittadini viene da pensare che Trump potrebbe essere un mix letale tra antipolitica, xenofobia e rabbia.
“Ma è anche una creatura che trascende i partiti: gli americani sono ormai molto cinici non solo rispetto al governo e al Congresso, ma anche rispetto alle altre istituzioni. Non hanno più fiducia nei loro politici, ma nemmeno nella stampa, nelle corporation, negli insegnanti. Così quando Trump si dice stufo di tutto questo, attira l’attenzione. Ma non ti porta da nessuna parte: quella che gli manca e’ la capacità di trasformare la rabbia in movimento politico. Non ha provato a offrire soluzioni” ha ribadito Bruni.
“Trump vive all’intersezione tra “media”, intrattenimento e politica. Una confluenza che genera una pericolosa confusione tra realtà e teatro. Niente di nuovo: un pericolo denunciato già una quarantina d’anni fa . Ora ci risiamo con quelli che gridano che sono stufi di tutto, che vogliono rovesciare il tavolo. Scene gia’ viste negli ultimi anni, non solo in Italia ma in tutta Europa dove l’ antipolitica sembra un atteggiamento di moda e dove lo spettacolo conta piu’ degli obbiettivi elettorali.











