HomeEconomia & SviluppoL’IA, bene per l’umanità e una sfida alla democrazia e ai diritti umani

L’IA, bene per l’umanità e una sfida alla democrazia e ai diritti umani

Prosegue il nostro dibattito sull’Intelligenza Artificiale e sulle implicazioni che questa tecnologia ha sull’uomo e sulle sue scelte. Dopo gli interventi degli scorsi giorni (qui e qui) ospitiamo oggi l’intervento del giornalista Domenico Delle Foglie, anche alla luce degli interventi emersi nel corso della recente riunione del G7 a Fasano.

Né apocalittici né integrati, giusto per citare un Umberto Eco d’annata. Piuttosto, pensosamente critici, moderatamente ottimisti, guardingamente speranzosi. Ecco come ci sentiamo dinanzi all’avanzata travolgente dell’intelligenza artificiale (d’ora in poi, per semplicità, solo IA). Peraltro come non esserlo se di IA si occupa persino il G7 (i Grandi del mondo) che invitano addirittura il più alto leader spirituale del nostro tempo, Papa Francesco, a dire la sua su quella che a molti appare la sfida più estrema mai portata dalla scienza (e dalla rivoluzione tecnologica) all’antropologia. Ovvero al nostro modo di concepire il sapere, di accumularlo, di applicarlo, di spenderlo, di investirlo. E a poco vale la rassicurazione: l’IA è solo un moltiplicatore di sapere che, a tutti gli effetti, può divenire la strumento più efficace per offrire all’intera umanità un salto evolutivo.

Di sicuro l’Intelligenza Artificiale risponde a una domanda frequente: quale sarà la nuova frontiera dell’innovazione, in grado di cambiarci la vita, dopo l’invenzione della telefonia mobile e l’espansione illimitata del digitale, che comunemente si ritiene siano state le rivoluzioni tecnologiche in grado di spostare più in là le prospettive, i bisogni e le opportunità dell’umanità? La risposta, non v’è ombra di dubbio, sta nell’incontro dell’homo sapiens con la macchina sapiens e sulla loro (nostra) coabitazione su questo puntino nell’universo conosciuto che è il pianeta Terra. La sola idea che le future generazioni dovranno dividere il loro spazio vitale con le macchine pensanti (sia pure spesso nella versione antropomorfa dei robot) è sinceramente inquietante. Di sicuro, abbiamo visto troppi film con robot ed esseri virtuali impazziti, ma dobbiamo conservare la lucidità necessaria per prendere atto che il futuro è già tra noi in mille forme (dall’auto a guida autonoma, ai vari sistemi predittivi applicati in mille campi diversi o alla radio robotica in medicina) e dunque, bisogna inevitabilmente innalzare l’asticella della nostra attenzione.

A partire, ovviamente, dalla questione centrale dei decisori ad ogni livello della vita umana.  L’esempio più terrificante può essere quello del controllo e dell’eventuale potere decisionale sulle armi atomiche. Già conviviamo con l’immagine dei grandi leader del mondo che viaggiano con la valigetta nucleare per essere pronti, in ogni momento, a lanciare i missili. E tutti noi siamo ben consapevoli che il lancio di una sola testata nucleare sarebbe la condanna quasi certa dell’umanità alla distruzione. Dunque, si pone inevitabile la domanda: la decisione di lanciare la bomba può essere delegata all’IA o comunque può essere condizionata dall’IA in virtù della sua superiore capacità di calcolo?  Crediamo che, al momento, nessuno di noi vorrebbe mettere il proprio destino nelle mani di una macchina pensante. Eppure è necessario che se ne parli e che soprattutto quanti detengono le bombe nucleari decidano al più presto di bandire l’uso di armi controllate autonomamente dall’IA. Un impegno che necessita scelte sollecite, ma in un tempo di guerre come il nostro, può apparire una solenne ingenuità. Ma corriamo volentieri questo rischio perché siamo certamente in buona compagnia. Almeno quella di Papa Francesco è assicurata.

Ovviamente l’esplosione tecnologica dell’IA ha altri mille ampi di applicazione civile, dal lavoro alla medicina, dall’istruzione alla politica. A tutti noi il compito di vigilare e di immaginare il futuro che vedrà la coabitazione fra l’umanità e le macchine pensanti. E poiché la rivoluzione tecnologica corre, pressata com’è anche dai nuovi orizzonti del business, sarà necessario pretendere una governance improntata alla centralità dell’umano. Inutile nascondersi che l’espansione e il controllo dell’IA potranno determinare non solo i rapporti di potere fra le nazioni, ma anche determinare i nuovi divari fra i popoli e nuove inimmaginabili disuguaglianze all’interno delle diverse società. Per non parlare di quanto l’IA possa incidere sulle istituzioni e sulle prassi politiche, potendo incidere sull’informazione e sull’orientamento delle opinioni pubbliche. Dopo la rivoluzione green (appena cominciata e già costosissima) si aggiunge ora quella dell’IA. Pensare di cavarcela con qualche buona intenzione e qualche facile moralismo sarebbe un suicidio collettivo. Di sicuro, l’avvento di un mondo trainato dall’IA deve aiutarci a capire quanto sia in gioco la nostra antropologia. E con essa la democrazia, i valori di libertà e uguaglianza, i diritti umani.

Domenico Delle Foglie
Giornalista professionista freelance

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