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Ufficialmente al via Festivarts, format pregevolissimo inaugurato a Castellana Grotte ieri sera, giovedì 4 luglio, con un ospite speciale, Lino Banfi, che ha spaginato la propria carriera ultra cinquantennale, tra cabaret, comicità, fiction e televisione.
È stato proprio il nonno d’Italia, al secolo Pasquale Zagaria, ad aprire il primo dei tre appuntamenti del festival ideato dal primo cittadino, Domi Ciliberti, e dal direttore artistico Giuseppe Savino, un evento d’eccezione nell’ambito di Piazze d’Estate, la rassegna estiva organizzata e promossa dal Comune di Castellana Grotte e da Grotte di Castellana srl.

Gremita di gente, piazza Nicola e Costa ha abbracciato la vita del noto attore pugliese. Nel corso della serata è stato proprio Ciliberti, in qualità di intervistatore, a imbastire una conversazione molto intima che ha saputo ripercorrere gli atti del personaggio e il vissuto dell’uomo, ha rievocato le nutrite collaborazioni nel mondo dello spettacolo e gli spaccati di vita quotidiana.
«È un uomo che ha saputo attraversare tante difficoltà – racconta alla vigilia il sindaco Ciliberti -. Ed è proprio questo l’obiettivo di Festivarts: omaggiare tutti coloro che con la professione hanno contribuito alla diffusione della bellezza ma dare anche al pubblico la possibilità di conoscere anche l’uomo in tutti i suoi aspetti, le sue forze e debolezze.»
L’intervista: le parole di Lino Banfi
Abbiamo raccolto le preziose dichiarazioni di Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi, attraverso un’intervista telefonica.
Grande comico italiano ma soprattutto pugliese d’hoc. Ospite al Festivarts di Castellana Grotte: guardando alla vostra carriera, quanto la Puglia deve a Lino Banfi e quanto Lino Banfi alla Puglia?
«È un sincronismo inevitabile, parlo sempre della mia terra. Ricordo nel ’72 quando il senatore Tatarella, un uomo del Movimento Sociale Italiano amato da tutti, mi fece conoscere Aldo Moro a Bari. Avevo fatto una quarantina di film: già si sapeva che Banfi è Puglia e la Puglia è Banfi. Tatarella propose al Presidente del Consiglio di farmi rappresentare la Puglia non mondo. Moro gli rispose che Banfi avrebbe fatto pubblicità ad un paniere di prodotti pugliesi. Porca puteina – mi dissi – qui sono soldi. Poi invece non si è fatto più un cheizo ma amo troppo la Puglia.»
Una carriera costellata di film, sceneggiati, serie ma anche tanto altro. Cosa conserverete per sempre nel cuore?
«La serie che mi ha fatto conoscere alla nuova generazione: “Un medico in famiglia”, che ha messo tutti d’accordo, bambini e adulti. Come ha detto il mio amico, Papa Francesco: “Tu hai abbracciato quattro generazioni. Ecco perché la gente ti vuole bene: basta con questo nonno d’Italia, tu sei nonno d’Europa”.»
E a tal proposito, qual è l’ingrediente segreto per essere un nonno impeccabile e immortale come nonno Libero?
«Una full immersion, una scuola rapida di quelli che prendono la laurea in poco tempo. Ho dovuto imparare a fare il nonno con i miei nipoti, Pietro e Virginia, e poi la scuola me l’hanno fatta loro. Ecco perché ho imparato bene.»
Il prossimo 9 luglio compirete 88 anni. Il regalo più bello che la vita vi ha donato?
«Nacqui il 9 ma fui segnato all’anagrafe l’11 perché allora si usava che l’allevatrice segnava i bambini qualche giorno dopo. Poco importa: festeggio due volte. Il regalo più bello in 88 anni è quello che non ne stiamo a parlare adesso. È la carriera di Banfi (inestimabile patrimonio artistico ndr): lascerò un genere e quando sarà il momento, adesso c’è ancora tempo, non voglio si scriva che se n’è andato un bravo attore ma uno che ha inventato un genere che ha aperto una strada a un certo tipo di comicità pugliese che non esisteva prima. Zalone è l’unico sincero che lo ammette.»
Il consiglio di Lino Banfi ai giovani attori e attrici o comunque a chi ambisce ad una carriera nel mondo della recitazione?
«Non pensiate che subito vi viene il film da protagonista o la trasmissione tutta vostra. Il lavoro è duro: bisogna avere i paraocchi per dire “voglio riuscire a fare questo” e occorre anche sacrificio. Non ci sono solo gli influencer: c’è la bronchite, poi la broncopolmonite che fa tanto male.»



















