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I Giochi olimpici sono dalla notte dei tempi il più grande evento sportivo: ispirati a quelli dell’Antica Grecia, nell’era moderna sono stati riproposti da Pierre de Coubertin. L’appuntamento, con cadenza quadriennale, riunisce i migliori atleti mondiali. La prima edizione contemporanea lanciata dal barone parigino si è tenuta ad Atene nel 1896.
L’Italia, che ad oggi ha ospitato a Roma la sola XVII edizione (dal 25 agosto all’11 settembre 1960), ha raccolto un ottimo tesoretto, un medagliere che si è pian piano arricchito nel corso dei decenni e quantificato in oltre seicento titoli dall’edizione inaugurale.
| Giochi Olimpici | Medagliere azzurro | |||||
| Anno | Ed. | Sede | Oro | Argento | Bronzo | Totale |
| 1896 | I | Atene (Grecia) | 0 | |||
| 1900 | II | Parigi (Francia) | 3 | 2 | 0 | 5 |
| 1904 | III | Saint Louis (USA) | 0 | |||
| 1908 | IV | Londra (Regno Unito) | 2 | 2 | 0 | 4 |
| 1912 | V | Stoccolma (Svezia) | 3 | 1 | 2 | 6 |
| 1916 | VI | Berlino (Germania) | – | – | – | – |
| 1920 | VII | Anversa (Belgio) | 13 | 5 | 5 | 23 |
| 1924 | VIII | Parigi (Francia) | 8 | 3 | 5 | 16 |
| 1928 | IX | Amsterdam (Paesi Bassi) | 7 | 5 | 7 | 19 |
| 1932 | X | Los Angeles (USA) | 12 | 12 | 12 | 36 |
| 1936 | XI | Berlino (Germania) | 8 | 9 | 5 | 22 |
| 1940 | XII | Tokyo (Giappone) | – | – | – | – |
| 1944 | XIII | Londra (Regno Unito) | – | – | – | – |
| 1948 | XIV | Londra (Regno Unito) | 8 | 11 | 8 | 27 |
| 1952 | XV | Helsinki (Finlandia) | 8 | 9 | 4 | 21 |
| 1956 | XVI | Melbourne (Australia) | 8 | 8 | 9 | 25 |
| 1960 | XVII | Roma (Italia) | 13 | 10 | 13 | 36 |
| 1964 | XVIII | Tokyo (Giappone) | 10 | 10 | 7 | 27 |
| 1968 | XIX | Città del Messico (Messico) | 3 | 4 | 9 | 16 |
| 1972 | XX | Monaco di Baviera (Germania Ovest) | 5 | 3 | 10 | 18 |
| 1976 | XXI | Montréal (Canada) | 2 | 7 | 4 | 13 |
| 1980 | XXII | Mosca (Unione Sovietica) | 8 | 3 | 4 | 15 |
| 1984 | XXIII | Los Angeles (USA) | 14 | 6 | 12 | 32 |
| 1988 | XXIV | Seul (Corea del Sud) | 6 | 4 | 4 | 14 |
| 1992 | XXV | Barcellona (Spagna) | 6 | 5 | 8 | 19 |
| 1996 | XXVI | Atlanta (USA) | 13 | 10 | 12 | 35 |
| 2000 | XXVII | Sydney (Australia) | 13 | 8 | 13 | 34 |
| 2004 | XXVIII | Atene (Grecia) | 10 | 11 | 11 | 32 |
| 2008 | XXIX | Pechino (Cina) | 8 | 9 | 10 | 27 |
| 2012 | XXX | Londra (Regno Unito) | 8 | 9 | 11 | 28 |
| 2016 | XXXI | Rio de Janeiro (Brasile) | 8 | 12 | 8 | 28 |
| 2020 | XXXII | Tokyo (Giappone) | 10 | 10 | 20 | 40 |
| 2024 | XXXIII | Parigi (Francia) | 12 | 13 | 15 | 40 |
Dalle Olimpiadi alla Puglia: chi ha portato a casa un titolo?
Diversi atleti pugliesi hanno partecipato in una o più edizioni dei giochi olimpici, e tra questi alcuni si sono laureati campioni e campionesse. Ma chi è riuscito a conseguire un titolo olimpionico?
Atletica Leggera: l’iconico Mennea e la marcia faraonica
Quattro titoli individuali più un quinto in collettivo. È il bottino raccolto nell’atletica leggera. Due, in un passato più remoto, nei 200 metri: nel dettaglio, un oro e un bronzo siglati dall’intramontabile Mennea che ha indiscutibilmente regnato negli anni Settanta. Un terzo titolo, sempre suo, in team con i colleghi di reparto Stefano Malinverni, Roberto Tozzi e Mauro Zuliani. Poi ulteriori due titoli: solo ori, più recenti, firmati dalla marcia pugliese.
La Freccia del Sud: dalle strade di Barletta a velocista nel mondo
Non possiamo non aprire la rassegna delle glorie pugliesi con il campione di Barletta, Pietro Mennea. In più edizioni olimpiche, il forte duecentista ha saputo collezionare una medaglia d’oro e due di bronzo.
I Giochi di debutto per la Freccia del Sud sono stati quelli di Monaco di Baviera del 1972 dove esordisce con un bronzo (20”30) dietro al sovietico Valerij Borzov e allo statunitense Larry Black. Sarà la prima di quattro finali olimpiche nella stessa specialità, preludio di una grande carriera agonistica per il barlettano che diverrà uno dei più vincenti velocista della storia dell’atletica italiana e mondiale.
Alla successiva edizione delle olimpiadi, Montréal 1976, Mennea chiude ai piedi del podio, quarto (20”54), con il titolo vinto dal giamaicano Don Quarrie. È a Mosca, ai Giochi olimpici del 1980, che il pugliese raggiunge l’apice del successo: un oro (20”19) molto combattuto quanto sofferto, soffiato per due secondi al britannico Allan Wells, già re dei 100 metri. Battuto anche il campione uscente Don Quarrie, giunto in terza posizione. Allo Stadio Lenin dell’ancora Unione Sovietica la Freccia del Sud ottiene il bronzo nella staffetta 4×400 metri (3’04”03), piazzandosi alle spalle dei padroni di casa e della Germania Est.
Da Palmisano e Stano: la marcia si tinge d’oro
Non dimentichiamo però i risultati più recenti di Tokyo 2020. All’edizione nipponica la Puglia ha brillato d’oro nella marcia: alla 20km su strada, lungo il parco cittadino di Ōdōri, a Sapporo, Massimo Stano e Antonella Palmisano vincono il primo posto che li consacra campione e campionessa olimpici.
Il marciatore di Grumo Appula, già campione mondiale della 35km nel 2022 a Oregon (USA) dove ha firmato il record europeo di questa specialità (2h23’14”), è riuscito ad aggiudicarsi il titolo olimpico superando i padroni di casa: in particolare, il 5 agosto 2021 si è imposto per soli nove secondi sul giovane Koki Ikeda chiudendo il suo crono a 1h21’05”.
L’indomani, bis al femminile con la collega mottolese. L’atleta pluripremiata tra titoli mondiali ed europei, con il capitolo XXXII dei Giochi mette in bacheca anche il primo successo olimpico. Governa con attenzione la gara e chiude con un netto vantaggio sulla colombiana Sandra Arenas: oro blindato con 1h29’12”.
Scherma made in Puglia: da Costantino a Samele, passando per Ragno
Nata come addestramento militare, sia in Italia che in Germania, la scherma rappresenta un pilastro fondamentale per lo sport del Bel Paese. Basta chiedere e la nobile arte dell’offendere e del difendere risponde. Centotrentacinque di cui cinquanta d’oro, è la disciplina olimpica azzurra più titolata con circa sessanta titoli in più rispetto a ciclismo e atletica. Non solo: l’Italia guida il medagliere assoluto davanti alla Francia, dietro di dodici medaglie.
Degli oltre cento successi sigillati dalle armi bianche degli atleti azzurri diversi portano la firma di schermidori pugliesi.
Un Ragno senza ragnatela ma dalla spada vincente
Da Trani ai Giochi Olimpici in America. Saverio Ragno vince la medaglia d’argento nella spada a squadra a Los Angeles 1932: al suo fianco abilissimi colleghi e maestri della disciplina come il neocampione olimpico, Giancarlo Cornaggia-Medici, Franco Riccardi e Carlo Agostini.
Il forte gruppo italiano, già vicecampione olimpico in California, ottiene l’oro nell’edizione successiva, Berlino 1936, dove Ragno allarga il palmarès personale vincendo l’argento nella spada. In Germania è sconfitto dal connazionale Riccardi: invero, quello del capitolo XI sarà un podio tutto tricolore. Più tardi, nell’edizione XIV, Londra 1948, ottiene un nuovo argento, nel fioretto a squadre: in bacheca tre titoli a squadra e uno individuale.
Costantino: meteora laccata d’oro
Prima di Ragno, la meteora Tommaso Costantino, atleta natio di Tunisi ma brindisino d’adozione, diviso tra sport e medicina, rincasa dai Giochi della VII edizione con due medaglie d’oro. Ad Anversa 1920 tira di scherma solo in due partite nel fioretto a squadre, ma il suo contributo è sufficiente per vincere il titolo olimpico. Si ripete nella spada, lottando in altrettanti match azzurri: il risultato non cambia. Sigla il bis vincente, in Belgio, poi si ritira dall’agonismo per tornare in Tunisia in veste di oculista.
La sciabola stellare di Samele
Certo il trionfo più ultimo porta il nome di Luigi Samele, schermidore di Foggia. Vince nella sciabola individuale a Tokyo 2020 la medaglia d’argento cedendo solo il finale, con il punteggio di 15-7, al campione ungherese Szilagyi. Nella stessa edizione, chiude al secondo posto, dunque un nuovo argento, nella sciabola a squadre assieme ad Aldo Montano, Luca Curatoli ed Enrico Berrè.
Samele ci riprova a Parigi 2024: la sua sciabola, esperta di appuntamenti a cinque cerchi, non disillude le aspettative e, una stoccata dopo l’altra, prova a superarsi per raccogliere il metallo più ambizioso, ancora assente nel palmarès personale, ma si arrende in semifinale al coreano Oh Sanguk, che poco dopo si laurea campione.
Lo schermidore pugliese vince la finale per il terzo posto che vale il bronzo olimpico. 
Già nel 2012, partecipa alle Olimpiadi di Londra, come riserva, ma offre un generoso contributo al team italiano nella finale per il terzo posto, vincendo la medaglia di bronzo. In terra britannica lo sciabolatore foggiano tesserato con le Fiamme Gialle completa il gruppo con Diego Occhiuzzi, Aldo Montano e Luigi Tarantino.
Combattimento, colpi vincenti: non solo arti marziali
Anche nello sport da combattimento quattro titoli individuali. Un tesoretto non indifferente che sottolinea una tradizione non certo secondaria per la compagine pugliese come dimostra anche il recente rilancio della scuola di Taekwondo, disciplina che si radica nella terra brindisina, a Mesagne.
Da Molfetta a Dell’Aquila: Mesagne capitale di Taekwondo
Da Mesagne ai Giochi olimpici di Londra. Non fa complimenti il taekwondo brindisino che raccoglie l’oro con Carlo Molfetta, atleta del Corpo Sportivo dell’Arma dei Carabinieri, vittorioso nella categoria +80kg.
Le arti marziali promosse in Puglia vincono e divertono all’edizione XXX: uno scontro finale entusiasmante, combattuto sul filo del rasoio, in perfetta parità dopo tempi regolamentari e supplementari. Un risultato di 9-9 tra il taekwondoka mesagnese e il rivale, il gabonese Anthony Obame. A decretarne il successo azzurro l’11 agosto 2012 è la semplice preferenza arbitrale.
Molfetta non disputa la successiva edizione, a Rio de Janeiro, anzi a settembre annuncia il ritiro agonistico: appende il caschetto al chiodo sebbene da febbraio 2017 la Federazione Italiana di Taekwondo lo nomina team manager della Nazionale pur continuando a dedicare tempo alla promozione delle arti marziali tra i giovanissimi.
Difatti, non tarda ad arrivare il successo seminato dalla sua esemplarità agonistica: la storia si ripete, a Tokyo 2020, e questa volta a mettere al petto l’oro è un altro militare, anch’esso carabiniere e originario di Mesagne, Vito Dell’Aquila che vince la medaglia più prestigiosa nel torneo della categoria fino a 58 kg battendo in finale il tunisino Mohamed Khalil Jendoubi.
Tra pugilato e lotta greco-romana: le medaglie di Bruno e Lombardi
Il combattimento non è certo sport praticato solo di recente. Dapprima della scuola di Mesagne altri atleti pugliesi si sono laureati campioni olimpici. È il caso di Luciano Bruno che ha vinto il bronzo nei pesi welter, categoria di peso del pugilato: l’atleta foggiano sale sul gradino meno ambito del podio di Los Angeles 1984 a seguito della resa in semifinale con il gigante statunitense Mark Breland, che vincerà l’oro e successivamente, da professionista, sarà due volte campione del mondo dei welter.
Curiosità vuole che Bruno inauguri il suo percorso agonistico nello stesso anno dei Giochi olimpico americani: vince i primi nove incontri professionistici restando imbattuto e firma il record di carriera 9-0-0. Un anno memorabile per il pugile della Capitanata che riceve, dulcis in fundo, l’oscar per il pugilato.
Si ritirerà tre anni dopo, il 14 febbraio del 1987, in seguito a un infortunio alla mano sinistra. Tuttavia, si dedicherà all’insegnamento del pugilato aprendo una palestra nella sua Foggia.
Poco meno di un quarantennio prima a sferrare il primo colpo valevole una medaglia olimpica è il lottatore barese Pietro Lombardi. Piccolo di statura ma abile nella lotta, classe notevole e buona versatilità, il 5 agosto 1948 vince l’oro nella lotta greco-romana, categoria pesi mosca.
È la XIV edizione dei Giochi di Londra. Lombardi affronta, in finale, il turco Kenan Olcay: dal ring ne esce trionfante e porta a casa il titolo più alto in quello che è lo sport che pratica sin da adolescente nella palestra della società Angiulli di Bari.
Sport a squadra: l’unione porta medaglie…olimpiche
Lo sport individuale è per antonomasia forza e successo azzurro. Una certezza coltivata dalla prestazioni singolari degli atleti scesi in pista nelle svariate edizioni olimpiche. Tuttavia, anche alcune discipline al collettivo hanno lavorato sodo, con tenacia e costanza, raccogliendo risultati pregevoli. E tra questi non mancano referenze dal Tacco d’Italia.
Pallanuoto: il Settebello con l’Airone azzurro tra i pali
Il Settebello. Un marchio di fabbrica dello sport italiano nato alle Olimpiadi di Londra 1948 e vivo ancora oggi. Già nella partecipazione d’esordio in terra inglese il forte team azzurro ad appannaggio della Rari Nantes Napoli ottiene l’oro a cinque cerchi, il primo titolo di otto.
Difatti, la tradizione pallanuotistica italiana naviga acque gloriose mettendo in bacheca tre ori (a quello del debutto nell’edizione XIV si aggiunge il capitolo casalingo, Roma 1960, e Barcellona 1992), due argenti (Montréal 1976 e Londra 2012) e tre bronzi (Helsinki 1952, Atlanta 2006 e Rio 2016).
Tra i laureati dell’ultimo incantevole trionfo, ai primi anni Novanta, c’è il barese Francesco Attolico, portiere del Settebello. A guidare questo successo in Catalogna è proprio l’estremo difensore pugliese che esordisce in Nazionale nel 1988 sotto la guida tecnica di Ratko Rudić: l’Airone azzurro protegge la linea di porta e l’Italia fa l’impresa con il risultato finale di 9-8 contro la Spagna, dopo sei tempi supplementari. Gli iberici, padroni di casa, alzano bandiera bianca davanti a re Juan Carlos e gli azzurri sigillano il terzo oro olimpionico della storia.
La squadra di pallanuoto, già campione a Barcellona, tenta il bis nell’edizione successiva, ad Atlanta, ma Attolico e compagni si arrestano al gradino più basso del podio: in America è solo, per così dire, bronzo.
Da Mastrangelo passando per Corsaro e Colaci: Italvolley Mastrodontica
Manca soltanto l’oro, ad oggi. L’Italvolley maschile però ha un consolidato passato olimpico, una tradizione che si rinnova con ottimismo nel tempo presente. Dodici partecipazioni ai Giochi di cui la metà a podio: risultati di grande vanto, certo non indifferenti, quantificati – nella sostanza – in tre argenti (Atlanta 1996, Atene 2004 e Rio 2016) e altrettanti bronzi (Los Angeles 1984, Sydney 2000 e Londra 2012).
A trascinare tre di questi sei successi il forte centrale di Mottola Luigi Mastrangelo. Un percorso agonistico intrapreso nel 1991 nella squadra giovanile del paese, la SS Volley Motula. Una carriera stellare, quella di Mastro, costellata di ori europei e altri importanti titoli, tra cui diverse World League e tre medaglie olimpiche.
Dopo l’esordio in nazionale nel maggio ’99, Mastrangelo è aggregato nella spedizione azzurra per l’appuntamento nella terra dei canguri: al torneo pallavolistico della XXVII edizione olimpica, gli atleti italiani vincono un bronzo superando, in un match a senso unico, l’Argentina. Il verdetto: tre set a zero.
Una prova di forza che trova conferme nell’edizione successiva dei Giochi, ad Atene: qui il centrale e compagni si inchinano al solo Brasile, troppo forte per qualsiasi formazione. In finale, l’Italvolley di Mastro vede sfumare l’oro: 3-1 per i verdeoro e argento azzurro.
Grande protagonista di una nazionale pressoché vincente, più tardi, nel 2012, aggiunge nel palmarès anche un secondo bronzo, ai Giochi di Londra.
Nell’ambito della pallavolo, vanno inoltre annoverati i titoli a cinque cerchi vinti da altri due atleti pugliesi: nel bronzo di Sydney, al fianco di Luigi Mastrangelo anche Mirko Corsano, schiacciatore poi libero, originario di Casarano, in provincia di Lecce. Nell’argento di Rio de Janeiro, invece, Mastro non c’è più sebbene il volley pugliese sia rappresentato dalla prestazioni di un altro atleta leccese, di Gagliano del Capo, il libero Massimo Colaci.
Ginnastica artistica: Falca e Martino
Anche la ginnastica artistica ha portato alcune soddisfazioni. Medaglia d’argento nel concorso a squadre per Marinella Falca ad Atene 2004. Con il bronzo ai Mondiali di Budapest 2003 il team azzurro stacca il pass alla XXVIII edizioni dei Giochi: in terra ellenica la ginnasta di Terlizzi insieme alle compagne Elisa Bianchi, Fabrizia D’Ottavio, Daniela Masseroni, Elisa Santoni, Laura Vernizzi e Anželika Savrajuk conquista il titolo a cinque cerchi.
Nella stessa disciplina ottant’anni prima, a Parigi, arriva il primo trionfo olimpico firmato da Francesco Martino. Per il ginnasta barese oro al petto nell’edizione VIII del 1924: a trionfare con lui Luigi Cambiaso, Mario Lertora, Vittorio Lucchetti, Luigi Maiocco, Ferdinando Mandrini, Giuseppe Paris e Giorgio Zampori. Nella spedizione francese Martino si regala un secondo oro, negli anelli. In suo onore e ricordo i concittadini baresi hanno intestato il nome di una via e di un impianto sportivo al coperto, il Palamartino.
Calcio, Mesto: da Monopoli al bronzo olimpico
Ai Giochi Olimpici, la Nazionale di calcio vanta la medaglia d’oro a Berlino nel 1936 e le due medaglie di bronzo di Amsterdam 1928 e Atene 2004. Tre delle totali sei partecipazioni degli azzurri si sono dunque concluse a podio. In particolare, nell’ultima spedizione vittoriosa prende parte, tra i più, il difensore pugliese Giandomenico Mesto, originario di Monopoli.
Il terzino destro inizia i primi calci nella società bianco-verde, per poi approdare nella categoria cadetta, nelle fila della Reggina: è il 1999 quando il monopolitano esordisce in Serie B, all’età di 17 anni. Passa da Cremonese e Fermana per tornare, nel 2002, a Reggio Calabria, ora militante nella massima serie. Due anni più tardi è convocato per la spedizione olimpica, in Grecia, dalla quale torna rivestito di bronzo.
Basile e Sacchetti giganti dell’Italbasket
La pallacanestro italiana non gode di una importante storia sportiva. Tuttavia, ai Giochi olimpici l’Italbasket detiene due titoli: in bacheca, infatti, sono raccolti gli argenti ad Atene 2004 e a Mosca 1980.
Nelle formazioni dei suddetti successi in lista due cestisti pugliesi, uno per edizione. Nella trasferta russa sotto la guida tecnica di Sandro Gamba, l’Italia conquista il primo metallo olimpico, ad un passo dall’impresa epica sulla Jugoslavia (86-77). Tra i protagonisti Meo Sacchetti, ala di Altamura, eletto nella Italia Basket Hall of Fame del 2016.

Nell’edizione cronologicamente più recente, all’alba nel nuovo secolo, con la Nazionale scende nel rettangolo di gioco Gianluca Basile, di Ruvo di Puglia.
Un successo indiscutibile per il quintetto azzurro, di cui guardia il ruvese: difatti, ad Atene la nazionale disputa un ottimo torneo e la sola Argentina riesce a fermarla, in finale. Un secondo posto che vale oro, certo molto più di quello di Mosca considerata la presenza del Team USA, allora assente per il boicottaggio.
Montrone: orgoglio dal canottaggio
Tra i successi a cinque cerchi, ultimo ma non ultimo di importanza, il bronzo di Domenico Montrone in canottaggio, nella categoria quattro senza (-4): terzo posto a Rio 2016 per il canottiere barese vinto in team con Matteo Castaldo, Giuseppe Vicino e Matteo Lodo. A crono, una performance arrestata a 6’03″85, alle spalle di inglesi e australiani.
Monna: pistolero al cospetto di Olimpo
Dopo una prima esperienza olimpica, a Tokyo 2020, Paolo Monna, di Carovigno, sbarca in Francia dove firma una performance quasi impeccabile nel tiro sportivo, categoria pistola ad aria da 10 metri. Quella del brindisino, piccole sbavature a parte, è una gara eccezionale.
In alcune fasi della finale è in testa e primeggia con autorevolezza sui colleghi mettendo a segno tiri importanti ma alla resa dei conti chiude con il punteggio di 218.6 che al tiratore nativo di Fasano vale il bronzo a Parigi 2024.
Articolo aggiornato ai Giochi Olimpici estivi di Parigi 2024.




















