Inchieste, ricchezze di argomenti, precisione e dovizia di particolari, coraggio: questo è Sigrfrido Ranucci. Ospite dei Dialoghi di Trani, nota rassegna culturale pugliese, in programma dal 12 al 22 settembre 2024. Parola chiave di quest’anno: Accogliere.
Tra gli ospiti della XXIII edizione, ci sarà anche Sigrifido Ranucci che presenterà il suo libro La Scelta, ad Orsara di Puglia presso l’Abbazia Sant’Angelo.
Il libro, pubblicato da Bompiani, riassume le attività di uno dei volti più noti della televisione pubblica degli ultimi anni. Nel libro si incrociano dimensione familiare e dimensione professionale. Il titolo, come raccontato dall’autore, è una sua “non scelta” ma incarna perfettamente il senso del libro che nasce da un’esigenza: saldare un debito con i telespettatori, con chi ha seguito in questi anni la trasmissione televisiva Report condotta da Milena Gabbanelli prima e da lui dopo unendo le storie di Ranucci e collegandole in parallelo con quelle “segrete” che molti non conoscono e che invece sono state percorse di pari passo in questi anni, nella consapevolezza di raccontare un sistema malato, un corpo che vive con un virus e che ci convive talmente da tanto tempo da considerarlo quasi questa patologia una normalità. Politici che ammettono di aver incassato soldi a nero, e lo fanno con la bandiera della Repubblica Italiana alle spalle giustificandosi dicendo che è la normalità perché lo fanno tutti, politici che tentano tuttora di fermare le sue inchieste in corso di realizzazione manipolando in alcuni casi dei nastri per cercare di fermare inchieste televisive del Servizio Pubblico. Inchieste sempre più rapide e consumate in tv in poche ore con nomi e cognomi, con tanto di querele e richieste di risarcimento danni.
Come afferma Ranucci, il giornalismo di inchiesta dovrebbe servire a fare luce sulle realtà nascoste su quello che non funziona nella pubblica amministrazione, sulla corruzione e su come, un governo sano, dovrebbe auspicare l’intervento e aiuto del giornalismo di inchiesta. Un governo sano insomma dovrebbe difendere il servizio pubblico e non tentare di soffocarlo perché aiuta a sbagliare meno. Così come un giornalista di inchiesta non dovrebbe pensare di mettere in difficoltà il suo avversario ma dovrebbe auspicare che venisse aiutato a non sbagliare perché è sempre la finalità che fa differenza cioè la finalità è quella del bene del bene comune.
Nel libro si parla anche dell’inchiesta di Falluja, la prima inchiesta che ha fatto e che ha portato la RAI nei suoi 50 anni di storia nel mondo: era un’inchiesta realizzata nel 2005 per Rai News 24 una testata che era nata da poco fondata e guidata da Roberto Morrione, giornalista che è stato in RAI per tanti anni, l’inventore delle copertine del Tg3 e della rassegna stampa serale anche quella estera, giornalista dalla grande visione e padre professionale come lo è stata anche Milena Gabbanelli. La lettura del libro come dice l’autore stesso, prepara all’inchiesta, spiega come si affronta un’inchiesta e spiega anche come si esce dalle difficoltà o come si promuove un’inchiesta e nel caso di Falluja, che è ancora oggi di una tremenda attualità perché parlava di un contesto di guerra dove si era scoperto che gli Stati Uniti considerati in quegli anni gendarmi del mondo nella lotta al Terrorismo erano andati in Iraq e a Falluja sostanzialmente avevano utilizzato delle armi chimiche e l’agente chimico fosforo bianco e di questo non c’era stata traccia fino a quel momento se non in un piccolo articolo sull’ Independent. Per chi non lo conoscesse il fosforo bianco è un agente chimico che a contatto col corpo brucia e finché trova del liquido continua a perforare e raggiunge l’osso quindi provoca delle ferite delle ustioni importantissime provoca anche la morte delle persone perché provoca anche il soffocamento quindi la Rai uscì con questo tipo di denuncia ci sono state sin da subito, racconta il conduttore di Report, delle grandissime avversità sia da parte della stampa italiana che dalla stampa internazionale: l’unica che ha supportato Report è stata la BBC poiché aveva tra i giornalisti tanti che volevano togliersi un sassolino dalle scarpe poiché erano stati licenziati dall’allora direttore generale e presidente della BBC perché erano contrari all’intervento armato in Iraq.
La stampa italiana inizialmente non seguì la notizia, poi quando prese piede con la stampa straniera, fu costretta ad “inseguire la notizia”. Curioso, afferma Ranucci, è stato scoprire come la Convenzione di Ginevra giudicasse il fosforo bianco: un’arma controversa intesa come arma incendiaria perché ne viene consentito l’uso solo per schermare le truppe in movimento come fumogeno o per tracciare gli obiettivi da colpire. Nel caso di Falluja però il fosforo veniva utilizzato dagli Stati Uniti come bombardamento massiccio proprio sulla popolazione e quindi in quel caso veniva meno quello che era definito l’articolo 2 della convenzione di Ginevra che diceva che qualsiasi agente chimico veniva utilizzato per ferire uccidere animali o persone era da considerarsi a tutti gli effetti un’arma chimica.
Giornalismo d’inchiesta insomma, significa scegliere le inchieste giuste, conoscere e verificare le fonti, annotare ogni dettaglio, riconoscere le carte false o falsificate, non arretrare ma anzi difendere con forza le proprie idee. Significa anche essere minacciati, essere chiamati in aula di tribunale, essere posti sotto scorta.
Giornalismo significa, ricorda Ranucci, avere una squadra con cui poter collaborare e che anche nei momenti più difficili della Pandemia, seppur con tante paure e difficoltà, è pronta a lavorare insieme verso quell’unico obiettivo: informare gli altri.











