Alla presenza del Ministro delle imprese e made in Italy Adolfo Urso e non senza polemiche, nella giornata di ieri nello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto si è svolta una breve cerimonia per il riavvio dell’altoforno 1, fermo da agosto 2023 per una manutenzione. Una breve riaccensione perché poi, nei primi mesi del 2025 l’altoforno tornerà a fermarsi per il rifacimento del crogiolo, quando comunque rientrerà in funzione anche l’altoforno 2.
L’arrivo del ministro nello stabilimento siderurgico è stato accolto da una protesta di cittadini ed associazioni per i quali la riaccensione dell’altoforno, ancora funzionante con tecnologia a carbone, rappresenta una vera e propria bomba ambientale che, di fatto, ignora “le sentenze della Cedu e della Corte di giustizia europea”.
“Non siamo qui a celebrare nulla, ma per segnare un passo verso il ritorno alla normalità dello stabilimento” ha commentato il commissario di Acciaierie d’Italia in As, Giuseppe Quaranta.
Normalità e produzione incrementata al punto da poter, con due forni operativi, garantire le risorse economiche per la sopravvivenza del siderurgico di Taranto.
Per il ministro Urso sorprende la polemica di queste ore. “Mi stupisco che qualcuno si stupisca. Questo percorso era stato presentato qui in questa stessa sala il 27 febbraio scorso alla presenza delle autorità e condiviso anche con gli enti locali”, in aperta polemica con Comune e Regione che hanno declinato l’invito ad essere presenti alla riaccensione dell’altoforno. “Era doveroso – ha detto il ministro – essere qui con i lavoratori che hanno dato il meglio per ripristinare un minimo livello produttivo”.
Sullo sfondo e nelle parole del Ministro anche un accenno alla procedura di vendita del complesso produttivo. “Per quanto riguarda la vendita dell’ex Ilva si apre la seconda fase e le aziende che hanno partecipato alla manifestazione di interesse ora dovranno presentare un piano industriale che abbia come obiettivo la decarbonizzazione. Per rendere questo stabilimento appetibile era necessario riattivare questo altoforno, dimostrare che gli impianti sono attivi e quindi garantire all’Europa che il prestito ponte è restituibile”.
Ed infine un appello a Taranto ed ai tarantini: “Abbiate fiducia: questo è il processo giusto per consegnare alla città uno stabilimento modello“.











