Nel giorno in cui Giorgia Meloni e Raffaele Fitto firmano a Bari l’accordo di Sviluppo e Coesione con la Regione Puglia, ultima delle Regioni a siglare lo sblocco dei fondi, Gigia Bucci, segretaria regionale della Cgil interviene commentando sia lo stesso incontro odierno che lo sciopero generale.
“Con oltre un anno e mezzo di ritardo il Governo dissequestra le risorse del Fondo sviluppo e coesione destinate alla Puglia, che assieme ai fondi strutturali sono lo strumento finanziario principale attraverso cui vengono attuale le politiche per lo sviluppo volte e sanare le differenze territoriali”.
“Una contrapposizione ideologica – sostiene la sindacalista – figlia di una visione centralista e paternalistica quando si parla del Sud, mentre si era pronti a trasferire alle regioni del Nord oltre venti materie con l’autonomia differenziata, fortunatamente e giustamente bocciata dalla Consulta”.
“La firma dell’accordo tra Governo e Regione in Puglia avviene nel giorno dello sciopero generale proclamato da Cgil e Uil: che non vi sia rispetto della rappresentanza sociale da parte di questo Governo è noto, nonostante il richiamo del Presidente Mattarella al dialogo con i corpi intermedi. Lo sciopero, comunque la si pensi sulle ragioni della protesta di Cgil e Uil, è strumento di democrazia, previsto dalla Costituzione. Sotto attacco solo in regimi autoritari, vietato come ai tempi del fascismo. È strumento di dialettica politico sindacale, anche atto di sacrificio da parte di chi vi aderisce, che rinuncia a una giornata di lavoro. Meriterebbero rispetto lavoratori e lavoratrici, meriterebbe rispetto l’esercizio della protesta. E invece si sceglie di celebrare un evento – la firma del Patto – che di evento ha poco – in questa giornata, si evidenziano le ricadute dello sciopero sui cittadini (e per chi sciopereremmo?), addirittura si ricorre a dietrologia su disegni politici e partitici del sindacato. Alla fine niente di nuovo, mancanza di argomenti mi permetto di dire, rispetto a una condizione del lavoro in grave sofferenza”.
Focalizzando la sua attenzione sulle principali vertenze in regione, Bucci sottolinea come “in Puglia tra automotive ed ex siderurgico rischiano di saltare 20mila posti di lavoro e l’ossatura del nostro sistema produttivo. Nella nostra regione l’emigrazione giovanile rischia di determinare una desertificazione demografica che renderebbe vano ogni sforzo di sviluppo. E nonostante l’allarme sugli indicatori della povertà, bassi salari, precariato; di fronte ai problemi che attraversa il sistema sanitario, dinanzi ai lamenti degli amministratori – di ogni colore politico – per i tagli agli enti locali, con una politica fiscale che non redistribuisce nulla e non fa recuperare potere d’acquisto a salari e pensioni, erosi da una inflazione speculativa, ci si chiede perché scioperiamo? Lo facciamo per portare la voce di chi vive marginalità sociale e difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Anche di chi a uno sciopero non può aderire, perché la condizione di precariato è un ricatto perenne rispetto all’esercizio di ogni diritto, perché c’è chi un lavoro non ce l’ha, o perché in grigio o nero. Chi parla di “fastidio” derivante dallo sciopero, sta attaccando un principio di libertà costituzionale. Davvero un brutto segno dei tempi”.











