Se si vuol scrivere decentemente, occorre leggere. La maggior parte delle notizie che capitano, sfogliando i giornali non è certo edificante. Arresti di criminali comuni o di politici e funzionari corrotti, omicidi spesso commessi a danno di genitori, coniugi, addirittura figli, e, giusto per non farci mancare nulla, qualche stupro e diverse rapine. A rimettere in pace (e che pace!) il mio animo con l’umanità mi è venuta in soccorso la storia, epicamente eroica, di questa donna. Irena Sendler, nata Krzyżanowska a Varsavia il 15 febbraio 1910, dov’è scomparsa il 12 maggio 2008, si era diplomata infermiera.
Cattolica, ancora adolescente, simpatizzò con il mondo ebraico, tanto da opporsi alla ghettizzazione degli studenti ebrei, ottenendo la sospensione dall’Università di Varsavia per tre anni. Nella sua vita ha salvato, avendo aderito alla componente cattolica della Resistenza polacca, circa 2.500 bambini ebrei. Ma i bambini, sua principale preoccupazione non furono i soli beneficiari della sua generosità: procurò circa 3.000 passaporti falsi alle famiglie ebraiche, che poterono così espatriare e mettersi in salvo.
La Sendler entrava nel Ghetto con la scusa della ricerca di eventuali sintomi di tifo. Irena, nota col nome di battagliadi “Jolanta”, potè così organizzare la fuga dei bambini dal Ghetto. Una volta fuori, forniva loro falsi documenti con nomi cristiani, affidandoli poi a famiglie di contadini o a conventi cattolici. Arrestata nel ’43 dalla Gestapo. fu brutalmente torturata, tanto da rimanere inferma a vita, ma non le strapparono una sola parola. Fu condannata a morte. La resistenza riuscì a salvarla, corrompendo le guardie incaricate dell’esecuzione. Alla fine della guerra “Jolanta” disseppellì i vasetti di marmellata nascosti in giardino e contenenti gli elenchi dei bimbi, coi nomi falsi accanto a quelli veri. Così, furono rintracciati oltre 2000 bambini, molti dei quali avevano perso le famiglie, sterminate dai nazisti. «Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai. » Dichiarò l’eroica donna. Ma la frase che più colpisce è la seguente, contenuta nella Lettera al Parlamento polacco: « Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria »
La storia di quella donna, cari lettori, mi ha messo in pace con l’umanità. Miriadi di aguzzini nazisti scompaiono dinanzi a questo monumento di generosa abnegazione. Ho voluto rendervene partecipi.











