Ieri abbiamo scritto sui fatti di capodanno a Colonia ed Amburgo (nella foto). Le notizie di oggi, aggiunte a qualche precisazione ed approfondimento, se da un lato confermano l’esistenza di una regia dietro i fatti criminali accaduti, dall’altro ci rendono ancor più preoccupati.
Ci eravamo, infatti, limitati ad evidenziare la strana circostanza di episodi del tutto simili, se non proprio identici avvenuti in contemporanea in due città tedesche distanti tra loro Km. 424,5. Non poteva essere un caso, avevamo concluso. Ebbene, a conferma della nostra tesi va aggiunto che anche a Stoccarda in Svezia contemporaneamente è avvenuto qualcosa di simile, come pure a Zurigo, Salisburgo ed Helsinki.
Se a Colonia il capo della Polizia, che pure non ha ammesso alcuna sua responsabilità nella vicenda, è stato sospeso dall’incarico ed immediatamente sostituito, a conferma dell’efficienza tedesca e dell’inflessibilità nei confronti di chi non è all’altezza dei compiti affidatigli, maggiore perplessità, mista a notevole preoccupazione, destano le dichiarazioni della polizia di Amburgo. Quest’ultima presidiava in un normale servizio di pattugliamento e prevenzione i luoghi in cui sono accaduti gli episodi. Hanno dichiarato la loro impotenza dinanzi al notevolissimo numero di persone da arrestare, anche per poterle identificare. Non bastavano le auto di pattuglia per portarli via. Occorreva organizzarsi ad hoc.
Questo spiega perchè a Colonia, come ad Amburgo o a Stoccarda il numero di uomini dall’aspetto di arabi o nord-africani fosse così corposo. Chi ha pianificato gli eventi nelle tre città voleva esattamente questo: mettere con le spalle al muro le rispettive polizie, dimostrando che dinanzi ad un numero imponente di manifestanti non avrebbero potuto fare nulla o quasi. Non ci si organizza per una carica per disperdere i dimostranti in poco tempo, e bisogna anche tutelare prima le vittime accerchiate.
Probabilmente, la stragrande maggioranza di quelle persone non sapeva neanche cosa stesse veramente accadendo. Invitati dagli agitatori connazionali ad andar lì lo hanno fatto per amicizia, solidarietà, spirito di fratellanza, particolarmente vivo tra gli immigrati, senza la consapevolezza di ciò che sarebbe accaduto. Poi mentre più di mille facevano ala bastavano una cinquantina di agitatori per mettere in atto il piano, a cui si sono aggiunti alcuni delinquenti comuni, che hanno colto l’occasione per borseggiare, rapinate, violentare.
Non è casuale neanche che siano stati colpiti i due Paesi europei, più quotati come meta finale dei richiedenti asilo e degli immigrati in genere: la Germania e la Svezia. Le reazioni dei governi dei due Paesi sono un successo per quella regia: se la Merkel, preoccupata anche per le imminenti elezioni, dice che occorre una stretta nell’espulsioni di chi non rispetta le leggi del Paese ospitante, il premier svedese Fico dichiara che la Svezia non accetterà più emigrati di origine araba e comunque islamici.
Effetto indotto, quindi, anche quello di creare ulteriori spaccature all’interno di una Unione europea, che già da se stessa fa acqua da tutte le parti. Difficile non pensare che l’Europa ed i suoi Paesi sono il primo obiettivo del Califfato islamico. Seminare zizzania tra i Paesi e i loro governanti, panico, disagio e terrore tra le popolazioni, è già una grossa vittoria strategica, se aggiungiamo lo scopo propagandistico presso i propri adepti e le possibili prossime prede di adozione, il quadro è completo.
Non sottovalutiamo quest’ultimo aspetto: l’Isis ha costante necessità di mostrare la propria forza dinanzi ai suoi miliziani, in netta minoranza rispetto agli eserciti regolari contrapposti, in ancor più netta minor forza di armamenti. Ma ha necessità anche di far credere a quanti potrebbero diventare suoi miliziani, ed ancora non lo sono, che “la guerra santa nel nome di Allah” è vincente ed inarrestabile.
Se gli atti terroristici, gli attentati e le stragi sono certamente il peggior male, anche questi episodi non vanno assolutamente sottovalutati. Politica ed informazione farebbero meglio a riflettere e a non dare a quella regia la vittoria piena coi loro comportamenti superficiali.











