HomeA modo mioOmertà, il nostro male peggiore

Omertà, il nostro male peggiore

Sono afflitto da una pessima abitudine, se preferite, chiamatelo pure un brutto vizio. Per me una notizia, assai spesso, non è solo ciò che appare immediatamente. E’ un’occasione per riflettere, per ragionarci sopra, per analizzarla, quasi vivisezionarla e, quindi, diventa altro.

Leggevo stamane, su un’accorsata testata online, delle dimissioni di Carmelo Grassi da presidente dell’Agis. Non era dolce l’articolista col Grassi, che soprannominava “mister conflitto d’interessi”. Notizia rilevante per il mondo dello Spettacolo. Grassi, nel bene e nel male è al centro di quel mondo, quantomeno in Puglia. Ciò che mi ha colpito, però, non è il fatto in sé, quanto un passaggio dell’articolo in cui l’autore svela che, avendo il Grassi rassegnato le dimissioni con una lettera inviata a tutti i soci Agis di Puglia e Basilicata, notizia e copia della lettera erano arrivati alla redazione barese da un socio della Basilicata.

Orbene, Carmelo Grassi è certamente un uomo potente, ma non è certo  -fino a prova contraria- un boss alla testa di una sanguinosa cosca malavitosa. Possibile, dunque, che anche su una vicenda di evidente dominio pubblico (una lettera aperta a tutti i soci, come altro qualificarla), si stenda un velo di omertà e di silenzio da far invidia al più ortodosso picciotto corleonese?

Eppure i destinatari si definiscono tutti uomini (e donne) di cultura. Sono direttori di teatri, di associazioni musicali, festivals, rassegne culturali. Tutta la cultura acquisita in anni di frequentazione degli spettacoli, nella lettuta di libri, spartiti e copioni, sembra insufficiente a superare quell’insegnamento atavico, assunto quasi contestualmente al latte materno, che suona più o meno così: “Una parola di meno, e ritirati a casa”. Meglio cioè parlar meno, e così ritirarsi a casa sani e salvi, senza incorrere in pericoli ipotetici.

Se tale è il comportamento di un mondo che dovrebbe essere immune dall’omertà, capace di trovare nelle proprie radici la passione per il rischio, il desiderio irrefrenabile di far prevalere la legalità e la giustizia, come possiamo chiedere comportamenti diversi a chi, camminando per strada, assiste ad un fatto criminoso, al piccolo commerciante vessato dall’usura e dal taglieggiatore che impone “la protezione”, al vigile urbano, che quando incontra il topino senza casco, preferisce voltarsi dall’altra parte?

Eppure oggi non possiamo più pensare che “il nonno campò cent’anni perché si faceva i fatti suoi” (versione epurata). I fatti di Parigi, e gli attentati immediatamente successivi nei posti più disparati e differenti del mondo, ci dovrebbero far capire che il terrorismo può colpire dappertutto. Certo è fondamentale l’azione di intelligence degli investigatori, ma è altrettanto fondamentale che il cittadino collabori, fornendo alla forze di polizia tutte quelle informazioni che diversamente sarebbero precluse, perché non si può avere un poliziotto ad ogni angolo di strada, ma un cittadino che riferisca, sì. Abbiamo interesse a farlo, perché il prossimo attentato potrebbe colpire Voi o i vostri affetti più cari. Non dimenticate, infatti, che ormai se la scelta del luogo dove colpire è casuale, è comunque orientata verso obiettivi non difesi.

Il terrorismo non è l’unico nemico da cui dobbiamo difenderci, cari concittadini. Non c’è dubbio che è l’emergenza maggiore, ma ripeto non la sola. La forte incidenza sul nostro territorio della criminalità organizzata è il peggior deterrente ad investire qui. La nostra è una terra benedetta: guardate fuori dalla finestra, oggi, 13 dicembre (per inciso, auguri alle Lucie ed ai Lucio). Altro che inverno alle porte, c’è un sole invitante. Un clima meraviglioso a dispetto di tutto quello che facciamo per rovinare l’ambiente, una terra che da prodotti incredibili, che da sempre le nostre donne (e gli chef) sanno trasformare in piatti deliziosi, quanto salutari. Una costa di una bellezza sconvolgente, beni culturali innumerevoli (castelli, chiese, grotte, trulli, paesaggi incantevoli). Che altro occorre: stiamo disegnando il paradiso terrestre. Eppure questo paradiso non attira un solo euro d’investimenti seri da fuori porta. Perché? Certo c’è anche la distanza dai mercati ricchi, ma si può colmare, la difficoltà di ottenere il credito dalle banche, ma i grandi investitori sanno benissimo come superarla. Ciò che non si può contrastare, se non con la totale collaborazione dei cittadini, sono le due forme di taglieggiamento a cui sono sottoposti tutti coloro che operano in questo paese: quella di una burocrazia corrotta, avvallata da una classe politica complice e collusa, che rende tutto incredibilmente difficile al mero scopo d’intascare illecite prebende, e quella della malavita organizzata, che ormai si sta sempre più impadronendo dell’economia di questa città. Fate una modesta indagine tra i vostri conoscenti e scoprirete quante attività economiche (bar, ristoranti, negozi di abbigliamento ed altro) sono solo coperture di lavatrici di denaro sporco e quanti acquisti immobiliari (soprattutto di immobili di pregio) coinvolgano prestanome di malavitosi, unici e reali beneficiari delle operazioni di compravendita. Dati davvero impressionanti.

Se vogliamo uscire da questa spirale e rendere la nostra terra realmente produttiva non ci sono alternative. La disoccupazione giovanile, che supera ormai il 54%, nel meridione è un dato che grida vendetta ed è immediatamente collegata alla mancanza d’investimenti. Continuando così avremo un solo datore di lavoro, la malavita Spa, ma non illudiamoci, è l’anticamera dell’inferno.

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