HomeCronacaRifiuti speciali tra Puglia, Campania e Calabria: 4000 tonnellate abbandonate. Nove arresti

Rifiuti speciali tra Puglia, Campania e Calabria: 4000 tonnellate abbandonate. Nove arresti

Mentre l’Europa condanna l’Italia per non aver fatto abbastanza per tutelare la salute dei cittadini della Terra dei Fuochi proseguono le operazioni di Polizia per contrastare il traffico illecito die rifiuti. Ancora una volta un andirivieni illegale che coinvolte tre regioni del sud: la Campania, la Puglia e la Calabria, con nove imprenditori che, secondo l’accusa, avrebbero messo in piedi una vera e propria organizzazione per stoccare illegalmente i rifiuti speciali e lucrarci sopra.

Ancora una importante operazione delle Forze dell’Ordine questa mattina per cercare di contrastare il traffico illecito dei rifiuti tra la Campania e la Puglia. Sono circa 80 i Carabinieri tra il Noe ed i presidi territoriali impegnata nell’operazione che ha portato agli arresti di nove imprenditori.

Dalle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Napoli, stanno dando esecuzione a numerose ordinanze cautelari personali e reali, disposte dal GIP presso il Tribunale di Lecce su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di un gruppo di imprenditori resisi responsabili di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, provenienti prevalentemente dalla regione Campania.

Nove persone sono indagate e sono state poste agli arresti domiciliari tra cui Claudio Botticelli, imprenditore laziale ritenuto dagli inquirenti l’organizzatore del sistema: l’uomo è l’amministratore unico della Eko, la società titolare dell’impianto di conferimento rifiuti sotto sequestro che sulla carta sarebbe stato di 3mila e 300 tonnellate di rifiuti in realtà scaricati in siti non autorizzati.

A Botticelli nell’organizzazione per lo smaltimento illegale dei rifiuti, secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbero affiancati il casertano Raffaele Arzillo e il tarantino Stefano Alfonso Friolo, rappresentante e socio della «A.F. Ambiente».

Coinvolti anche gli imrpenditori tarantini Giuseppe Dimaggio, individuato come «socio occulto» della «Bgs srl» ed Emanuele Calvelli proprietario di un sito in cui sarebbero stati abbandonati i rifiuti.

Indagati anche Raffaella Amoruso e Paolo Bisceglia, imprenditori del barese rispettivamente amministratrice unica e amministratore di fatto della società «La Rinascente srls»: secondo la ricostruzione dell’accusa la prima aveva il compito di ricevere il denaro derivanti dall’illecita gestione dei rifiuti. Ai domiciliari, infine, l’altamurano Giovanni Incampo e il calabrese Lorenzo Francese.

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Redazione
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