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Con Giuseppe Brescia tra cultura e Petruzzelli

Abbiamo incontrato l’onorevole Giuseppe Brescia, parlamentare nel Collegio di Bari eletto con il  Movimento Cinque Stelle.

Ci aveva favorevolmente colpito la notevole quantità di produzione parlamentare in particolare in materia di beni ed attività culturali. Essendo componente della VII commissione della Camera dei Deputati, che si occupa appunto di cultura ed istruzione, era naturale che l’attenzione del parlamentare barese fosse incentrata su quei settori, ma se da un lato l’alto numero di progetti di legge, anche come primo firmatario, le interpellanze e le interrogazioni erano già segno di particolare impegno, la corposità e la precisione ravvisabili in ciascuno di quegli atti ci davano la sensazione di stare per incontrare una persona che non lascia proprio nulla al caso, ma che si documenta e studia prima di scrivere o di dire qualcosa.

Ultimamente avevano assunto particolare rilevanza mediatica due sue iniziative, la prima per tutelare l’area adiacente il Castello Svevo di Bari, da quello che attualmente è l’ampio parcheggio adiacente, in realtà destinato a giardino , ad alcuni manufatti che stanno sorgendo nell’area portuale prospiciente il lato del Castello che si affaccia sul lungomare, la seconda per tutelare Alberobello ed i suoi trulli, che Brescia, all’inizio dell’incontro, mi ricorda essere patrimonio dell’umanità per l’Unesco.  Ad Alberobello, infatti, a ridosso della zona storica sta sorgendo un ennesimo eco mostro. Il nostro interesse, tuttavia, è stato stimolato da due iniziative del parlamentare apparentemente minori, ma solo apparentemente tali, o forse sarebbe meglio precisare che a definirle minori può essere solo qualcuno che con la cultura non è che vada proprio d’accordo.

Mi riferisco, innanzitutto, all’attenzione rivolta dall’Onorevole Brescia ai fondi che il Sultano dell’Omar mise a disposizione del Conservatorio Piccinni di Bari, perchè fossero destinati a borse di studio ed altri incentivi in favore degli studenti, giovani musicisti in formazione. I fondi sono gestiti da un’apposita fondazione creata ad hoc, i malevoli dicono, per legittimare la presenza nel conservatorio di chi non aveva più titolo per starci. Sta di fatto che questi fondi sono rimasti sempre in cassa, con la sola eccezione di una piccola erogazione allorchè sulla questione si erano accesi i riflettori della stampa e della stessa magistratura. Mi ha colpito, innanzitutto, il fatto che la questione non è di quelle che si sanno facilmente. Occorre seguire il settore con interesse e dedizione. L’impegno non è che sia destinato ad essere appagante in termini di voti. Nonostante ciò, Giuseppe Brescia non ha abbassato la guardia per un sol attimo sulla questione ed ora mi confida che sta seguendo con attenzione quanto farà la neo presidente, Marida Dentamaro, che abbiamo recentemente intervistato. Comprende bene, che essendo subentrata da poco ad un periodo di assenza degli organi istituzionali, la professoressa Dentamaro ha molti problemi urgenti da affrontare e risolvere, ma assicura che su questa vicenda è propenso ad incalzarla, ma anche a sostenerla, non appena decorso un lasso di tempo ragionevole.

L’argomento di maggior interesse per me era rappresentato dalle iniziative del parlamentare barese pentastellato in ordine alle recenti vicende anche giudiziarie sull’attività della Fondazione Petruzzelli. A tal proposito Brescia è chiarissimo e non gira attorno ai fatti. Certo, per tutti vale il criterio di presunzione d’innocenza, quindi anche per il direttore delle luci e della fonica del Politeama Petruzzelli. Una precisazione, questa dell’onorevole Brescia, che condivido in toto. Tuttavia,  quando si parla di ingenti somme di denaro pubblico, la cautela nei confronti dei presunti responsabili non è mai troppa. Se si legge, anche solo superficialmente, l’interrogazione che Brescia ha depositato il 30 novembre scorso, rivolta al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, in relazione alle vicende della Fondazione Petruzzelli, si comprende con quanta competenza ed attenzione la storia sia seguita e microscopicamente esaminata. Colpisce l’attenzione dedicata all’analisi di dati del bilancio relativi ai noleggi di luci e fonica. Ha perfettamente ragione l’Onorevole Brescia: con somme che in qualche anno hanno sfiorato il milione di euro era molto più logico procedere all’acquisto che non al noleggio. Quei dati, quelle somme ingenti, quei bandi ad personam, ripetuti a dismisura, hanno convinto il parlamentare che Franco Mele, Direttore delle luci e fonica della Fondazione Petruzzelli, non poteva aver fatto tutto da solo, senza complicità o quanto meno omessa sorveglianza, da parte di chi quegli appalti li doveva controllare ed approvare. Da quì la richiesta di dimissione del direttore amministrativo, ragionier Longo, che tra l’altro nella gestione del Commissario Fuortes  (che doveva sanare il debito di un milione di euro e si è conclusa col raddoppio dello stesso debito salito a due milioni), ricopriva la stessa carica di responsabile amministrativo e così prima, fin dall’avvio della Fondazione Petruzzelli.

Trovo francamente condivisibili le sue riflessioni e mi meraviglia che Presidente, Gianrico Carofiglio, e Sovrintendente, Massimo Biscardi, indubbiamente persone perbene, non abbiano già da tempo insediato una commissione d’inchiesta per appurare fatti e responsabilità: la Fondazione Petruzzelli annualmente sfora i bilanci, accumula debiti ingenti che i cittadini baresi sono chiamati a colmare. Praticamente da anni ormai il bilancio del Comune di Bari per la cultura è finalizzato a coprire i debiti della Fondazione Petruzzelli. Quest’anno sembra avanzato giusto il necessario per la logistica del concerto di questa notte di Gigi D’Alessio. Questa volta tocca a Brescia condividere e precisa che gli risulta che qualcosa si sia finalmente mosso all’interno della Fondazione in termini di accertamento di responsabilità. Certo, alquanto tardivamente, e solo dopo il rinvio a giudizio di un dirigente. Non si può certo dire che siano stati tempestivi. L’iniziativa oltre che alquanto tardiva, può essere facilmente catalogata come un modo a posteriori di prendere distanze, che all’epoca dei fatti ci si è guardati bene dal mettere in atto. Non posso fare a meno di notare il sorrisetto di sufficienza che Brescia sfodera allorchè citiamo il concerto di capodanno. Chiudo l’incontro e l’intervista con la netta sensazione di aver parlato con una persona che non solo studia a fondo i problemi, ma conosce da tempo e bene il settore e, non lo dice, ma deve avere una non comune predisposizione e passione per la musica e la cultura. Rarissimo in un politico.

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