“C’era una casa sulla collina al limitare di un piccolo paese nell’entroterra, una famiglia di cinque persone a dividersi le tre stanze, le sei sedie, i due specchi e i tanti libri ordinati sulle mensole. Ma, adesso, per le due vecchie sorelle rimaste sole ad abitarla quel tempo è un repertorio di immagini sfocate, lontane.” È così che in seconda di copertina si apre la trama di Penultime parole, ultimo romanzo di Cristò in libreria da martedì 15 aprile 2025.
Lo scrittore barese si riaffaccia dunque sul panorama letterario con un nuovo titolo, edito da Mondadori, con il quale torna a indagare il complesso rapporto uomo-natura e attraverso il linguaggio a sovvertire l’ordine biologico della specie. È questo per Cristò un tema particolarmente caro, il testo abbraccia altresì la bellezza della narrazione e invita il lettore a perdersi nelle beatitudine delle parole.
In quasi vent’anni di attività, Cristò ha condotto il suo pubblico a storie di ineccepibile qualità, nonché pubblicazioni di pregevolissima fattura: L’estate in cui sparirono i cani (Giunti, 2023), Restiamo così quando ve ne andate (2017), La meravigliosa lampada di Paolo Lunare (2019) e Uno su infinito (2021) per TerraRossa, oltre che La carne (Neo, 2020), That’s (im)possible. Un racconto orale (Intermezzi Editore, 2017), Come pescare, cucinare e suonare la trota (Florestano Edizioni, 2007) e L’orizzonte degli eventi (Simplicissimus Book Farm, 2012).
Cristò: naturale non significa buono, puro ma…
Uno scrittore di grande successo, Cristò, a breve sugli scaffali delle migliori libreria di Puglia e d’Italia con il nuovo romanzo Penultime parole. Lo abbiamo intervistato per conoscere meglio quest’ultima fatica letteraria.
La genesi. Come e quando nasce “Penultime parole”?
Nasce circa quattro anni fa con un incipit di alcune pagine scritto di getto e dimenticato nel pc come tante idee di scrittura che appunto e, spesso, abbandono. Il più delle volte queste storie a metà rimangono incompiute ma capita, come in questo caso, che un giorno qualsiasi, rileggendole, rivelino un potenziale inaspettato. È stato così per questo romanzo breve.
Tra le varie tematiche emerge il rapporto uomo-natura. Qual è il significato che attribuite a tale rapporto? Da dove nasce l’esigenza di mostrare un casolare isolato sulla collina lontano dal centro abitato?
Quella del rapporto tra uomo e natura è una delle questioni su cui mi interrogo spesso. Mi sembra sempre strano che si parli di un rapporto tra due entità che sono l’una parte dell’altra. L’essere umano è una delle specie animali che abitano questo pianeta e, in quanto tale, fa parte della natura. Come non ci chiediamo quale sia il rapporto tra la natura e il cavallo, o il pioppo, o la roccia calcarea, così non dovremmo chiederci quale sia il rapporto tra uomo e natura, visto che può essere solo un rapporto di appartenenza anzi, direi, di coincidenza. Da questo punto di vista non vedo differenza neanche tra la città e il formicaio, per esempio, sono entrambi esiti della natura. Ovviamente non do un giudizio di valore visto che, in questo senso, non credo che l’aggettivo “naturale” sia sinonimo di “buono, puro”.
Di qui si può cogliere anche un senso di solitudine (è la stessa solitudine che vivono gli immobili in “Restiamo così quando ve ne andate”). Una solitudine che può essere declinata come libertà o prigionia di un malessere?
Il concetto di libertà è un altro dei temi centrali in Penultime parole. In questo momento storico “libertà” è una delle parole abusate e travisate nel dibattito politico e culturale. Nel romanzo, invece, ho cercato di portare alle estreme conseguenze questo concetto arrivando alla conclusione che non esista una libertà totale per nessun essere vivente. L’istinto di sopravvivenza, il più antico e irremovibile per ogni specie della terra, è qualcosa da cui non è possibile liberarsi davvero.
Dunque l’umanità, apparentemente interconnessa grazie alle tecnologie, è sola o libera? Può un libro essere strumento terapeutico, aiutare a rivalutare – in genere – la propria esistenza?
Un libro è solo un libro. Alcuni libri possono essere senza dubbio strumenti terapeutici come alcune canzoni, alcuni film, alcuni quadri e questa funzione è strettamente soggettiva e legata alla capacità dell’animale umano di lasciarsi trasportare dentro le finzioni artistiche fino a compenetrarsi. In fondo anche il libro è una tecnologia, anche se molto antica. Tutto può aiutare ad alleviare la solitudine anzi, la solitudine stessa può essere una grande risorsa di crescita personale e collettiva.
Quali sono le altre tematiche che il lettore incontrerà durante la lettura?
Il lettore incontrerà prima di tutto una storia. Mi piace raccontare e non mi preoccupo troppo di comunicare un messaggio, una tematica o una “morale della favola”. Da lettore amo essere trasportato in altri luoghi e in altri tempi per vedere se da così lontano si riesce a capire qualcosa in più del qui e ora. Ed è la stessa cosa che faccio da scrittore.
La copertina promuove l’arte di un pittore tedesco, Matthias Brandes. Il piacere di conoscerlo lo scorso febbraio: cosa conservate nel cuore di quell’incontro?
È stata una bellissima chiacchierata durante la quale ho cercato di imparare il più possibile da un maestro conosciuto a livello internazionale su cosa possa significare produrre arte. Ho capito che, in fondo, le domande e gli approcci alla costruzione di un’opera che può essere artistica e rimanere anche un prodotto artigianale, persino commerciabile, non sono così diverse tra chi scrive e chi dipinge.
Tante opere edite da TerraRossa. Adesso il passaggio a Mondadori, un upgrade importante. Come si prospetta, all’orizzonte, questa nuova sfida se così la si può chiamare? Cosa cambia e cosa resta perfettamente immutato?
Devo molto a Giovanni Turi e alla sua casa editrice TerraRossa sia come scrittore che come uomo fino a sentirmi parte attiva di questo magnifico e preciso progetto editoriale. Vivo il passaggio a Mondadori come una grande opportunità soprattutto di conoscenza. I grandi marchi editoriali storici, come Mondadori, sono certamente attivi nel presente ma lo sono anche nel passato e con ogni probabilità lo saranno nel futuro e hanno cataloghi storici che hanno fatto e faranno la letteratura italiana. Quindi da un lato, con TerraRossa, ho sentito e sento l’ebbrezza di essere parte di una storia che nasce e cresce e dall’altro, con Mondadori, di entrare con discrezione in un pezzo della storia letteraria italiana.
Esiste già un programma promozionale, un calendario di presentazioni?
La prima presentazione di Penultime Parole sarà il 16 aprile presso la libreria Prinz Zaum di Bari insieme a Mario Desiati e Marcello Introna, poi ce ne saranno molte altre che troverete man mano che verranno confermate sia sul sito di Mondadori che sui miei profili Facebook e Instagram.











