HomeCulturaBari, grazie al "Collegium Musicum" Bizet rivive

Bari, grazie al “Collegium Musicum” Bizet rivive

Insieme alla famosa “Carmen”, “L’Arlésienne” è l’opera più famosa scritta da Georges Bizet, il grande compositore francese dalla vita breve e travagliata. Le musiche gli furono commissionate da Léon Carvalho direttore del Théatre du Vaudeville a Parigi: si trattava di mettere in scena un racconto di Alphonse Daudet, “L’Arlésienne” appunto, comparso nella raccolta “Lettere dal mio mulino”.  La storia è cupa e drammatica e il committente intendeva renderla più gradita al pubblico con momenti musicali. Ma le cose non andarono bene: alla prima rappresentazione il primo ottobre del 1872 si registrò un clamoroso insuccesso. Bizet allora da quella partitura ricavò una suite per orchestra che il mese successivo fu accolta con favore dal pubblico. In seguito un’altra suite sarà compilata da Ernest Guiraud.

Il maestro Rino Marrone, direttore del prestigioso “Collegium Musicum”, per l’inaugurazione della XXX stagione, ha voluto riproporre l’opera nella sua forma originale, piuttosto trascurata in favore delle suites. Oltre che di un omaggio a Bizet si  è trattato di restituire dignità alla sua composizione. E sicuramente è stato un lavoro attento e meticoloso, quasi un’operazione di recupero, dal momento che il m° Marrone ha ripreso tutti i 27 movimenti scritti da Bizet, ha allestito un’orchestra di 26 elementi, vi ha aggiunto la voce recitante (quella dell’attore e regista Fausto Russo Alesi) e il coro, “Palazzo incantato” diretto dal m° Sergio Lella: tutti gli elementi come nella prima esecuzione.

In breve la trama: il giovane Fèdéri, che vive in una fattoria con la madre Rose e il fratello Janet, si innamora perdutamente di una ragazza di Arles; ma quando sta per fidanzarsi con lei scopre che la arlesiana è l’amante del custode. Disperato, prova a dimenticarla e decide di sposare Vivette, una ragazza che lo ama da tempo. Ma il giorno prima del matrimonio, mentre i contadini suonano e ballano sull’aia Fédéri, che non ha mai smesso di soffrire  si uccide. Ci sono tutte le componenti dei romanzi drammatici dell’epoca: passione, amore, gelosia, disperazione, morte. Sono tutti sentimenti che Bizet rende brillantemente riprendendo anche antiche melodie. E sono stupende le parti descrittive, quelle che si riferiscono ai paesaggi della Provenza e della Camargue.

La riproposizione del Collegium Musicum è stupefacente nella sua ricostruzione filologica, oserei dire. Musiche di scena e letteratura si alternano, si rincorrono, si fondono, mantenendo un perfetto equilibrio che genera nell’uditorio un’attenzione costante e viva. Intensità ed eleganza delle esecuzioni, grande partecipazione dei musicisti, regia impeccabile che parte dalla bacchetta del m° Marrone, sono  caratteristiche peculiari di un progetto che ha fatto centro, affascinando profondamente un pubblico partecipe. Gli ingredienti coloristici, i paesaggi della narrazione hanno trovato riscontro negli adagi, negli andanti, negli allegretti, nei minuetti e soprattutto in quella farandole che è come un leit motiv che rimane nella mente. Armonie, melodie vengono riprese negli interventi del coro, un valore aggiunto che conferisce aria e atmosfera, un afflato che sembra dare voce ai sentimenti e ai turbamenti dei personaggi. E poi c’è la grande interpretazione di Alesi, il quale non si limita a leggere il testo di Daudet, ma lo interpreta, lo declama, ora con vigore, ora con delicatezza: una recitazione enfatica di grande efficacia.

Il successo è arrivato con gli applausi e i numerosi richiami degli artisti sul palco, al  punto che è stato concesso un bis riprendendo la farandole del movimento 21.

Ora sarebbe un peccato se tanto lavoro andasse accantonato o dissipato. Ci auguriamo che l’opera possa ancora essere replicata in altri teatri, in altre rassegne, portandola a conoscenza di un numero più grande di appassionati.

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