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Intervista ad Antonio Padellaro atteso il 25 luglio a Corsano per presentare “Antifascisti immaginari”

Il 25 luglio Antonio Padellaro, giornalista e già direttore de “Il Fatto Quotidiano”, sarà a Corsano per il nuovo appuntamento con la rassegna “Ti racconto a Capo“, organizzata dall’associazione Idee a Sud Est. Dialogherà con Danilo Lupo, giornalista d’inchiesta. In vista dell’evento abbiamo fatto un’intervista con lui, per parlare del suo ultimo libro “Antifascisti immaginari” che presenterà a Corsano e di tanto altro.

Partiamo dal titolo “Antifascisti immaginari”, un lavoro che mette a confronto i protagonisti della Resistenza, con alcuni politici e giornalisti che parlano di antifascismo per attaccare il governo Meloni, facendole un favore dice lei. Chi sono? E perché le fanno questo regalo? Sono consapevoli o lo fanno in malafede?

PADELLARO: “Viviamo in un’epoca dove il narcisismo degli intellettuali, che talvolta sfiora la mitomania, diventa una merce pressante per la comunicazione televisiva e social. Il mercato dell’intrattenimento giornalistico fa sì che se scopri uno spazio chiamato antifascismo, dove se paventi il pericolo che il governo Meloni sia alla vigilia di una marcia su Roma, con camice nero e olio di ricino, hai un pubblico, una risonanza. Non c’è malafede, ma uno spazio. Uno spazio che, però, lascia il tempo che trova. Questo continuo gridare “al lupo! al lupo!” non ha portato un voto all’opposizione e ha finito per consumare, in una sorta di ritualità mediatica, un valore quello dell’antifascismo di chi ha versato il proprio sangue per la libertà di tutti noi. Una indiretta svalutazione dell’antifascismo storico, sul quale poi si è fondata la nostra Costituzione repubblicana”.

Parlando il linguaggio dei giovani, è diventata virale?

PADELLARO: “Sì esatto, è diventata virale, funzionava, ha funzionato per un periodo, per i primi mesi del governo Meloni, lo spazio è stato occupato, ma alla fine si è rivelato uno spazio sterile dal punto di vista del pubblico”.

Lei dice che non siamo alla vigilia della marcia su Roma, a che punto della storia siamo?

PADELLARO: “Siamo in una fase di tardo-Berlusconismo. Il governo Meloni è erede del ventennio berlusconiano. Il berlusconismo, con i guai che ha portato al nostro paese (trasformazione della politica in politica del capo, del numero 1, concentrata sul personaggio), è stata una fase in cui Berlusconi ha posto le basi per una serie di contro-valori: la lotta alla magistratura, vista come un pericolo per il dominio del capo; la svalutazione del Parlamento, diventato un luogo per approvare i decreti del governo; visione puramente economica, puramente legata al denaro, della società dove vince chi ha più soldi e spende di più. Questo si è tradotto nel governo Meloni in una versione minore: la lotta alla magistratura è la stessa, il culto del capo è lo stesso (conta solo Giorgia Meloni, gli altri sono comprimari), l’opposizione viene definita comunista. Viviamo insomma in una fase melanconica di un Berlusconismo di Serie B”.

Quali sono i temi urgenti che politici e giornalisti dovrebbero trattare, per muovere una critica all’attuale governo in carica, e come si dovrebbe costruire un’alternativa?

PADELLARO: “L’opposizione, invece di passare il tempo a chiedere le dimissioni di questo o quel ministro, che non otterrà, invece di parlare di attacco alla democrazia e rischio all’autoritarismo, dovrebbe parlare dei dazi imposti da Trump, tema importante, dicendo cosa farebbe per contrastarli; dovrebbe parlare di economia che ristagna e della produzione industriale che va male, non dando la colpa alla Meloni che avrà le sue colpe, ma facendo proposte di sviluppo. Manca una contro-proposta che convinca gli elettori incerti, che magari non vanno a votare. Affinché pensino che c’è qualcuno con idee forti e visione. Come ha rivelato il presidente della Regione Puglia Emiliano: “Nel 2022 c’era la possibilità, con una desistenza, di pareggiare i conti con il centro-destra; ma non ci fu perché qualcuno non volle Conte nel governo per le sue posizioni contro l’armamento””.

Si arriverà a un discorso di pacificazione nazionale?

PADELLARO: “La pacificazione nasce dalla lettura, dal sapere, dalla conoscenza. Oggi manca, parlando del fascismo storico, la conoscenza del periodo. Si potrebbero leggere autori importanti, cari alla destra, come Giordano Bruno Guerri o Renzo De Felice, che fu criticato perché disse che ci fu tanto consenso. Riflettiamo sui dati storici, senza fare propaganda. La pacificazione non è un appello al volemose bene. Usiamo gli intelletti e la conoscenza sulla base di dati storici, leggendo chi l’ha scritta anche se appartiene a un’altra famiglia politica, che non sia quella della sinistra”.

Ignoranza, intolleranza, violenza. Quali sono secondo lei i pericoli legati all’estremismo in Italia?

PADELLARO: “Il fascismo non c’è, non è al governo. Ci sono i fascisti, sì e le organizzazioni fasciste, con le loro idee, che rappresentano delle minoranze. Diventano popolari con le telecamere, perché viviamo in un’epoca dove esisti se qualcuno parla di te. Io direi che se violano la legge, vanno perseguiti, ma se si tratta di cerimonie possono farle. Attaccarli e denunciarli significa fare il loro gioco. Fanno folklore politico, nessun pericolo per la democrazia”.

Qual è lo stato dell’informazione in Italia?

PADELLARO: “Ogni mattina, le poche edicole rimaste aperte hanno la possibilità di vendere decine di quotidiani, ognuno con la sua idea e identità. Il pluralismo dell’informazione esiste, a livello di carta stampata ma anche di on-line (la rete è una specie di universo sconfinato dove c’è tutto) o in televisione (in base alla rete che scegli trovi una linea). In Italia l’informazione non è sotto scacco. L’informazione della carta stampata ha dei problemi, tra cui il fatto che i giornali si vendono poco. Non bisogna urlare “orrore! orrore!” I giornalisti, a cominciare da me, dovrebbero chiedersi perché la gente non compra più i giornali. Non ci sono forze oscure che agiscono. Gli anziani comprano i giornali, i giovani no. C’è una fioritura immensa di blog, siti e mondo social, ma la carta stampata, con la sua funzione di analisi e approfondimento, boccheggia”.

Lei sarà ospite della rassegna “Ti racconto a Capo” a Corsano. Come vede la situazione culturale della nostra regione, la Puglia?

PADELLARO: “Io sono reduce da Polignano, e da altri eventi in Puglia, ci sono tanti festival, mi sembra una regione molto attiva, anche grazie allo sviluppo turistico che sta vivendo, con le sue bellezze che conosciamo. Investe in libri, cultura e conoscenza: sono belle iniziative. L’Italia è ricca da nord a sud di iniziative culturali. La Puglia è ricca di questo e quindi va bene, lamentiamoci di meno e parliamo di cosa funziona: i festival letterali sono straordinari, sono gratuiti ed attirano, la gente ci va, partecipa, si interessa a libri, autori. Quindi 10, 100, 1000 Corsano”.

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Marco De Matteis
Marco De Matteis
Giornalista pubblicista, scrive per PugliaIn dal 2018 e L'Edicola dal 2024. Laureato in Scienze della Comunicazione, ama tutto ciò che ha a che fare con l’estate. Gestisce una libreria nel cuore del Salento. Ama leggere e scrivere, e cura una piccola rubrica di recensioni on line, oltre che una rassegna letteraria "Libri in Terrazza". Gioca a tennis da quando aveva 7 anni, ed ora si è convertito giocando anche a Padel. Nel novembre 2020, per Editrice Salentina, pubblica "Il piano inclinato, #raccontidellaquarantena", il suo primo libro; nel luglio 2022, per Las Vegas Edizioni, esce "Ti ho trovato fra le pagine", di cui è uno degli autori; nel 2023 pubblica, per Capponi Editore, "Quattro anni in fumo".

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