Su un punto sono tutti d’accordo: il futuro dell’Ex Ilva di Taranto passa attraverso una profonda fase di trasformazione e decarbonizzazione del sito produttivo alle porte del capoluogo jonico.
Su queste basi verrà riscritto il bando di gara per la cessione dell’industria siderurgica italiana.
Una bozza di intesa che nel pomeriggio di ieri è stata firmata al Ministero delle Imprese (Mimit) da tutte le amministrazioni nazionali e locali. Certamente un passo in avanti che però, al momento, appare più che altro una sorta di accordo di indirizzo politico su come deve essere gestito il futuro accordo, che conterrà concretamente come, dove e con chi procedere.
Di fatto si sa che i tre attuali altoforni a carbone saranno sostituiti da tre forni elettrici alimentati a gas, mentre nulla è dato ancora sapere su come questo gas sarà approvvigionato all’impianto siderurgico tarantino: sfruttare la Tap, già esistente, con una linea dall’Adriatico fino allo Jonio? Portare una nave rigassificatrice nel porto di Taranto? E come acquistare il gas necessario?
Intanto di certo si sa che i tempi per la decarbonizzazione “saranno indicati in fase di aggiudicazione” della nuova gara per l’assegnazione del gruppo che vede al 12 settembre il termine ultimo per la presentazione di offerte vincolanti. Dopo quella data sarà valutata la possibile localizzazione degli impianti di preridotto “utili per l’approvvigionamento dei forni elettrici”, qualora sia possibile assicurare il necessario approvvigionamento energetico.
Ieri le parti si sono impegnate a convocare una nuova riunione del tavolo in data successiva al 15 settembre “per esaminare le prime evidenze della Procedura e valutare la possibile localizzazione degli impianti di preridotto”.











