HomePoliticaMedio Oriente, una flebile tregua per la Siria

Medio Oriente, una flebile tregua per la Siria

Sei anni di battaglie, oltre 250mila morti di cui si contano almeno 66 mila civili, 3,4 milioni di sfollati dal dicembre 2013, 7 mila bambini uccisi e un numero non definito di bambini scomparsi nel nulla. La Guerra in Siria ha prodotto dati disarmanti che anche con una possibile tregua lasceranno il segno nelle future generazioni.

Di tregua infatti si e’ parlato a Monaco durante una riunione organizzata in un clima di grande preoccupazione per il brusco peggioramento delle violenze e la conseguente fuga massiccia di profughi causati dai bombardamenti russi in Siria. A Monaco I Paesi sostenitori della Siria (dall’International Syria Support Group una coalizione di 17 paesi che si sono uniti nel 2014 per trovare un modo per fermare la scia di sangue che dura da anni nel paese) hanno cercato di riavviare il dialogo e decidere la fine delle ostilita’, dei bombardamenti russi e di impegnarsi per una transizione politica non appena le condizioni sul terreno miglioreranno.

“La fine delle ostilità dovrà avvenire nel giro di pochi giorni.” Lo ha precisato John Kerry sottolineando che “Gli aiuti umanitari dovranno arrivare subito.” Una richiesta di tregua che fatica a materializzarsi. USA e Russia giocano ancora a fare il pugno duro. Infatti Vladimir Putin Presidente russo avrebbe voluto iniziare il cessate il fuoco a partire da marzo mentre gli USA si sono imposti per un immediato stop ai bombardamenti.

“Alla fine il segretario di Stato statunitense John Kerry dovrà andare presso l’opposizione siriana e pregarla di venire al tavolo delle trattative” ha detto Andrew Tabler, esperto delle questioni siriane presso il Washington Institute for Near East policy.

Il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha detto che la Russia non interromperà i suoi attacchi aerei nelle zone dello Stato islamico, affiliato con al Qaeda. I militanti dello stato islamico controllano larga parte della Siria e dell’Iraq.

Gli Usa e gli alleati europei hanno precisato che solo una piccola parte di questi attacchi russi hanno colpito gli obiettivi dichiarati, con la grande maggioranza che ha colpito gruppi di opposizione appoggiati dall’occidente che cercano di rovesciare il governo del presidente Bashar al-Assad. Infatti secondo le organizzazioni umanitarie pare che i recenti attacchi aerei russi sulle citta’ siriane a supporto del presidente Bashar al Assad hanno creato uno dei peggiori disastri umanitari nel paese da quando la guerra è iniziata nel 2011.

“Potremmo arrivare a oltre 600.000 disperati se la Russia dovesse continuare a bombardare e provocare la caduta di Aleppo”, ha esclamato ieri il presidente turco Erdogan.

Per tutto il 2015  Russia e USA hanno avuto forti disaccordi sul piano di transizione politica nel paese perché la Russia, presente nel territorio siriano con basi militari dal 1971, vuole che Assad rimanga al potere, mentre gli Stati Uniti hanno sempre voluto che lasciasse la presidenza immediatamente. Ora che I bombardamenti su Aleppo sono sempre piu’ massicci hanno creato 70 profughi che chiedono di entrare in Europa per scappare sia dall Isis che dai bombardamenti russi che non rispiarmiano civili e neppure ospedali.

La Nato nel frattempo ha lanciato una squadra navale nell’ Egeo sotto comdando Tedesco.

“Non sarà una missione destinata a bloccare o rimandare indietro i battelli dei migranti. Servirà piuttosto a raccogliere informazioni critiche per la sorveglianza e combattere i trafficanti di esseri umani”, ha specificato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. Loro prima destinazione saranno i tratti di mare tra la costa turca e le isole greche di Lesbo e Kos, dove negli ultimi mesi e’ aumentato vertiginosamente il traffico di migranti.

La Siria è un Paese destabilizzato perché una parte del suo territorio è controllato dal Califfato, con la sua struttura politica e le truppe del Daesh. Per colmare questo mancato controllo di territorio il presidente Assad risponde con un’attività militare siriana massiccia supportata dalla Russia. Combattere il Daesh militarmente non aiutera’ a risolvere la crisi siriana, la soluzione puo solo essere politica ed e’ per questo che I paesi sostenitori della Siria chiedono uno stop dei bomabrdamenti immediati e rilanciano l’ idea di un’intesa davanti alle Nazioni Unite che prevede la creazione di un governo che mette insieme le due fazioni presenti, Assad permettendo.

Il segretario di Stato Usa, John Kerry, in un’intervista a Orient Tv avverte che se “il presidente siriano Assad non terrà fede agli impegni presi e l’Iran e la Russia non lo obbligheranno a fare quanto hanno promesso, la comunità internazionale non starà certamente ferma a guardare come degli scemi: è possibile che ci saranno truppe di terra aggiuntive”.

Intanto Ankara fa sapere, che “la Turchia e l’Arabia Saudita sono a favore di un’operazione di terra contro l’Isis”. La Russia anche aveva utilizzato toni forti, rievocando la geurra fredda e facendo temere il peggio. Tuttavia dopo un primo momento di botta e risposta I due presidenti Obama e Putin sis ono parlati e I toni calmati anche se l’Arabia Saudita è convinta che la Russia “fallirà nel suo tentativo di salvare Bashar al Assad”, così come l’Iran. Il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, in conferenza stampa a Riad, ha detto che Mosca “deve fermare i suoi raid aerei contro l’opposizione moderata siriana”. La caduta di Assad “è solo questione di tempo, prima o dopo il regime cadrà, aprendo la strada per una nuova Siria senza Assad”, ha concluso Jubeir.

Ora si aspetta solo il prossimo passo dei Paesi sostenitori per la Siria, ci si aspetta che a questo Assad torni ai tavoli di negoziazione, che l’ONU si imponga nelle relazioni diplomatiche ,che Turchia, Russia e USA smettano di giocare con le parole e che finalmente la colazione si concentri a risolvere davvero la crisi in Siria pensando meno ai proprio interessi e piu’ ad una guerra quella siriana,  che rischia di diventare un vero e proprio genocidio.

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