Non solo razionalizzazione, ma anche tagli e dolorose rinunce, per un piano di Riordino Sanitario che è stato presentato questa mattina in Commissione alla Regione Puglia.
Dei 40 ospedali pubblici attualmente presenti in Puglia ne saranno chiusi 9: 1 a Foggia, 2 nella BAT, 1 a Bari, 3 a Brindisi, 1 a Taranto, 1 a Lecce, come spiega il consigliere di “Noi a Sinistra” Mino Borraccino. “La classificazione nuova in ospedali di base (con non meno di 72 posti letto), ospedali di primo livello (con non meno di 220 posti letto) e ospedali Hub (con non meno di 420 posti letto) obbliga a scelte dolorose per i territori”.
“Il 27 febbraio (due giorni prima della scadenza per l’approvazione formale della delibera del piano di riordino) procederemo con la presentazione dettagliata del piano a consiglieri, sindaci e sindacati e ascolteremo tutti, prima di passare alla deliberazione finale, affrontando anche le questioni più specifiche. Mi auguro dunque che chi andrà a formulare suggerimenti, lo faccia mettendosi sempre al posto di chi queste decisioni poi le deve prendere”.
Così il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano intervenendo questa mattina in terza commissione Sanità del Consiglio regionale per l’audizione sul Piano di riordino ospedaliero, illustrato attraverso 56 slide, insieme con il direttore del Dipartimento Salute della Regione Puglia, Giovanni Gorgoni.
“Vi illustreremo tutti i punti di forza e debolezza e, soprattutto, le norme – che voi già conoscete – che sono state inserite last minute nella legge di stabilità, a integrazione ulteriore di quanto già previsto dal decreto ministeriale 70 (che già sarebbe stato sufficiente a crearci tantissimi problemi). Ci sono delle nuove norme imposte dal governo: gli ospedali che non riescono ad avere un’entrata superiore al costo di gestione della struttura e che hanno determinati parametri, rischiano di andare in piano di rientro. È evidente che noi dobbiamo – sulla base di queste nuove disposizioni – riorganizzare il lavoro e rendere gli ospedali più efficienti. Ci sono altre norme – sempre imposte dal governo – che dicono che noi non possiamo spendere per il personale più di quanto abbiamo fatto nel 2004. Significa che non possiamo assumere persone se non con una deroga, e comunque con il contagocce, e anche per questo dobbiamo accorpare il personale nei luoghi strategici per non tenerlo disperso in strutture improduttive o meno produttive”.
Emiliano ha poi parlato di come tutto questo potrà “provocare sicuramente qualche riorganizzazione dolorosa e come sempre mi caricherò sulle spalle il peso di queste scelte con l’inevitabile carico di dolore e disappunto, come ho sempre fatto nella mia vita”.
Infine una precisazione: “le norme sono così stringenti per il sistema – ha sottolineato Emiliano – che gli spazi per la politica sono ridotti praticamente a zero. Il piano di riordino ospedaliero obbedisce a regole che il Governo impartisce con grande severità. E sebbene queste regole portino a determinate conclusioni, non ci sarà nessun impatto sul servizio ai cittadini”.
“Ulteriore elemento di riflessione – ha quindi commentato Borracino – e da tenere in considerazione è rappresentato anche dai 220 milioni di euro per la mobilità passiva extraregionale. Parliamo quindi di 920 milioni di euro totali tra spesa per privati (su cui non si dice una parola) e mobilità extra regione, pari a quasi il 26% del totale dei 3,6 miliardi di euro della spesa ospedaliera pugliese sui quali non si discute e non si introducono elementi virtuosi per ridurre spese (vedi la mobilità extra regione per 220 milioni)”.
“Positivo il coinvolgimento dei consiglieri alla ricerca dei criteri applicativi del Riordino ospedaliero pugliese”. È quanto ha dichiarato il presidente del Gruppo consiliare Popolari, Napoleone Cera. “Esistono due elementi di discrimine – ha messo in risalto Cera – all’interno del riordino ospedaliero per il quale entro il 29 febbraio prossimo il Consiglio dovrà assumerne i relativi provvedimenti: il posto letto non può essere finanziato con la stessa quota anche per gli ospedali piccoli, cioè con pochi posti letto. E poi bisogna tener presente e valutare come l’equilibrio tra costi e ricavi nei piccoli ospedali è difficilissimo se non impossibile da raggiungere. Tali obiettivi obbligano ad assunzioni di responsabilità in grado di garantire a tutti i cittadini il livello di sicurezza attesa”.











