HomePoliticaMatteo Renzi, anniversario di Governo con il thrilling del ddl Cirinnà

Matteo Renzi, anniversario di Governo con il thrilling del ddl Cirinnà

Due anni di Governo. Per Renzi un anniversario che cade in una settimana molto delicata, con il voto del Senato sul ddl Cirinnà. In campo l’alternativa è tra raccogliere il voto della sinistra e dei cinque stelle senza toccare il nodo centrale della stepchild adoption oppure dare ascolto ai centristi, aprire a Ncd ed alla richiesta di stralciare il testo sulle adozioni dal decreto e porre la fiducia per garantirsi una sopravvivenza che, in ogni caso, sarà stentata e tirata per la giacchetta.

Un’apertura al Nuovo centrodestra per evitare di vedere naufragare in Senato la legge sulle unioni civili. Matteo Renzi sceglie l’assemblea nazionale del Pd per lanciare il suo appello al partito di Angelino Alfano. Ma c’è da superare l’ostacolo della stepchild adoption. Già, perché le adozioni (quelle del figlio del partner all’interno di una coppia omosessuale) rappresentano lo scoglio per il Pd che a Palazzo Madama non ha i numeri per farcela da solo (112 contro 208). E così il premier-segretario propone ai centristi un accordo di governo, attorno a un emendamento, sul quale magari porre la fiducia, per uscire dalle secche.

“Martedì sera alle 20 – ha detto Renzi che, tra l’altro, nel corso del suo intervento, ha ricordato Valeria Solesin e Giulio Regeni, oltre che parlato di tasse, comunicazione, Europa e spending review – ci sarà un’assemblea del Senato” dove la discussione sul ddl Cirinnà è slittata per l’assenza dei numeri necessari ad approvare il testo.

“Io – ha aggiunto il segretario – sono disponibile a partecipare”. Poi, la doppia proposta. La prima guarda ancora al M5s colpevole, per il Pd, di aver fatto saltare l’intesa sul ddl e colpito dalla “sindrome Lucy e Charlie Brown”, quella cioè “di staccarsi dal padrone all’ultimo minuto” con “l’obiettivo di fare del male al Pd”. La seconda, rivolta a Ncd, è invece “un accordo di governo immaginando un emendamento sul quale dobbiamo essere pronti anche a mettere la fiducia. Che paura possono fare due persone che si amano, che chiedono di avere un’unione forte tra di loro? A me fanno paura quelli che si odiano”.

A stretto giro arriva la risposta” del Movimento 5 Stelle. Con Luigi Di Maio, che in “Mezz’ora”, su RaiTre, lancia un appello al Pd: “Sulle unioni noi ci siamo al 100 per cento. Il Pd le vuole votare? Oppure vuole fare propaganda sulla pelle dei diritti dei cittadini? Noi non vogliamo votare il “canguro” (vale a dire l’emendamento Marcucci del Pd, ndr) che è l’autostrada verso la dittatura. Lo dico da persona delle istituzioni, non possiamo votare un misura che non è nel regolamento parlamentare. Noi vogliamo votare il ddl articolo per articolo, emendamento per emendamento”.

E a rendere ancora più elettrizzante il clima ci sono le parole della minoranza dem. Roberto Speranza lo dice senza giri di parole: “Se l’accordo di governo significa far saltare la stepchild, io sono contrario. Sarebbe sbagliato da parte del Pd rinunciare al proprio punto di vista, bisogna far uscire i grillini dalla loro ambiguità”.

Altrettanto duri sono stati i toni usati da Renzi sul fronte dell’organizzazione interna al Pd. Ogni riferimento (voluto) è alle polemiche sul tesseramento: “Non è possibile che al Pd si iscrivano in blocco 400 persone con una carta di credito. Non è giusto, non è lecito, non è legittimo. Il partito non si deve scalare con le tessere, ma con le idee. Siamo l’unico partito a avere un bel confronto dialettico tra maggioranza e opposizione – qualcuno dice troppo, io dico che non è mai troppo – ma sul territorio dobbiamo avere la forza di essere dinamici e non accettare operazioni discutibili». A chi si mette di traverso, minacciando scissioni, il premier indica la porta: «A chi immagina su singoli provvedimenti di arrivare al momento decisivo e dire: “o fate come dico io o me ne vado”, la mia risposta sarà un ciao”.

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