L’incontro tra David Cameron e il resto dei leader europei in merito alla permanenza o meno dell’Inghliterra all’interno dell’Unione Europea si è svolto in un clima decisamente teso. Il premier inglese si è presentato al tavolo dei negoziati con richieste ben precise all’Europa e con un pesante 52% di inglesi favorevoli all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione.
Con il referendum del prossimo 23 giugno ormai alle porte e dopo aver ottenuto quasi tutti i punti richiesti il premier inglese è tornato a casa ancora più convinto che l’Inghilterra non avrebbe un florido futuro fuori dall’UE. Infatti il tour de force dei negoziati ha assicurato alla Gran Bretagna protezione da parte dell Ue anche se la GB non utilizza la moneta europea, nessun freno all’economia, mantenere la sovranità del paese e il punto più spinoso, riguardante la parità di trattamento per i cittadini comunitari che vanno a vivere nel Regno Unito. Londra potrà attivare il cosiddetto ‘freno d’emergenza’ per l’accesso dei benefici al welfare, per una durata massima di 7 anni. Per questo lasso di tempo, in pratica, i nuovi immigrati non potranno godere dei benefit sociali.
Il rischio di vittoria degli Euroscettici è comunque reale tanto che la BBC parla di un centinaio di deputati del partito conservatore favorevoli a lasciare l’Europa. A tutto questo si e’ aggiunto anche il parere del sindaco uscente di Londra, Boris Johson che ha dichiarato che: “La Gran Bretagna deve dire no all’Ue. È l’occasione di una vita per avere un cambiamento vero”. Considerata l’influenza massiccia sull’elettorato del numero uno della capitale le probabilità del Brexit, termine con il quale e’ stata battezzata la possibile uscita dell’ Inghilterra dall Unione Europea, sono aumentate vertiginosamente.
Non sembra quindi sia servita a molto fin ora l’estenuante trattativa fatta dal premier con l’UE. 24 ore di botta e risposta soprattutto in merito alla questione immigrati.
In aiuto al numero uno di Downing Street e’ arrivato anche il presidente americano Barack Obama che ha espresso il suo parere contrario ad una possibile Brexit. “GB deve restare all’ interno dell’ Unione” ha detto Obama “ solo così sara capace di continuare a svolgere un ruolo internazionale. Non posso immaginare l’Unione europea senza la Gran Bretagna”.
Ed è la prima volta che il Presidente si esprime cosi’ apertamente in faccende che riguardano il vecchio continente. L’agenzia Reuters si è chiesta se finalmente Obama sia diventato un europeista convinto oppure semplicemente un possibile Brexit avrebbe delle conseguenze economiche molto serie anche al di la dell oceano. Questo per il famoso effetto farfalla, in cui un battito d’ali in un Paese può scatenare reazioni a catena in tutto il mondo, con conseguenze imprevedibili sui mercati finanziari, soprattutto in questo periodo. Gli esperti inoltre valutano il Brexit come ad alto rischio politico, non avrebbe infatti solo conseguenze economiche immediate ma anche dei retroscena politici tutti da valutare. Ecco perché il Brexit potrebbe cambiare le carte sul tavolo non solo in Gran Bretagna e dintorni.
Sempre il presidente Americano durante un intervista alla BBC ha dichiarato che : “l’Unione europea è una pietra angolare delle istituzioni create dopo la seconda guerra mondiale che hanno reso il mondo più sicuro e più prospero. Avere il Regno Unito nell’Unione europea ci da molta più fiducia sulla forza del unione transatlantica” Inoltre gli Stati Uniti si sono affrettati a chiarire che non si preoccuperanno di siglare un accordo collaterale con la Bretagna se questa lascerà l’UE.
“Non amo Bruxelles, amo il Regno Unito e sono il primo a dire che ci sono molti modi in cui l’Europa deve migliorare – ha detto Cameron – Non ho mai detto che il nostro Paese non possa sopravvivere fuori dall’Europa. Noi siamo il Regno Unito e siamo in grado di realizzare grandi cose, questa non è la domanda nel referendum. La domanda è: Stiamo meglio dentro un’Europa riformata o staremmo meglio per conto nostro?”
Gli inglesi saranno chiamati a rispondere a questa domanda tra non molto tenendo in considerazione non solo la pressione interna europea e quella degli Stati Uniti ma anche la decisione da parte della Scozia che ha dichiarato che davanti ad un possibile Brexit, lascerebbe immediatamente la Gran Bretagna dando il via un meccanismo di secessione forse troppo rischioso.











