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Ex Ilva: sciopero a Taranto, ma i commissari negano l’aumento della cassa integrazione

La tensione è molto alta a Taranto e lungo la statale verso l’impianto ex Ilva: alle 7 di questa mattina sono partite le assemblee dei lavoratori nello stabilimento siderurgico di Taranto, il più grande del gruppo Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Una mobilitazione che segna l’inizio dello sciopero unitario proclamato dai sindacati, a seguito della rottura con il governo avvenuta nel vertice di Roma di due giorni fa. Mentre negli altri stabilimenti l’agitazione è già scattata da ieri, a Taranto sono in corso organizzazione e blocchi progressivi per garantire la partecipazione dei lavoratori.

La tensione nasce dal confronto con l’esecutivo, che nelle scorse settimane aveva già deliberato l’avvio della cassa integrazione straordinaria per oltre 4.400 dipendenti, misura che ha alimentato preoccupazioni sulle reali intenzioni del governo per il futuro del siderurgico. Lo sciopero arriva in un momento delicatissimo, con l’occupazione, la continuità produttiva e la transizione industriale al centro delle trattative.

La nota di Acciaierie d’Italia: “Nessun aumento della cassa integrazione”

In risposta alle dichiarazioni sindacali e ad alcune ricostruzioni mediatiche, i Commissari straordinari di Acciaierie d’Italia hanno diffuso una nota ufficiale per chiarire la situazione: «Non è previsto alcun aumento dei lavoratori in cassa integrazione oltre le attuali 4.450 unità», precisano i commissari. I 1.550 lavoratori citati non sarebbero destinati a ulteriori sospensioni, ma coinvolti in un programma di formazione e riqualificazione, in concomitanza con interventi di manutenzione sugli impianti. Il piano prevede almeno 60 giorni di attività formativa per ciascun dipendente, per un totale di 93.000 ore. Il periodo sarà equiparato al servizio lavorativo, con piena maturazione di ferie e istituti contrattuali.

Una precisazione che mira a rasserenare gli animi, anche se i sindacati restano scettici sulla reale portata del piano e chiedono garanzie concrete sulla ripartenza produttiva.

Il vertice di Roma e la rottura tra governo e sindacati

Il confronto avvenuto a Roma negli scorsi giorni aveva mostrato una profonda divergenza tra governo e organizzazioni sindacali. Da un lato, l’esecutivo punta su una fase di transizione ordinata con interventi di manutenzione e formazione; dall’altro, i lavoratori chiedono un piano industriale chiaro, investimenti immediati e zero esuberi.

Le sigle sindacali hanno giudicato insufficienti le proposte governative, parlando di «assenza di visione» e di «**strategia che condanna Taranto all’immobilismo»». Da qui la decisione di proclamare uno sciopero unitario e l’avvio della mobilitazione nazionale.

Gli scenari per il futuro dell’ex Ilva

Secondo fonti industriali e analisti del settore, gli scenari al momento sul tavolo sono tre:

  1. Piano di rilancio interno: prosecuzione delle attività con interventi di manutenzione e formazione in attesa di nuovi capitali.

  2. Ingresso di un partner industriale o energetico, con focalizzazione sulla decarbonizzazione e sull’acciaio verde.

  3. Ipotesi estrema di spegnimento graduale degli impianti, con esternalizzazione delle produzioni e riorganizzazione occupazionale.

La strada prioritaria resta quella della transizione ecologica e dell’innovazione tecnologica, possibile solo con investimenti cospicui e una governance definita.

Sindacati e territorio: “Taranto non può più aspettare”

Le associazioni territoriali, insieme alle organizzazioni sindacali, hanno ribadito nelle ultime ore che Taranto necessita di risposte immediate, ricordando che lo stabilimento coinvolge oltre 8.000 lavoratori diretti e circa 15.000 dell’indotto.

«La cassa integrazione non può diventare una soluzione strutturale. Qui non si gioca solo il destino di un’azienda, ma quello di un intero territorio», dichiarano i sindacati.

Anche gli esperti di politiche industriali ricordano che l’ex Ilva è strategica per l’Italia. «Serve una politica industriale che tenga insieme sostenibilità, salute pubblica e competitività», sostiene un docente di economia industriale del Politecnico di Bari.

Lo sciopero che parte oggi a Taranto rappresenta un punto di svolta nella vertenza ex Ilva. La mobilitazione dei lavoratori sottolinea la volontà di difendere il futuro del sito siderurgico e della città. Le prossime mosse del governo, dei commissari e delle parti sociali saranno decisive.

Senza un piano chiaro, la crisi rischia di diventare strutturale. La sfida è trasformare Taranto in un polo di produzione sostenibile, evitando l’ennesima emergenza industriale e offrendo prospettive reali a migliaia di famiglie.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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