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Wellbeing Happiness Forum 2026: Human Sustainability e nuovo paradigma del lavoro tra generazioni, IA e welfare

Il 21 e 22 ottobre scorso, il Centro Congressi Stella Polare di Fiera Milano Rho è diventato l’epicentro del dibattito sul futuro del lavoro in Italia. Con oltre 1.600 professionisti e più di 160 relatori nazionali e internazionali, la seconda edizione del Wellbeing Happiness Forum – evento promosso da EFI (Ecosistema Formazione Italia) in collaborazione con OMM Business – ha segnato una svolta nel modo di concepire la vita aziendale.

Al centro dei lavori non più la sola produttività o il welfare inteso come semplice benefit acchiappa-talent, ma una visione ben più profonda: la Human Sustainability (Sostenibilità Umana), intesa come la capacità strutturale delle aziende di tutelare la salute psicofisica, l’energia e la dignità dei lavoratori.

Attraverso talk, workshop tematici ed esperienze immersive guidate sul campo, l’evento ha offerto una panoramica chiara e misurata dello stato di salute delle nostre imprese, con lo sguardo rivolto alle nuove sfide tecnologiche ed umane.

Il “paradosso dell’IA” e il ponte tra generazioni

Tra le ricerche presentate in anteprima al Forum, lo studio “IA & Longevità” curato da Kantar ha evidenziato la complessa convivenza tra ben cinque generazioni nei luoghi di lavoro e la loro diversa fruizione dell’Intelligenza Artificiale.

Dall’analisi emerge un chiaro parallelismo: la Gen Z si conferma la più aperta alla sperimentazione (con il 37% di “Esploratori”), ma è anche quella più vulnerabile e spaventata. In Italia, il 38% dei giovani teme che l’IA possa sostituire il proprio ruolo professionale, trattandosi spesso di mansioni d’ingresso (entry-level) colpite dai processi di automazione. Un dato emblematico descrive la solitudine dei più giovani di fronte all’innovazione: il 64% dichiara di aver imparato ad utilizzare i tool di IA da autodidatta, al di fuori di qualsiasi percorso formativo aziendale.

All’opposto, la Gen X detiene le chiavi della governance, della decisione e della visione strategica. Secondo lo studio, la risposta non sta nel rifiuto della tecnologia, ma nell’unire la fluidità e l’agilità della Gen Z con la solidità della Gen X, evitando che la transizione digitale generi stress o senso di sopraffazione (fenomeno che colpisce già il 13% dei lavoratori italiani).

La visione dei leader: “Riscrivere il patto generazionale e rimettere la persona al centro”

Ad arricchire il dibattito sono stati i contributi dei promotori dell’iniziativa, che hanno tracciato le linee guida per la trasformazione della cultura d’impresa.

«Il benessere lavorativo supera definitivamente la dimensione del semplice benefit e si afferma come pilastro strutturale della sostenibilità aziendale», ha dichiarato Stefano Marchese, Vicepresidente di EFI. «Investire nelle risorse umane non è un principio etico astratto, ma una leva strategica per la talent retention e lo sviluppo del business. Di fronte all’avvento dell’IA e della convivenza tra più generazioni, la vera sfida del wellbeing è evitare isolamenti o frizioni, costruendo ponti di formazione e mentoring incrociato».

Una linea condivisa da Kevin Giorgis, Presidente di EFI, che ha sottolineato come la salute psicofisica non sia più una scelta facoltativa:

«I dati ci dicono chiaramente che non possiamo più misurare lo sviluppo di un Paese basandoci solo sugli indicatori macroeconomici storici. Serve una governance responsabile e il patto generazionale va interamente riscritto per restituire fiducia, salute mentale ed opportunità concrete alle prossime generazioni».

Sul fronte del mondo artigiano e delle micro-imprese, Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi CONAPI Nazionale, ha ricordato la funzione sociale del fare impresa:

«La missione d’impresa non può ridursi alla produttività e al raggiungimento del solo profitto: l’azienda esiste per permettere la piena realizzazione della persona umana e generare bene comune. Occuparsi di wellbeing significa anche garantire lavoro sano, sicuro e comprensibile nelle competenze linguistiche e nei rischi. Per colmare il divario attuale dobbiamo fare rete, creare consapevolezza e generare cultura».

Micro-imprese, fuga di cervelli e il miraggio del tempo libero

Il Forum ha acceso i riflettori su altre criticità del mercato del lavoro italiano. Il Report CONAPI 2026 evidenzia come, nonostante il 54,4% delle piccole imprese impieghi lavoratori stranieri, oltre il 40% non abbia ancora adottato politiche di inclusione e welfare, soprattutto per ragioni economiche e culturali.

Sul fronte giovanile, l’Ipsos Education Monitor 2026 segnala una crescente sfiducia nelle prospettive professionali del Paese: il 79% degli italiani considera l’espatrio una necessità per consentire ai giovani di costruire una carriera soddisfacente, complice la precarietà e la stagnazione salariale.

Infine, il BEF Index 2026 evidenzia una distanza tra il capitale psicologico dei lavoratori (64,7) e il loro effettivo benessere (41,7). Emerge così il fenomeno della cronopatia: anche il tempo libero perde la sua funzione rigenerativa e diventa un’ulteriore occasione di performance. Una sfida che richiede alle aziende di ripensare l’organizzazione del lavoro, mettendo al centro non soltanto il tempo, ma soprattutto l’energia e il benessere delle persone.

Verso un nuovo patto per il lavoro

I due giorni milanesi del Wellbeing Happiness Forum tracciano una rotta chiara per il futuro. In un panorama produttivo frammentato e scosso da rapide transizioni tecnologiche e generazionali, la competitività delle imprese non si giocherà più sulla capacità di spremere ogni singolo minuto, ma sulla volontà di mettere davvero la persona al centro. Riconoscere il valore della salute mentale, della sicurezza psicologica e dell’inclusione non è più una concessione, ma la condizione imprescindibile per restituire dignità al lavoro e attrarre i talenti di domani.

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