HomeCulturaDaylight, Jazz alla luce del giorno

Daylight, Jazz alla luce del giorno

Ci sono voluti due anni a Gaetano Partipilo per realizzare il suo nuovo cd, “Daylight”, uscito il 26 febbraio scorso per ‘Tuk Music’, la nuova etichetta discografica di Paolo Fresu. Sono 11 brani che si distinguono per freschezza e voglia di innovazione, segnando un cambiamento di rotta rispetto alle precedenti esperienze del sassofonista di Cassano delle Murge e aprendo un ventaglio di nuovo proposte.

Contemporary FiveLa formazione intellettuale di Gaetano Partipilo appartiene a quella creativa e prolifica associazione culturale ‘Il fez’ degli anni ’90, autentica fucina di artisti di cui citiamo Nicola Conte come il più rappresentativo. Gaetano entrò subito a far parte di quella cerchia di musicisti baresi che hanno voluto gettare nella nostra città le basi per una tradizione jazzistica che ora ha raggiunto traguardi di assoluto rispetto. Dopo la ricerca sonora con la “Urban Society” nel 2013 Partipilo ha rivolto la sua attenzione alla musica degli anni ’60, incidendo “Besides”. Ora invece ha voluto compiere una sterzata sulla musica rock britannica, in particolare il brit pop e i Radiohead: in tal modo si è come “risvegliato alla luce di un nuovo giorno” (“Daylight”), alla ricerca di un sound più contemporaneo. Dopo due anni di lavoro il cd è stato registrato in un solo giorno, e per farlo più suo ha realizzato anche la foto di copertina.

L’associazione “Nel gioco del Jazz”, sempre attenta alle realtà locali e alle nuove produzioni discografiche, ha voluto curare la “vernice” di questo disco con un concerto al Teatro Forma, nella rassegna “Domestic Flights”, una specie di passerella di artisti italiani (soprattutto locali) che mette in vetrina sia nuove proposte sia consolidate esperienze, come ama sottolineare il direttore artistico Roberto Ottaviano. In particolare la band “Contemporary Five”, fondata da Gaetano nel 2014 in omaggio all’omonimo gruppo di Archie Shepp, è formata da giovani talenti: Alessandro Lanzoni, pianista di soli 24 anni, vincitore del premio ‘Martial Solal’ nel 2010 e miglior talento del 2013 per “Musica Jazz”; Francesco Diodati, chitarrista che ha vinto per due anni consecutivi il “JazzIt Award”; il salentino Dario Congedo alla batteria; Luca Alemanno al contrabbasso, unico italiano ammesso al “Thelonius Monk Institute di Los Angeles, dove attualmente si trova per studio. Al suo posto ha suonato l’ottimo Matteo Bortone. E’ doveroso citarli tutti perché fra qualche tempo saranno la crema del jazz italiano.

Ottaviano e PartipiloIl concerto è stato al livello delle aspettative: musica tosta di pregevole fattura, a cominciare dalla iniziale “Light Pressure”, dove si passa dalla liquidità del piano alle aperture del sax su nuovi panorami da esplorare: è il pezzo del risveglio e della energia del nuovo giorno. Con “Israel Addiction”, dedicata alla difficile situazione israeliana, la struttura si fa più ritmica e ipnotica. L’emozione cresce con “Choices”, che Gaetano dedica alla moglie. E’ in questo pezzo che sale in cattedra Diodati: la sua chitarra è il giusto punto di unione, o di fusione, fra jazz, rock e musica contemporanea; interagisce col sax, è vero, ma il meglio arriva quando a quel sax si alterna. Sono momenti di pura narrazione sonora senza retorica. Il jazz è musica in bianco e nero che ogni tanto ha bisogno di cromatismi dalle pennellate vivaci. Diodati abitualmente suona una Fender Jag-Stang, come quella di Kurt Cobain, ma a Bari si è presentato con una Gibson, dalle sonorità sempre spettacolari e sontuose. “Downtown Again”, la corale “I Will” dei Radiohead, riproposta con un po’ di sound newyorkese, scivolano verso la sognante e distesa “Versus Doom” con l’assolo strepitoso di Diodati.

Il bis? Sicuro! Ed è una chicca da incorniciare: sale sul palco Roberto Ottaviano col sax soprano e si produce in un duetto improvvisato con Partipilo, punto perfetto di incontro di due sassofonisti che distillano musica della più genuina!

Da sottolineare è la scarsa partecipazione di pubblico: gli assenti hanno perso senz’altro una grande opportunità, ed è un vero peccato perché simili concerti, simili musicisti meritano ben altro seguito!

Foto di Nicola Liturri

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