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Questa mattina, 5 dicembre 2025, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha riunito a Roma i rappresentanti istituzionali e i portavoce delle realtà coinvolte nella crisi dell’ex Ilva per cercare una via d’uscita alla vertenza che tiene in ansia migliaia di lavoratori e intere comunità, in particolare a Taranto e Genova-Cornigliano. All’incontro hanno partecipato rappresentanti delle Regioni interessate, sindaci (tra cui il sindaco di Taranto Piero Bitetti e la sindaca di Genova Silvia Salis) e delegazioni sindacali.
Niente piano di chiusura e possibile intervento pubblico
Urso ha ribadito che “non c’è alcun piano di chiusura” per gli stabilimenti e che il governo intende lavorare per ripristinare la capacità produttiva. Il titolare del dicastero ha inoltre annunciato che l’esecutivo sta valutando, «ove richiesto e necessario», anche l’intervento di un soggetto pubblico per garantire la continuità degli impianti.
Le posizioni regionali e locali: Emiliano, Bitetti, Salis
Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, presente al tavolo, ha riferito che il governo avrebbe ritirato il cosiddetto “piano di chiusura” per lo stabilimento di Taranto e che è stata data «assicurazione» sul fatto che lo stabilimento continuerà a rifornire Genova con coils, evitando così l’interruzione di filiere strategiche. Emiliano ha chiesto che, in assenza di compratori privati, lo Stato sia pronto a intervenire nella gestione.
Presente a Roma anche il sindaco del capoluogo jonico Piero Bitetti che ha ribadito la necessità di garanzie concrete per l’occupazione e per la continuità produttiva; secondo fonti locali ha inoltre invocato una trattativa che coinvolga direttamente Palazzo Chigi se non si dovessero ottenere risposte certe.
A Genova la sindaca Silvia Salis ha denunciato l’assenza di idee chiare sul futuro dell’acciaio e ha già più volte chiesto garanzie per la zincatura e per la produzione locale, portando la questione al confronto romano. In precedenti interventi ha sollecitato misure che evitino una vera e propria “eutanasia” industriale per Cornigliano.
I sindacati: blocchi sospesi ma mobilitazione aperta per l’ex Ilva
Le organizzazioni sindacali metalmeccaniche (Fim, Fiom, Uilm e Usb) hanno dichiarato di aver sospeso temporaneamente i blocchi e gli scioperi che avevano interessato negli ultimi giorni le aree interessate — pur avvertendo che la mobilitazione non è terminata e che nuove azioni potranno riprendere se non arriveranno garanzie concrete. I sindacati hanno denunciato fino all’ultimo «il silenzio del governo» sulle richieste di ritiro del piano che, secondo i lavoratori, prevedeva massicce misure di cassa integrazione e ridimensionamenti.
Fonti sindacali e agenzie locali riportano inoltre che, malgrado la sospensione dei blocchi (liberate alcune statali), resta attivo un presidio e un consiglio di fabbrica permanente a Taranto per decidere i prossimi passi della mobilitazione.
Divisioni e polemiche nella galassia sindacale e politica
La gestione degli ingressi al tavolo di Roma e la modalità degli incontri ha suscitato polemiche: a Taranto alcuni hanno lamentato la mancanza di una convocazione unica e unitaria per tutte le parti interessate; il sindaco Bitetti ha chiesto un confronto senza esclusioni. In Liguria, invece, tensioni politiche e frazioni sindacali hanno portato a scambi duri (anche accuse incrociate tra sigle e dirigenti sindacali), con la Uilm che ha attaccato dichiarazioni attribuite a leader nazionali e la Cgil regionale che ha invitato alla calma per evitare di frammentare ulteriormente la protesta.
Ex Ilva, i prossimi passi
Dalla riunione odierna emergono alcuni punti concreti ma non ancora risolutivi: il ritiro del piano di chiusura per Taranto viene rivendicato dalle autorità regionali come primo risultato negoziale; resta però da definire in dettaglio quale sarà la strategia industriale e le garanzie occupazionali a medio termine. Intanto il governo valuta il coinvolgimento di un soggetto pubblico là dove il mercato non trovi soluzioni, per garantire la continuità produttiva e le forniture necessarie agli impianti. E dunque i sindacati hanno accettato una sospensione temporanea delle azioni di blocco, ma hanno chiarito che la mobilitazione resta sul tavolo e che il movimento riprenderà se non si tradurranno in impegni concreti le rassicurazioni ricevute.
Le parti hanno concordato di proseguire il confronto nei prossimi giorni: i sindaci e le Regioni chiederanno impegni scritti e piani industriali verificabili, mentre i rappresentanti dei lavoratori chiedono tutele occupazionali e piani di investimento certi. In mancanza di passi concreti, i sindacati hanno già avvertito che torneranno alle mobilitazioni.
Ex Ilva: la partita resta aperta
La crisi dell’ex Ilva non è solo una questione aziendale: incrocia filiere, forniture nazionale e internazionale, la transizione energetica (decarbonizzazione) e gli equilibri sociali di intere aree urbane. L’esito del confronto fra governo, Regioni, sindaci e organizzazioni sindacali deciderà nei prossimi giorni non solo il futuro degli stabilimenti di Genova e Taranto, ma anche l’assetto della produzione siderurgica italiana.











